Grecia: un paese allo sbando dopo il default

Dopo il default tecnico che, di fatto, ha colpito il paese si è smesso di parlare della Grecia. Tv, quotidiani e media sul web hanno messo da parte l’argomento in quanto il problema sarebbe stato “risolto”. Tuttavia la situazione in Grecia resta da massimo allarme. Il paese sta facendo una grandissima difficoltà ad andare avanti rispettando le durissime linee guida imposte dalla comunità internazionale come testimoniano gli ultimi dati relativi alla povertà nel paese che hanno messo in luce un dato gravissimo: oltre 400 mila bambini in Grecia soffrono la fame. Per molti, questa frase, potrà suonare strana… parliamo sempre della Grecia un paese che si trova esattamente accanto al nostro nonchè membro dell’Unione Europea. Eppure la situazione del paese, nonostante i 130 miliardi di euro avuti finora in prestito sembra non riuscire a rialzare la testa.

Scioperi di categoria che si susseguono ogni settimana, continui tagli alla spesa pubblica che stanno tagliando tutto quello che si può tagliare (e anche qualcosa in più) e il pericoloso ritorno di atti di disperazione come l’ultima bomba lanciata proprio la scorsa notte contre il Ministero dell’amministrazione nel cuore di Atene.

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Giovani sempre più disoccupati

La crisi continua a far sentire, prepotentemente, la propria forza specialmente sul mondo del lavoro e, in particolare, sui giovani. Secondo i dati dell’Istat, infatti, nel 2011 i giovani tra i 15 e i 34 anni che hanno un lavoro sono calati del 14,8% passando dagli oltre 7 milioni di occupati del 2008 a circa 6 milioni. Un dato molto pesante che conferma, ancora una volta, come siano proprio le classi più deboli a pagare le conseguenze più pesanti della crisi economica in atto. Tuttavia c’è anche da sottolineare che nello stesso periodo gli occupati in età matura, ossia tra i 55 e i 64 anni di età, sono aumentati del 15% passando dai 2 milioni e 466 mila del 2008 ai 2 milioni e 842 mila del 2011. Questo, in parte, è dovuto anche all’innalzamento graduale dell’età pensionabile che starebbe costringendo molti lavoratori a rimanere più a lungo in attività.

Insomma se da un lato i giovani faticano a trovare un lavoro dall’altro si impedisce ai lavoratori più maturi di andare in pensione rendendo, di fatto, impossibile il normale ricambio generazionale che potrebbe fare da volano per la nostra economia. Ma a lanciare ancor di più l’allarme ci pensa la Uil sottolineando che al momento sono a rischio altri 200 mila posti di lavoro.

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Regali: gli italiani riscoprono il fai da te

Chiamiamola “arte del riciclo” o “fai da te” ma gli italiani riscoprono l’ingegno pur di risparmiare sui regali. La crisi economica e la crescente riduzione del potere di acquisto ha costretto, le famiglie italiane, a tagliare su moltissime voci di spesa tra cui, appunto, i regali. Che si tratti di un compleanno, della Pasqua o di un evento importante come il matrimonio la tendenza dei consumatori è quella di trovare la soluzione per fare bella figura senza spendere troppo. Si va dal reciclo di regali ricevuti ma mai utilizzati alla realizzazione di prodotti fai da te passando, anche, per l’acquisto di prodotti artigianali nei mercati di quartiere. Insomma pur di risparmiare ci si ingegna e si dedica tempo alla ricerca di idee regalo interessanti ed economiche.

D’altronde con i continui rincari delle ultime settimane, che hanno fatto lievitare i prezzi dei carburanti e di tantissimi prodotti di prima necessità, era inevitabile che si finisse con il cercare soluzioni alternative. Non a caso gli ultimi dati sui consumi relativi alla Pasqua hanno dimostrato uno dei cali più forti dagli anni 90 con una percentuale di uova invendute che, secondo le stime, sarà altissima.

