Dove si spende di meno per fare la spesa?

La spesa è una delle voci più importanti del budget mensile delle famiglie italiane e, vista l’attuale crisi economica, anche una di quelle più pesanti da sostenere. Analizzando i dati diffusi dall’Osservatorio del Ministero dello Sviluppo Economico è possibile analizzare i prezzi dei generi alimentari al consumo nelle principali città italiane. Così si scopre che, girando il paese in lungo e in largo, i prezzi possono subire variazioni estremamente importanti con picchi anche superiori al 20%. Tanto per fare un esempio una famiglia milanese spende il 24% in più di una famiglia che fa la spesa a Bari. Tuttavia la differenza non è tra nord e sud, o almeno non solo. Napoli, ad esempio, è risultata essere decisamente più cara di Firenze.

I dati riportati nel grafico qui sopra rendono meglio l’idea sulle differenze sostanziali che si possono registrare nelle principali città italiane. Tra le 6 prese in nostra considerazione quella più cara risulta essere Milano, seguita da Roma e subito dopo da Venezia. Bari si è classificata come città meno cara, seguita da Firenze. Napoli, invece, si posiziona esattamente a metà strada con un risultato che risulta essere nella media nazionale.

Se, ad esempio, si volessero acquistare tutti i prodotti presenti all’interno del paniere a Milano si spenderebbero 254, 16 euro, a Roma 250,17, mentre a Bari solo 193,93 euro. I prezzi, che sono aggiornati a Settembre 2012, rappresentano il valore medio di quelli riscontrati nei vari punti vendita delle singole città.

Ma quali sono i prodotti inseriti nel paniere dal quale abbiamo estrapolato questi dati? Si tratta di prodotti alimentari di largo consumo come il riso, la pasta, la carne o gli affettati. Nel paniere sono inclusi anche burro, latte 8sia vaccino che quello in polvere per i neonati), yogurt e parmiggiano.

Prodotti che ognuno di noi compra abitualmente ogni settimana e che alla fine del mese incidono in maniera significativa sul proprio budget familiare.

Dove conviene fare la spesa e come ottimizzarne i costi?

Da questo studio possiamo ricavare qualche riflessione interessante che va al di la del solo dato statistico. La crisi e la conseguente necessità di risparmiare ci impone di modificare le nostre abitudini anche per quanto riguarda la spesa alimentare. Il che non significa, necessariamente, acquistare prodotti di minore qualità ma, al contrario, riscoprire la cosidetta “filiera corta”.

Acquistare frutta e verdura di produzione locale direttamente dal contadino o aderendo ad un gruppo di acquisto collettivo permette di avere prodotti molto più freschi di quelli reperibili presso la grande distribuzione e a prezzi molto più convenienti.  C’è perfino chi ha cominciato a coltivare gli ortaggi di maggior consumo sul balcone di casa dando vita ad un vero e proprio orto in miniatura.

Ma lo stesso discorso (seppur in maniera diversa) si può applicare a tanti altri prodotti di genere alimentare e, se applicato regolarmente, ci può far risparmiare soldi oltre a guadagnarne in salute.

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