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La Chiesa e l’ICI: quanti soldi perdiamo?

In questo ultimo mese si è scatenata la polemica tra coloro che vogliono far pagare l’ICI sugli immobili della chiesa destinati ad usi commerciali e chi, invece, continua a sostenere il contrario. La polemica si è infuocata dopo che il governo Monti ha reintrodotto l’imposta sulla prima casa aggravando la già difficile situazione di molte famiglie italiane. Dal canto suo la chiesa, nonostante le recenti aperture del Cardinal Bagnasco, non è particolarmente entusiasta dell’idea di dover pagare la nuova IMU (imposta municipalizzata unica) su tutti gli immobili sostenendo che in gran parte di quelli di sua proprietà già vengono pagate regolarmente le tasse. Tuttavia in un momento in cui si richiedono particolari sacrifici ai cittadini sono in molti a non capire questa chiusura della chiesa che, al contrario, dovrebbe partecipare al salvataggio della nazione e agli sforzi di tutti noi.

Secondo una stima riportata sul quotidiano repubblica.it solo a Roma sarebbero 1500 gli immobili della chiesa, un valore presumibilmente sottostimato in quanto si immagina siano molti di più. Tuttavia a onore della cronoca la chiesa ci tiene a sottolineare che in molti edifici destinati ad uso commerciale già viene pagato regolarmente l’ici.

Ma qual è, allora, la verità? La Chiesa paga realmente l’ici oppure no?

Da un nostro studio appare quanto mai probabile che la verità stia nel mezzo. La chiesa, infatti, è tenuta a pagare l’ici (o imu, chiamiamola come vogliamo) solo sugli immobili ad uso commerciale, come scuole private, alberghi, ecc. Ovviamente tale obbligo non sussiste nel caso di centri di assistenza, luoghi di culto e tutti gli edifici destinati ad un uso sociale (ma questo vale per tutte le religioni).

Molti istituti religiosi in seguito alla polemica delle ultime settimane hanno reso pubblici i bollettini dei pagamenti dell’ici per dimostrare che la chiesa paga regolarmente l’imposta quando questa è dovuta. Tuttavia, come avviene solitamente, è ipotizzabile che non tutti siano in regola e ci sia una buona parte delle strutture che non ha regolarizzato il pagamento.

Questo aspetto è stato sottolineato anche dallo stesso Bagnasco che in un’intervista ha dichiarato che gli eventuali enti della chiesa che non hanno pagato l’ici se dovuta devono essere regolarmente sanzionati. Ovviamente tra il dire e il fare c’è una grandissima differenza ma è comunque una presa di coscienza.

Sul dovere della chiesa di pagare regolarmente le tasse sulle attività commerciali svolte nel nostro paese credo non ci siano dubbi per nessuno come non ci sono dubbio che debba essere esentata laddove fornisce un servizio sociale o di culto.

In effetti non ci sono documenti ufficiali che possano far chiarezza sul reale pagamento dell’Ici e, visti i soldi in ballo (parliamo di una stima di entrate per lo stato variabile dai 400 ai 700 milioni di euro all’anno), è chiaro che la posta in gioco sia altissima.

Per mettere a tacere la polemica e non scatenare inopportuni conflitti tra chi sostiene e chi è contro la chiesa potrebbe essere opportuno istituire un elenco delle attività commerciali e allegare i relativi pagamenti delle imposte magari pubblicando il tutto sul sito della chiesa stessa. Sarebbe un segno di grandissima trasparenza e porterebbe tanti cittadini a ritrovare la fiducia in questa istituzione. La stessa cosa che dovrebbero fare tutti i nostri parlamentari e tutti coloro abbiano un incarico pubblico di rilevanza nazionale. Perchè il paese, con gli sforzi che sono stati chiesti a tutti noi, ha quanto mai bisogno di equità e trasparenza.

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