Finalmente arriva il Decreto sviluppo

Sviluppo e crescita sono 2 parole che abbiamo sentito ripetere fino alla nausea in questi ultimi mesi ma di cui, nella realtà dei fatti, non si è vista nemmeno l’ombra. Ma, seppur con qualche settimana di ritardo è finalmente pronto il decreto che dovrebbe permettere al nostro paese di recuperare un po di competitività a livello internazionale con delle misure volte alla crescita che andranno ad integrare quelle del rigore adottate fino ad ora. Perchè, come abbiamo più volte ripetuto, senza crescita non si va da nessuna parte. Stando alle prime indiscrezioni riportate da ilsole24ore.com in queste ore il provvedimento che sarà al vaglio del consiglio dei ministri oggi è ampiamente ridimensionato rispetto alla bozza di partenza ma resta pur sempre un passo importante per ridare un minimo di slancio ad alcuni settori nevralgici della nostra economia.

I punti più salienti del decreto dovrebbero riguardare il settore dell’edilizia (con i bonus per le ristrutturazioni edili), gli incentivi alle imprese e il risparmio energetico. Si tratta di interventi che ci sarebbe piaciuto scoprire più incisivi ma, di questi tempi, è bene accontentarsi perchè comunque bisogna sempre fare i conti con i soldi che si hanno a disposizione (e sappiamo tutti che non ce ne sono molti).

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In Italia dilaga il fenomeno dei compro oro

In questo periodo di crisi molte famiglie faticano ad arrivare alla fine del mese. Spesso mancano i soldi per far fronte alle spese comuni di tutti i giorni e con le banche che non concedono più prestiti se non a chi i soldi già ce li ha la situazione diventa davvero molto difficile. E proprio in questo contesto hanno proliferato le agenzie dei cosidetti Compro oro, dei veri e propri negozi specializzati nell’acquisto di oggetti in oro. Si parla di un business approssimativo di circa 2 miliardi di euro l’anno con un flusso economico di circa 350 mila euro per ogni esercizio commerciale. Secondo un calcolo dell’Adoc, una delle più importanti associazioni dei consumatori, solo nel corso del 2011 è aumentato del 20% il numero di persone che si rivolgono a questi centri per vendere i propri effetti e ricavarne un po di liquidità da utilizzare per sopperire alla mancanza di reddito.

Questo fenomeno testimonia il momento di estrema difficoltà delle famiglie italiane costrette a rinunciare ai propri preziosi che spesso rappresentano dei ricordi preziosi che si dovrebbero tramandare di generazione in generazione ma che la crisi economica sta velocemente inghiottendo. Come se non bastasse bisogna anche aggiungere che le associazioni dei consumatori denunciano diverse irregolarità di questi Compro oro.

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Monti sotto pressione e lo spread torna a fare paura

Monti sembra aver perso quella sicurezza che ha caratterizzato i primi mesi del suo mandato. Ora la sua strada si complica (e non poco) visto che tutti i sacrifici chiesti agli italiani fino ad ora non sembrano essere serviti a molto visto che lo spread è tornato a lambire la pericolosa soglia psicologica dei 500 punti base. Tuttavia passi significativi sono stati fatti. Il rigore voluto da Monti ci ha permesso di tornare a ricoprire un ruolo a livello internazionale adeguato al peso della terza economia dell’eurozona. Tuttavia gli obiettivi del premier non sono stati centrati specialmente per quanto riguarda la tanto discussa manovra sul mercato del lavoro che, secondo lo stesso Monti, avrebbe dovuto far scendere lo spread sotto quota 300 punti. Ora che la Spagna è già dovuta ricorrere agli aiuti dell’Europa per salvare le sue banche l’attenzione internazionale è tutta sul nostro premier che continua a perdere consensi interni indebolendo la sua leadership e il peso sui partiti.

Secondo il Wall Street Journal l’economia italiana, viste le sue dimensioni, sarebbe troppo grande da salvare. I rendimenti dei nostri titoli di stato continuano ad aumentare e questa non è una bella notizia visto che dobbiamo rinnovare ancora la metà del debito in scadenza quest’anno. Che stia aumentando la tensione sul nostro premier emerge anche da un’altro fatto accaduto ieri.

