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Il Tesoro valuta possibili dismissioni

Se ne era parlato in più occasioni anche qui su economyonline ma a quanto pare ora anche il ministero del Tesoro stà prendendo seriamente in considerazione l’ipotesi di valorizzare i beni pubblici con un piano di dismissioni per ridurre il debito del nostro paese. Un piano che possa ottimizzare l’enorme patrimonio (fatto di immobili, società non strategiche, asset finanziari e brevetti) che, attualmente, frutta poco o niente allo Stato gravando sul debito pubblico. Sull’argomento, effettivamente, si potrebbe dibattere a lungo perchè esistono diversi proprietà immobiliari semi abbandonate che potrebbero fruttare molto alle casse dello stato e, attraverso un intelligente piano di recupero di privati creare del valore aggiunto per la comunità.

Ma al vaglio di tremonti non ci sono solo dismissioni ma anche valorizzazioni di beni di proprietà dello stato che attualmente non vengono utilizzati o non sfruttati appieno.

Cessioni di immobili

Al seminario di economia organizzato dal ministro dell’economia in persona è intervenuto anche il professore della Luiss Reviglio che ha snocciolato qualche numero interessante. Secondo Reviglio, infatti, il patrimonio dello Stato vale circa 1800 miliardi di cui ben 700 che potrebbero essere valorizzati nel breve periodo.

Il patrimonio immobiliare vale da solo circa 500 miliardi di euro di cui si stima che si potrebbe vendere nel breve periodo circa il 10% ottenendo, così, circa 40-50 miliardi che si andrebbero ad aggiungere ai 30 miliardi dalle cessioni di immobili pubblici.

Valorizzazione di asset Pubblici

Ma la valorizzazione degli asset pubblici che il tesoro stà valutando passa anche per le immobilizzazioni immateriali che potrebbero essere maggiormente sfruttate ottimizzandone il loro utilizzo per integrare il rendimento del patrimonio pubblico e portarlo ad un rendimento annuo del 5,7% mentre, attualmente, siamo ad un misero livello dello 0,9%.

L’obiettivo è quello di raggiungere questo livello una volta che tutte le misure saranno entrate in vigore, quindi circa dal 2020, ma con un incremento annuo costante già a partire dal prossimo anno se le prime dismissioni avranno luogo nel breve periodo.

Un passo importante per il risanamento di un debito pubblico che per troppo tempo è stato lasciato fuori controllo ma che in tempo di crisi non ci possiamo più permettere di sopportare. Tuttavia si prospetta una lunga e complessa fase di valutazione, viste anche le grandi divisioni interne alla maggioranza con un Tremonti in conflitto con il resto del governo che sembra aver perso quella libertà di movimento che ha contraddistinto il suo mandato fino ad ora.

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