Tassi fermi, la Bce conferma la propria politica

bceLa Banca Centrale Europea, nella riunione tenutasi oggi a Francoforte, ha confermato l’attuale livello dei tassi di interesse di riferimento, al minimo storico. Ma se la decisione di lasciare il costo del denaro invariato era nell’aria (ampiamente), il banco di prova era non monetario, bensì politico: comprendere come Mario Draghi sarebbe riuscito a governare un comitato che appare semper più diviso, e nel quale il principale oppositore, Jens Weidmann, sembra aver una voce in capitolo ben più ampia di quelle che sarebbero le valutazioni superficiali.

Da Weidmann – e non solo lui – negli ultimi giorni erano provenute nuove bordate al timone di Mario Draghi, accusato di eccessivo immobilismo, e “reo” di aver posto le basi ad un pur enorme distacco che separa il trend assunto dagli Stati Uniti (dove la ripresa economica è iniziata da tempo, e si sta facendo di proporzioni sempre più rilevanti) e l’Unione Europea e l’Eurozona (sempre più in crisi). Non solo: a Mario Draghi si para oggi un nuovo esempio lampante, quella Bank of Japan che con una mossa a sorpresa ha annunciato nuovi stimoli che sembrano aver prodotto i risultati sperati – almeno nel mercato azionario.

Mutui: aumento dello spread del 40%!

Dopo i diversi tagli applicati nei mesi scorsi dalla Banca centrale Europea ai tassi di interesse, molti preannunciavano trionfalmente una drastica diminuzione delle rate dei mutui bancari. Di fatto oggi un mutuo, sia esso a tasso fisso o a tasso variabile, costa meno di un anno fa ma le rate non sono scese proporzionalmente ai tagli effettuati dalla BCE.

Questo perchè le banche hanno aumentato lo spread, cioè il loro margine di guadagno, che applicano su ogni finanziamento che viene erogato.

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