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Italia sotto attacco, dopo tocca alla Francia

Anche ieri Piazza Affari ha vissuto un’altra giornata di passione arrivando a perdere anche il 2% (la giornata è stata chiusa a -0.70%, unica tra le principali paizze europee a chiudere rossa) e con lo spread che è tornato in prossimità dei 500 punti base. Insomma archiviato, si fa per dire, il problema Spagna ecco che ora tocca di nuovo all’Italia vivere momenti di passione sui mercati finanziari. Certo, anche la stessa Spagna non è che se la passi così bene visto che lo spread resta comunque altissimo (528 punti base) così come i rendimenti sui propri titoli di stato.Certo qualcuno potrà dire che ce lo siamo meritato (e in parte è vero) per via della recessione che sta colpendo il nostro paese con le aziende che continuano a chiudere e la disoccupazione che continua a crescere. Tuttavia è proprio questo accanimento “in sequenza” che lascia senza parole, si passa dal prendere di mira un paese alla volta mettendolo in ginocchio sul fronte finanziario fino a che non è costretto a chiedere aiuti all’Europa o all’FMI.

Così qualcuno già comincia a pensare a chi toccherà dopo l’Italia e visto che si prendono di mira paesi con un’economia sempre più grande appare evidente che l’obiettivo successivo sarà la Francia del neo presidente Hollande. Ma quello che mette più paura di questa Europa è proprio la sua fragilità il non saper essere unita e coesa nel difendere gli interessi prima di quelli individuali.

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Dove comprano casa tedeschi, inglesi e francesi?

Ipotizzando lo scenario peggiore di uscita dala crisi, ossia la fine dell’euro e il ritorno alla lira, si parla sempre di dove converrebbe comprare casa all’estero per tutelare i propri risparmi. Noi, invece, vogliamo andare contro corrente e ragionare su dove converrebbe comprare casa in Italia qualora si dovesse tornare alla vecchia valuta nazionale. Se questo scenario dovesse verificarsi (cosa che speriamo non avvenga) l’Italia potrebbe subire una forte svalutazione del mercato immobiliare facendo tornare l’interesse degli investitori stranieri da sempre attirati dal fascino delle bellezze del nostro paese. Conoscere quali siano le zone più ambite dagli stranieri potrebbe rappresentare un indubbio vantaggio per fare ottimi affari. Partendo dal report realizzato dagli analisti di immobiliare.it è possibile scoprire dove si concentra l’attenzione di inglesi, tedeschi e francesi per i nostri immobili.

Il tutto senza dimenticarsi dei Russi che da qualche anno a questa parte si stanno interessando in maniera molto forte al nostro mercato immobiliare (anche se tale interesse è scemato negli ultimi 7-8 mesi, ossia da quando la crisi europea ha preso la strada che tutti noi conosciamo). Insomma cerchiamo di capire dove si concetra l’interesse degli investitori stranieri così da investire al meglio nel nostro patrimonio immobiliare.

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Quanto rischia l’Italia?

Ieri è stata una giornata altalenante in borsa con le principali piazze europee che hanno chiuso leggermente in calo dopo un avvio spumeggiante in mattinata. Tutte tranne Piazza Affari che dopo un avvio positivo ha voltato pagina per chiudere profondamente rossa (il FTSE Mib ha perso quasi il 3%). Di fatto i principali media sono già partiti all’attacco sostenendo che il nostro paese sarà il prossimo a dover ricorrere agli aiuti finanziari. Di fatto, secondo i principali media, archiviato il caso Spagna il contagio toccherà all’Italia che sarà costretta a ricorrere agli aiuti finanziaridell’Europa o dell’FMI. Qualsiasi persona di buon senso si renderà conto che tutto ciò non corrisponde al vero e che nel ragionamento c’è più di qualcosa che non quadra.

Per prima cosa non si può archiviare il caso Spagna perchè non si è risolto un bel nulla ma, al limite, si è guadagnato un po di tempo. Le banche rappresentano solo uno dei problemi della Spagna, un paese con oltre il 50% di disoccupazione giovanile, con una bolla immobiliare che ha fatto scendere i rendimenti delle case di nuova costruzione di oltre il 20% nel corso degli ultimi 3 anni e ora, grazie ai 100 miliardi di aiuti finanziari, con un rapporto debito/pil pari al 100%.

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