Stipendi dei parlamentari: per ora niente tagli

Chi sperava che, finalmente, la classe politica avrebbe fatto la propria parte nel contribuire al salvataggio il paese dovrà ricredersi. I tagli, se mai ci saranno, sono stati rinviati. La commissione che doveva giudicare il rapporto tra gli stipendi dei nostri parlamentari e quelli degli altri paesi europei ha dichiarato che le differenze non sono così marcate come potrebbero sembrare da una prima analisi. La commissione guidata da Enrico Giovannini, presidente dell’Istat, dichiara che si i nostri deputati guadagnano di più in termini di stipendio, ma costano di meno per quanto riguarda le spese di segreteria.

Certo qualcuno potrebbe pensare che siamo di fronte all’ennesima manovra all’italiana in cui si chiedono solo sacrifici ai cittadini e i politici trovano tutti gli escamotage possibili per non partecipare. Purtroppo, al momento, pare proprio sia così perchè quella nota relativa alle spese di segreteria sembra più una presa in giro che un qualcosa di reale.


I nostri parlamentari, infatti, percepiscono circa 3690 euro al mese per le spese di segreteria, ossia per pagare i collaboratori, contro i 9 mila euro messi a disposizione ai parlamentari francesi e gli oltre 10 mila messi a disposizione di quelli tedeschi.

Quello che il rapporto omette di dire è che negli altri paesi i parlamentari sono costretti a giustificare tali spese con un vero e proprio contratto di lavoro mentre in Italia i parlamentari, spesso, finiscono con il pagare in nero i propri segretari (quando ne hanno uno) e intascare la differenza.

Insomma questa mancanza di volontà della classe politica di partecipare agli sforzi del paese per combattere la crisi appare sempre più ingiustificata e non fa altro che aumentare le tenzioni sociali, specialmente dopo l’ultimo aumento dei carburanti che ha portato il prezzo della benzina verde a sfiorare quota 1,80 euro al litro.

Un aspetto divenuto ormai inaccettabile perchè i soldi risparmiati con dei sostanziosi tagli alla politica potrebbero essere utilizzati per fini sociali come, ad esempio, risolvere il complesso problema relativo agli asili nido pubblici di cui ci occuperemo a breve.

Risparmi che potrebbero fruttare diverse decine di milioni di euro che, seppur non risolutivi per i conti dello stato, potrebbero essere il primo passo per una più equa distribuzione dei sacrifici in un paese, l’Italia, che sembra aver dimenticato quali siano i principi di democrazia e giustizia sociale.

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