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L’Italia rischia di spendere 9 miliardi in derivati

Chi non si ricorda il caso dei 2,5 miliardi di euro che il Tesoro ha rimborsato alla Morgan Stanley poche settimane fa? A quanto pare ci sarebbe il rischio che il Ministero debba spendere altri 9 miliardi per chiudere le posizioni sui derivati con altre 5 banche visto che questi strumenti sono costati alle casse pubbliche ben 6 miliardi solo tra il 2006 e il 2011. Questo è quanto trapela dalle pagine di risk.com, giornale specialistico, che sembra aver scoperto che l’esposizione del nostro paese verso 5 banche, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Dexia, BNP Paribas e Deutsche Bank, ammonti a circa 9 miliardi di euro e che il tesoro ritenga opportuno chiudere anticipatamente le posizioni per evitare ulteriori perdite che, nel contesto attuale, il paese proprio non potrebbe permettersi.

Secondo il quotidiano online linkiesta.it, il portafoglio dei derivati dell’Italia ammonterebbe a circa 160 miliardi di euro, ossia all’equivalente del 10% dei titoli di Stato emessi e attualmente in circolazione. Di questi 160 miliardi di euro 100 sarebbero interest rate swap, 36 miliardi cross currency swap, 20 swaption e 3,5 miliardi degli swap ex ISPA.

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Risparmi delle famiglie e profitti delle imprese in calo

Ormai lo abbiamo capito, il contesto economico che stiamo attraversando è di forte recessione. Le pagine del nostro giornale online lo vanno ripetendo da mesi snocciolando, nostro malgrado, numeri che parlano da soli. E, purtroppo, è così anche stavolta visto che proprio ieri sono stati diramati gli ultimi dati sulla capacità di risparmio delle famiglie e quelli relativi ai profitti delle imprese che fanno registrare l’ennesimo record negativo. D’altronde la pressione fiscale in forte aumento, il rialzo dei prezzi dei carburanti e di tantissimi prodotti considerati di prima necessità ha contribuito ad abbattere i consumi delle famiglie riducendo, di conseguenza, i profitti delle imprese che, mai come ora, stanno rischiando di chiudere i battenti. Non a caso il primo trimestre dell’anno è stato caratterizzato da un forte aumento delle aziende che hanno dichiarato fallimento portando i libri in tribunale.

Una scelta obbligata, per molti imprenditori, per l’impossibilità di far fronte ai propri debiti contratti in questo ultimo periodo di crisi e per la mancanza di disponibilità, da parte delle banche, di erogare credito nonostante le inondazioni di liquidità concesse dalla BCE. Una situazione estremamente complessa che ha avviato una sorta di spirale che, sembrerebbe, non lasciare scampo all’economia del nostro paese.

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Borse: settimana drammatica alle spalle

Quella appena passata potrebbe essere definita come una settimana dramamtica per le borse caratterizzata dal riaccendersi delle tensioni sul debito dei paesi europei. Tornano sotto attacco la Spagna e l’Italia ma perfino la Francia ha avuto difficoltà nel piazzare i propri titoli di stato a tassi di interesse decenti. Un campanello d’allarme che potrebbe comportare il rischio di bruciare velocemente tutti i progressi appena raggiunti con l’incredibile risultato di far ripiombare l’eurozona nella stessa situazione dello scorso autunno. D’altronde i dati macroeconomici non sono dei migliori: la ripresa stenta ad arrivare e se da un lato le misure per contenere i deficit e la spesa pubblica stanno sortendo i propri effetti dall’altro le misure di austerity varate dai principali governi hanno contribuito a diminuire il potere di acquisto delle famiglie facendo scendere drammaticamente i consumi.

Non a caso a Marzo sono calate le vendite di auto nuove, in Italia del 27% e in Francia del 23. Cala la produzione industriale in Germania, paese virtuoso per eccellenza, e aumenta la disoccupazione in Spagna. Per il mese di Aprile si prevede un fortissimo calo dei consumi in occasione della Pasqua (le famiglie tagliano i budget per viaggi, pranzi e cene) così come calano sui valori minimi dal 1995 i risparmi degli italiani.

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