Dove si spende di meno per fare la spesa?

La spesa è una delle voci più importanti del budget mensile delle famiglie italiane e, vista l’attuale crisi economica, anche una di quelle più pesanti da sostenere. Analizzando i dati diffusi dall’Osservatorio del Ministero dello Sviluppo Economico è possibile analizzare i prezzi dei generi alimentari al consumo nelle principali città italiane. Così si scopre che, girando il paese in lungo e in largo, i prezzi possono subire variazioni estremamente importanti con picchi anche superiori al 20%. Tanto per fare un esempio una famiglia milanese spende il 24% in più di una famiglia che fa la spesa a Bari. Tuttavia la differenza non è tra nord e sud, o almeno non solo. Napoli, ad esempio, è risultata essere decisamente più cara di Firenze.

I dati riportati nel grafico qui sopra rendono meglio l’idea sulle differenze sostanziali che si possono registrare nelle principali città italiane. Tra le 6 prese in nostra considerazione quella più cara risulta essere Milano, seguita da Roma e subito dopo da Venezia. Bari si è classificata come città meno cara, seguita da Firenze. Napoli, invece, si posiziona esattamente a metà strada con un risultato che risulta essere nella media nazionale.

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Le 10 migliori società al mondo dove lavorare

La classifica delle migliori multinazionali del mondo, realizzata da Great Place to Work, ci permette di analizzare alcuni dati interessanti ed estrapolare una lista delle migliori società del mondo in cui si potrebbe ambire a lavorare. Quello che più dispiace, ovviamente, è che in questa speciale classifica non compaia nemmeno un gruppo italiano (anche se era facile aspettarselo). D’altronde lo studio realizzato da Great Place to Work analizza le 251 multinazionali più importanti del mondo valutando, per ognuna, l’orgoglio per il lavoro da parte dei dipendenti, la fiducia nel management e, non per ultimo, i buoni rapporti con i colleghi. Tutto ciò permette di capire quali siano le aziende che offrono al lavoratore le migliori condizioni per svolgere al meglio la propria attività quotidiana.

Ovviamente non si parla solo di benessere economico, cioè di aziende dove gli stipendi sono più alti rispetto ad altrove, ma di benessere sociale, ossia di quelle aziende che “curano lo stare bene” del lavoratore attraverso una equa retribuzione, elasticità negli orari d’ufficio, l’organizzazione di attività extra lavorative, ecc.

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Crisi: crolla la domanda di mutui e prestiti

Con il dilagare della crisi crollano le richieste di finanziamenti da parte di famiglie e imprese. Se da un lato le banche sono meno propense a concedere l’accesso al credito pur di mantenere alta la propria liquidità dall’altro lato la paura e l’incertezza di un possibile deterioramento dell’attuale situazione economica del nostro paese spinge le famiglie a chiedere sempre meno prestiti e mutui. Per quanto riguarda i primi 10 mesi del 2012 le richieste di mutui sono “crollate” del 44% rispetto al 2011, mentre quelle di prestiti del 5%, sempre su base annua. Insomma sembra che ormai sia venuta meno la fiducia dei cittadini sul fatto che si possa uscire dalla crisi entro breve tempo.

Quello che prevale è, quindi, una gestione prudente del proprio budget (sia esso familiare o aziendale) per non farsi trovare impreparati qualora la situazione dovesse peggiorare. Di conseguenza si richiedono principalmente prestiti di piccola entità (basti pensare che ben il 70% delle domande di finanziamento si concentra su importi inferiori ai 5 mila euro) atti a soddisfare delle necessità immediate.

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Obama vince: altri 4 anni alla Casa Bianca

La notizia che tutto il mondo si aspettava sull’esito del voto negli Usa è arrivata confermando quanto ci si aspettava: gli elettori americani hanno confermato il presidente Barack Obama per un secondo mandato. Fin dall’inizio di questa campagna elettorale, i sondaggi hanno mostrato come i 2 rivali, Obama e Romney, fossero molto vicini. Per il presidente hanno pesato gli esiti incerti dell’economia americana e, sopratutto, l’alto tasso di disoccupazione. Tuttavia alla fine Obama ha sconfitto lo sfidante repubblicano nella maggior parte degli stati chiave, tra cui il più ambito, l’Ohio, aggiudicandosi le elezioni e altri 4 anni alla casa bianca.

Una vittoria che arriva dopo una campagna elettorale durissima costata ben 6 miliardi di dollari e che, sostanzialmente, ha lasciato tutto com’era, ossia Obama Presidente e un parlamento diviso con il Senato ai democratici e la Camera ai Repubblicani.

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La Minetti e il vitaliazio da 1300 euro

Sta facendo molto scalpore la notizie comunicata ieri a Cielo che Gol, il programma di Simona Ventura, in cui Nicole Minetti ha annunciato di voler rinunciare al vitalizio di 1300 euro che le spetterebbe a fine mandato. Tuttavia la Minetti ci ha tenuto a sottolineare che non lo prenderà non perchè vuole ergersi a paladina della giustizia ma, semplicemente, per il fatto che sussistono degli impedimenti oggettivi. Queste le parole della Minetti: “Io il vitalizio da 1.300 euro non lo prenderò. Non lo prenderò per due motivi che devono essere chiari: primo, per il decreto Monti, che è vero che tutti hanno detto che è un decreto legge e potrebbe non passare alle Camere, ma intanto c’è. Il secondo motivo è che il vitalizio si prende nel caso in cui tu maturi più di 30 mesi di legislatura, quindi avrei dovuto o finire la legislatura oppure, se mi fossi dimessa prima, versare i rimanenti contributi che in teoria avrei dovuo versare se avessi finito la legislatura. E il totale ammonta a una somma di circa 60mila euro“.

Cifra che a quanto pare la Minetti non è disposta a spendere, almeno stando a quanto dichiarato nel programma della Ventura. A questo punto vien quasi da sorridere perchè difficilmente la consigliera della regione Lombardia avrebbe rinunciato alla pensione anticipata se avesse maturato i requisiti. Insomma l’annuncio sa più di una bufala che di qualcosa davvero meritevole di attenzione.

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