L’Italia in balia della disoccupazione

Uno dei problemi maggiori per la nostra economia è l’alto tasso di disoccupazione che stiamo registrando in questi ultimi mesi. Le aziende continuano a chiudere ad un ritmo incessante mentre quelle che rimangono aperte, salvo rare eccezioni, sono costrette a licenziare o a mettere in cassa integrazione pur di superare questo momento di crisi. Per comprendere meglio la gravità della situazione ho provato ad analizzare con un minimo di spirito critico i dati diffusi dall’Istat dal 2000 ad oggi. Il mio obiettivo non è quello di fare catastrofismi o facili allarmismi ma, al contrario, prendere atto di una realtà che, numeri alla mano, appare davvero inconfutabile.

disoccupazione italia

Per rendersi conto della situazione basti pensare che nel 2007 la disoccupazione toccò il minimo storico degli ultimi 13 anni fermandosi al 6,1% mentre per il 2012 l’Istat conferma una disoccupazione di poco superiore all’11%. Ma come è stato possibile tutto ciò?

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MPS era in crisi di liquidità già nel 2011

Torniamo ancora a parlare del Monte dei Paschi di Siena (lo avevavmo già fatto qui) e della triste vicenda che rischia di affondare la banca più antica del mondo. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, infatti, l’istituto di credito senese era già talmente indebitato nel 2011 da essere costretto, in gran segreto, a ricorrere ad un prestito della Banca d’Italia, di 2 miliardi di euro. Insomma MPS già 2 anni fa non era più in grado di garantire quella liquidità che si chiedeva al terzo gruppo bancario del paese. Una vicenda che assume sempre più toni oscuri gettando ombre sull’intero sistema bancario del paese.

Se da un lato i vertici della banca si difendono sostenendo che quel prestito non era stato reso noto per non “preoccupare i mercati” è altrettanto vero che, come ha sottolineato Fabrizio Bernardi analista di Fidentiis, “conoscere questa operazione avrebbe potuto dare un quadro più preciso circa la posizione di liquidità del gruppo“.

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2012, un anno da dimenticare

Visto che siamo giunti alla fine dell’anno possiamo tranquillamente tirare un primo bilancio degli avvenimenti che hanno caratterizzato gli ultimi 12 mesi e, ad essere onesti, questo 2012 non verrà ricordato di certo come un anno positivo per il nostro paese. Certo, qualche inguaribile ottimista potrebbe sempre dire che “poteva andare peggio”, che il rischio default sembra scongiurato e che, in fin dei conti, siamo ancora qua con il nostro amato euro. Tuttavia il 2012 sarà ricordato anche e, sopratutto, come l’anno in cui i consumi sono scesi talmente tanto da far fare alla nostra economia un salto indietro di almeno 20 anni. L’anno in cui la disoccupazione è salita sopra l’11% e in cui il valore delle case è sceso di un buon 10%.

2012 economia

Insomma, pur sforzandomi di voler trovare qualche appigglio (dal punto di vista economico) che mi permetta di essere ottimista per il 2013 proprio non riesco. Qui di seguito sono riassunti i fatti più interessanti dell’anno, quelli che hanno caratterizzato gli oltre 350 articoli che, non senza sforzo, sono stati pubblicati su questo sito.

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Francoforte e le sue ambizioni finanziarie

La splendida città tedesca di Francoforte ha, da diversi anni, l’ambizione di poter arrivare a rivaleggiare con Londra per lo scettro di capitale finanziaria del continente europeo. Ma se negli ultimi anni la sua crescita è stata dirompente nel 2012 le cose sono cominciate a cambiare. La maggior parte delle grandi banche internazionali stanno attuando, nelle proprie sedi di Francoforte, un importante piano di licenziamenti riducendo progressivamente il personale. Parliamo di colossi del settore come Credit Suisse, UBS o Citigroup e non della piccola banca locale. Ma per quale motivo i big della finanza stanno tagliando sul personale? Cosa sta accadendo a Francoforte?

Stando a quanto rivelato dal Wall Street Journal sembra che il business delle grandi banche d’affari internazionali presenti in Germania sia calato notevolmente negli ultimi 12 mesi. Questo massiccio piano di riduzione del personale non sarebbe altro che la necessità di ridurre i costi in funzione dei minori ricavi.

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Redditest: scopri se sei in regola con il fisco

L’evasione fiscale in Italia ha raggiunto livelli inaccettabili che gravano sull’intera comunità e sui conti del paese. Secondo una simulazione effettuata dalla Agenzia delle Entrate circa 4,3 milioni di dichiarazioni dei redditi sono risultate essere incoerenti e oltre 1 milione di famiglie, pur avendo un tenore di vita elevato, dichiara un reddito prossimo allo zero. Ovviamente tutto ciò, specialmente in un contesto di crisi economica che costringe tutti (chi più chi meno) ad effettuare dei sacrifici, è inaccettabile e, sopratutto, non più sostenibile. Perchè se ci sono dei furbi che non pagano dall’altra parte ci sono altri (vedi buste paga e pensionati) che pagano anche per loro.

A questo proposito l’Agenzia delle Entrate ha introdotto, ultimamente, delle novità che hanno fatto molto discutere e che promettono una lotta serrata all’evasione partendo proprio dal principio che si andrà a controllare principalmente i soggetti che risultano avere una situazione incoerente tra spese effettuate e redditi dichiarati.

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