Borsa: un’altro mercoledì nero

Un’altra giornata pessima per i listini europei con Piazza Affari che arriva a perdere ben il 2,84% arrivando a quota 14.400 punti. Male anche tutti gli altri indici europei e non tutti caratterizzati da un forte colore rosso. Questo ennesimo disastro arriva dopo che nella giornata si sono susseguite le notizie di un ridimensionamento dell’aumento di 200 miliardi di dollari che era stato approvato dal vertice europeo della scorsa settimana. Secondo indiscrezioni, riportate anche da autorevoli quotidiani esteri, sembra che la gran Bretagna non intenda partecipare (avrebbe votato contro) al finanziamento di 200 miliardi e l’FMI non avrebbe ancora accettato l’accordo.

A questo bisogna aggiungere il fatto che la cancelliera tedesca Angela Merkel si sia detta, ancora una volta, contraria a qualsiasi ulteriore finanziamento al fondo Salva Stati creando ulteriore scompiglio nei listini di mezzo mondo.

Milano, neanche a dirlo, è stata una delle piazze peggiori e anche lo spread ha continuato a salire sfondando quota 480 punti. E ieri tanto bene non è andata nemmeno  l’asta dei BTP a 5 anni: anche se sono stati piazzati tutti i 3 miliardi di titoli di stato previsti il rendimento è salito ai massimi dal 1997, ossia al 6,47%. Un rendimento che, ancora una volta, sosteniamo possa essere insopportabile per le nostre finanze, visto che continuare a rifinanziare il nostro debito a questi interessi non farà altro che portarci in una spirale pericolosissima.

Tornando a Piazza Affari, gli unici rialzi positivi degni di nota sono quelli relativi ai titoli di Banca popolare di Milano e di Banca popolare dell’Emilia Romagna che gudagnano rispettivamente il 4,21 e l’1,23%. Tra i peggiori dobbiamo segnalare, ancora una volta, Fondiaria Sai, che perde il 6% portandosi ai minimi del 2011 (negli ultimi 6 mesi il titolo ha perso il 73%), Fiat e Fiat Industrial, che perdono oltre il 5% e Generali che perde poco meno del 5%.

Sul fronte europeo male l’euro che perde l’1,5% arrivando su quotazioni prossime a 1,30 dollari, ossia il minimo da 11 mesi a questa parte. Tuttavia un euro debole potrebbe non essere poi così negativo in quanto darebbe una mano alle nostre aziende che importano all’estero (ovviamente in paesi extra UE).

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