Referendum costituzionale: su quali titoli investire se vince il No

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Il referendum costituzionale che si terrà il 4 dicembre prossimo è diventato oggetto di una campagna elettorale molto calda, anzi, a dire il vero è diventata una questione internazionale dati gli endorsement che sono arrivati da parte di grandi banche d’affari, di politici di paesi Ue ed extra Ue e di grandi giornali di fama internazionale. Gli ultimi sondaggi hanno dato in vantaggio la vittoria del No, anche se i Big del mondo e buona parte delle celebrities si sia schierata per il Sì. Ma dove converrebbe investire se dovesse effettivamente vincere il No?

Come ha affermato Banca d’Italia e confermato anche grandi economisti, di certo il prevalere dei No non farà che creare grandi turbolenze nei mercati, soprattutto per tre ragioni: in primo luogo perché i mercati perderebbero fiducia nei confronti dell’Italia di riuscire a fare le riforme strutturali che servono, in secondo luogo perché la vittoria del No potrebbe spianare la strada all’uscita dell’Italia dall’euro, e in terzo e ultimo luogo perché il prevalere dei No finirebbe col consegnare l’Italia in mano a forze populiste ed euroscettiche (a fronte invece di un governo Renzi che attualmente viene visto come l’unica forza capace di arginare derive di questo tipo).

In un’ottica di questo genere bisognerebbe evitare di investire in titoli di stato e anche nella valuta euro, e pure l’oro non viene considerato più un bene di rifugio poi così sicuro. Meglio dirottare le proprie attenzioni verso i grandi colossi dell’industria: gli analisti considerano per esempio Luxottica come un “buon partito” per investire i soldi, visto che le vendite del gruppo arrivano per l’80% da fuori Europa e visto anche che l’azienda in questione viene vista come una società di grande forza e qualità. Il respiro internazionale di Luxottica, insomma, potrebbe essere una vera garanzia.

Anche Eni potrebbe essere una buona scelta. Come Luxottica, pure Eni è fortemente integrata a livello internazionale. La stragrande maggioranza delle sue operazioni si concentrano in Medio Oriente e in Nord Africa, per cui scossoni in Italia potrebbero non toccarla più di tanto. E se a questo aggiungiamo che la quotazione del greggio – mercato in cui opera Eni – è data in rialzo, ecco allora che le conclusioni vengono da sé!

E che dire di Ferrari, il marchio italiano che è stato capace di vendere auto anche per 2 milioni di euro e che ha visto continuamente accrescere le proprie dimensioni? Nell’ultimo trimestre il colosso ha visto aumentare le spedizioni su scala internazionale, soprattutto in Asia. Ciò significa che gli investitori continueranno quasi sicuramente a credere in Ferrari indipendentemente dalla piega che prenderà l’Italia.

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