Crisi: crolla la domanda di mutui e prestiti

Con il dilagare della crisi crollano le richieste di finanziamenti da parte di famiglie e imprese. Se da un lato le banche sono meno propense a concedere l’accesso al credito pur di mantenere alta la propria liquidità dall’altro lato la paura e l’incertezza di un possibile deterioramento dell’attuale situazione economica del nostro paese spinge le famiglie a chiedere sempre meno prestiti e mutui. Per quanto riguarda i primi 10 mesi del 2012 le richieste di mutui sono “crollate” del 44% rispetto al 2011, mentre quelle di prestiti del 5%, sempre su base annua. Insomma sembra che ormai sia venuta meno la fiducia dei cittadini sul fatto che si possa uscire dalla crisi entro breve tempo.

Quello che prevale è, quindi, una gestione prudente del proprio budget (sia esso familiare o aziendale) per non farsi trovare impreparati qualora la situazione dovesse peggiorare. Di conseguenza si richiedono principalmente prestiti di piccola entità (basti pensare che ben il 70% delle domande di finanziamento si concentra su importi inferiori ai 5 mila euro) atti a soddisfare delle necessità immediate.

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Obama vince: altri 4 anni alla Casa Bianca

La notizia che tutto il mondo si aspettava sull’esito del voto negli Usa è arrivata confermando quanto ci si aspettava: gli elettori americani hanno confermato il presidente Barack Obama per un secondo mandato. Fin dall’inizio di questa campagna elettorale, i sondaggi hanno mostrato come i 2 rivali, Obama e Romney, fossero molto vicini. Per il presidente hanno pesato gli esiti incerti dell’economia americana e, sopratutto, l’alto tasso di disoccupazione. Tuttavia alla fine Obama ha sconfitto lo sfidante repubblicano nella maggior parte degli stati chiave, tra cui il più ambito, l’Ohio, aggiudicandosi le elezioni e altri 4 anni alla casa bianca.

Una vittoria che arriva dopo una campagna elettorale durissima costata ben 6 miliardi di dollari e che, sostanzialmente, ha lasciato tutto com’era, ossia Obama Presidente e un parlamento diviso con il Senato ai democratici e la Camera ai Repubblicani.

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La Minetti e il vitaliazio da 1300 euro

Sta facendo molto scalpore la notizie comunicata ieri a Cielo che Gol, il programma di Simona Ventura, in cui Nicole Minetti ha annunciato di voler rinunciare al vitalizio di 1300 euro che le spetterebbe a fine mandato. Tuttavia la Minetti ci ha tenuto a sottolineare che non lo prenderà non perchè vuole ergersi a paladina della giustizia ma, semplicemente, per il fatto che sussistono degli impedimenti oggettivi. Queste le parole della Minetti: “Io il vitalizio da 1.300 euro non lo prenderò. Non lo prenderò per due motivi che devono essere chiari: primo, per il decreto Monti, che è vero che tutti hanno detto che è un decreto legge e potrebbe non passare alle Camere, ma intanto c’è. Il secondo motivo è che il vitalizio si prende nel caso in cui tu maturi più di 30 mesi di legislatura, quindi avrei dovuto o finire la legislatura oppure, se mi fossi dimessa prima, versare i rimanenti contributi che in teoria avrei dovuo versare se avessi finito la legislatura. E il totale ammonta a una somma di circa 60mila euro“.

Cifra che a quanto pare la Minetti non è disposta a spendere, almeno stando a quanto dichiarato nel programma della Ventura. A questo punto vien quasi da sorridere perchè difficilmente la consigliera della regione Lombardia avrebbe rinunciato alla pensione anticipata se avesse maturato i requisiti. Insomma l’annuncio sa più di una bufala che di qualcosa davvero meritevole di attenzione.

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Uragano Sandy: danni per 10 miliardi di dollari

L’uragano Sandy, la tempesta perfetta che si sta abbattendo in queste ore sulla costa americana e, in particolare, su New York, potrebbe diventare uno dei più costosi della storia degli Stati Uniti. Secondo le prime stime realizzate dalla società Eqecat, infatti, Sandy potrebbe costare al settore assicurativo una cifra variabile tra i 5 e i 10 miliardi di dollari. Insomma nulla in confronto al famoso uragano Irene che, lo scorso anno, procurò danni per “solo” 4,3 miliardi di dollari. La conferma arriva da Michael Kistler, di Risk Management Solutions Inc., che ha affermato che Sandy ha raggiunto dimensioni maggiori e, sopratutto, si muove molto più lentamente di Irene. Secondo Kistler è realistico pensare che Sandy possa provocare danni di gran lunga maggiori specialmente a New York City.

Proprio New York si conferma la città più colpita dalla tempesta tanto da aver costretto le autorità a tener chiusi anche Wall Street, cosa che non succedeva dal disastro dell’11 Settembre. Insomma si prevede un brutto momento per il settore assicurativo che dovrà far fronte ai danni subiti dai propri clienti.

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