Disoccupazione e nuove prospettive

lavoroNegli ultimi anni l’Italia e quasi tutti i Paesi dell’ Eurozona, stanno facendo i conti con una forte crisi economica che mette a dura prova la situazione economica delle aziende e delle famiglie con ripercussioni forti e negative sul mondo del lavoro.

I livelli di disoccupazione giovanile

In base alle indagini Istat, a fronte di un lieve calo della disoccupazione dello 0,3%, si registra un aumento considerevole della disoccupazione giovanile, con un picco che risulta essere il più elevato in assoluto, in relazione a tutte le indagini condotte nel corso degli anni.

Il tasso di disoccupazione di giovani compresi tra i 15 e i 24 anni è del 44% e presenta ancora un trend al rialzo per i prossimi periodi; questo è un dato allarmante e risulta essere davvero difficile che si ritornino ad avere dei valori pari a quelli antecedenti la crisi economica che colpisce l’Italia, già da alcuni anni.

I giovani in cerca di lavoro (sono esclusi dal’indagine i giovani inattivi, non in cerca di lavoro per motivi di studio o altre situazioni a livello personale) sono 710 mila e per tornare ai livelli pre crisi dovrebbero essere creati 2 milioni di posti di lavoro entro il 2020.

Il fenomeno del “Working Poor”

L’elevata disoccupazione, va a peggiorare anche la situazione economica di chi in effetti lavora, ma non riesce a ricevere un salario dignitoso in termini economici.

Un elevato tasso di disoccupazione rappresenta il primo segno di allarme di un’economia in crisi, nella quale le difficoltà sono visibili anche nelle aziende che hanno difficoltà nel coprire i costi di gestione. In tal modo vengono influenzati negativamente anche i salari percepiti dai dipendenti che tendono al ribasso, oltre ad essere utilizzate tipologie di contratto che garantiscono al lavoratore sempre meno diritti.

Ciò porta i lavoratori dipendenti, ma anche molti lavoratori autonomi a percepire una retribuzione da fame che non permette di vivere una vita dignitosa in termini economici, non riuscendo a coprire tutte le spese relative alla gestione della vita quotidiana, dal pagamento delle bollette, alla spesa per l’acquisto di cibo ed effetti personali.

Questo è un fenomeno che dilaga, non solo in Italia, ma in tutti i Paesi europei negli ultimi anni caratterizzati da una forte crisi economica ed è stato denominato come il fenomeno del “working poor”, termine inglese che racchiude proprio il significato della situazione (la traduzione letterale è “lavoratore povero”).

Il settore maggiormente colpito dal “working poor” è proprio quello dei giovani. Essi attraversano una fase di transizione subito dopo la fine del percorso scolastico, nella quale fanno pratica nel mondo del lavoro spesso con contratti precari e salari molto bassi. Molto spesso, però, il passaggio non è felice, nel senso che invece di passare ad un contratto che offre condizioni migliori e ad una retribuzione maggiore in modo da avere una situazione lavorativa più stabile, si passa all’inattività in quanto il salario percepito molto basso a fronte di numerose ore di lavoro, spinge i giovani a preferire la disoccupazione.

Le donne sono maggiormente soggette a questa situazione, in quanto per loro non è semplice conciliare la gestione degli impegni familiari con il lavoro, soprattutto le mamme devono rinunciare al lavoro, perché il loro basso salario non è sufficiente a coprire i costi dell’ asilo o della baby sitter.

La nuova emigrazione.

La crisi economica,che ha portato al verificarsi degli alti livelli di disoccupazione ha portato i giovani ad emigrare in altri Paesi.

La nuova emigrazione, si differenzia sostanzialmente da quella avvenuta nel dopoguerra che avveniva per lo più dalle regioni del Sud dell’Italia per andare a cercare fortuna soprattutto nel continente americano.

Oggi la maggior parte dei giovani emigrano verso i Paesi del nord Europa, soprattutto Germania ed Inghilterra. La maggior parte dei giovani emigranti sono diplomati o laureati in cerca di esperienze professionali appaganti e con la necessità di imparare le lingue.

L’Inghilterra è ad esempio, tra le mete più ambite in quanto presenta un fulcro economico a livello tecnologico e finanziario. La tipologia di giovani compresi tra i 26 e i 40 anni, che si sposta in questo Paese, sono operatori del mondo finanziario e bancario, oltre ad esperti di ristorazione e ricercatori scientifici e culturali.

Assunzioni in diversi settori

Per i giovani, comunque, sono in arrivo delle buone notizie. Le prospettive di lavoro iniziano a cambiare positivamente. Ci sono settori dove sono previste delle nuove assunzioni, anche se la crescita dei posti di lavoro è prevista solo in alcune regioni, più che in altre, come ad esempio in Trentino Alto Adige e in Lazio, dove si registra un aumento dell’offerta di lavoro giovanile intorno al 30%.

Sono previste assunzioni da parte delle aziende italiane nei settori stagionali, come l’agricoltura e il turismo, nel settore metalmeccanico e nella grande distribuzioni con la ricerca di commesse, addette alle vendite e cassiere, resiste anche il settore della segreteria, a sfatare la convinzione che il lavoro delle segretarie sia stato sostituito dall’utilizzo di software ad hoc ed inoltre sono richiestissimi tecnici ingegneri ed informatici, oltre alla domanda sempre crescente di tecnici del marketing, dovuta all’espansione sempre maggiore dell’attività svolta dai social network anche nella vita delle aziende, che quindi hanno la necessità di adeguarsi al mutato contesto socio- economico.

Sono invece in calo le offerte di lavoro in settori come quello della ristorazione, diminuendo i posti di lavoro per camerieri e cuochi, e nel settore finanziario, essendo sempre meno richiesti i tecnici finanziari e bancari.

Incentivi statali per il mondo del lavoro

In aiuto alle imprese italiane e ai lavoratori soprattutto, arriva la legge di Stabilità con nuovi incentivi alle imprese che assumono lavoratori.E’ stata modificata in sostanza la disciplina precedente Riforma Fornero (l.92/2012).

Per tutte le assunzioni di lavoratori a tempo indeterminato nell’arco di tempo che va dal 1 gennaio 2015 al 31 dicembre 2015, le imprese recepiscono uno sgravio contributivo (non sono inclusi i contributi e premi INAIL, ma solo quelli relativi ai pagamenti INPS) del 100% per un periodo di 36 mesi e per un importo comunque non superiore a 8060 Euro annuali. Questo incentivo può essere applicato a tutti i lavoratori che negli ultimi sei mesi non sono stati titolari di un stabile.

A fronte di ciò, è stato soppresso l’incentivo previsto dalla legge 407/1990, applicabile a tutti i disoccupati da almeno 24 mesi, il quale prevedeva uno sgravio contributivo per 36 mesi pari al 50% per tutte le imprese e pari al 100% per tutte le Imprese del Sud ed Artigiane.

Con le agevolazioni sulle assunzioni l’obiettivo statale è proprio quello di garantire a sempre più disoccupati, la titolarità di un contratto di lavoro stabile e che aiuti a combattere la situazione di povertà diffusa delle famiglie italiane.

 

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