Pensioni: ecco tutte le novità

Grandi novità in arrivo per quanto riguarda le pensioni degli italiani. Ad annunciarle ci ha pensato il governo in una conferenza stampa che ha visto la commozione del ministro Elsa Formero. Effettivamente agli italiani si chiedono sacrifici non indifferenti ma si nota la volontà di riodinare un settore, quello pensionistico, che presentava molte disequità e alcune carenze dal punto di vista strutturale. La novità più significativa è il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo, una differenza di una sola parola, che cela un cambiamento epocale nel calcolo pensionistico.

L’obiettivo del governo, stando a quanto detto da Monti e Fornero, è stato quello di rendere tutti uguali davanti alle pensioni con un sistema che dia maggiori garanzie di equità oltre che un sensibile risparmio per le casse dello stato.

Cerchiamo di capire nel dettaglio tuttele novità introdotte dalla riforma delle pensioni.

Pensione 67 anni per donne e uomini dal 2018

Ecco una delle novità più importanti della riforma. L'”aggancio” tra l’eta per il pensionamento tra donne e uomini viene anticipato al 2018 rispetto al 2026 deciso dal precedente governo. Per quanto riguarda le donne l’età per il pensionamento salirà da 60 a 62 anni dal 2012 per passare a 64 dal 2014, a 65 dal 2016 e a 67 dal 2018.

Si tratta di una novità estremamente importante che che darà a entrambi i sessi lo stesso trattamento in termini pensionistici già a partire dal 2018 ossia tra soli 6 anni.

Età per il pensionamento e penalizzazioni

Spariscono le pensioni di anzianità che verranno sostituite dalle pensioni anticipate. Dal 2012 gli uomini potranno andare in pensione con 42 anni (ed un mese) di contributi e 41 anni per le donne tranne che per i lavoratori che sono impiegati nei cosidetti lavori usuranti. Saranno previste penalizzazioni della misura del 2% in meno nel trattamento per ogni anno di anticipo rispetto all’età minima prevista dalla nuova legge (che prevede dal 2012 il nuovo scaglione: donne 62 anni – uomini 66 anni).

Questo incentiverà i lavoratori ad andare in pensione con il massimo dei contributi per non vedere decurtata in maniera significativa la propria pensione. Il calcolo su base contributiva permetterà di dare di più a chi versa di più garantendo una maggiore conformità di trattamento.

Pensioni per commercianti e artigiani

La nuova riforma prevede una maggiorazione dello 0’3% ogni anno dei contributi pagati da commercianti e artigiani così da arrivare ad un innalzamento dell’aliquota che dovrebbe passare nel 2018 dal 21% al 23%.

Questa misura introdotta dal governo ha l’obiettivo di avvicinare i contributi pagati dai commercianti e dagli artigiani a quelli pagati dai lavoratori dipendenti passando da una differenza di circa 13 punti percentuali ad una di 10-11 punti percentuali.

Flessibilità di uscita

Posto che, sia per gli uomini che per le donne saranno necessari almeno 20 anni di contributi per accedere alla paensione, vengono introdotte delle fascie cosidette “flessibili” che permetteranno ai lavoratori di scegliere quando andare in pensione.

Per le donne le fascie andranno dai 62 ai 70 anni, mentre per gli uomini dai 66 ai 70 anni. Chi lascerà il lavoro prima dell’età minima subirà delle penalizzazione nella misura del 2% per ogni anno di anticipo.

Conclusioni

La riforma impone dei sacrifici importanti per tutti i lavoratori che si avvicinavano all’età pensionabile. Tuttavia rappresenta, sicuramente, una ristrutturazione importante di un sistema che era diventato insostenibile. Lo stato non può più permettersi di pagare pensioni per troppi anni (non dimentichiamo che in passato ci sono stati casi di lavoratori andati in pensione a 40 anni, le cosidette baby pensioni) perchè altrimenti nulla sarebbe più garantito alle future generazioni.

Giusta o sbagliata che sia, questa riforma è assolutamente necessaria per garantire continuità nell’erogazione delle pensioni da parte dello stato e non solo per superare il difficile momento che stiamo attraversando ora.

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