Uno dei problemi con il quale il governo deve fare i conti è quello relativo alla riforma del lavoro. Tutti ci ricordiamo il pianto del Ministro Fornero di qualche mese fa quando dovette annunciare la riforma delle pensioni, che diede inizio alla politica di austerity con cui il governo cerca di risanare un bilancio distrato. Ora, invece, è la volta della riforma del lavoro e si comincia a delineare quella che sarà, con molte probabilità, la riforma definitiva: il contratto unico. Questa soluzione, infatti, potrebbe mettere d’accordo tutti, governo e sindacati, e che potrebbe conciliare l’esigenza di tutelare i lavoratori con quella di rendere il mercato del lavoro più flessibile.

L’idea di fondo è quella di sostituire i contratti esistenti attualmente (che secondo una stima dell’Istat sono circa 48) con un unico contratto nazionale chiamato CUI (contratto unico di ingresso) il cui scopo sarà quello di ricucire il divario tra lavoratori italiani e quelli del resto d’Europa che, in media, hanno salari più alti dei nostri.



