S.&P. taglia il rating a 7 banche italiane

Dopo aver abbassato il rating al debito italiano da A+ ad A questa volta Standard and Poor’s ha deciso di tagliare il rating a 7 istituti di credito del nostro paese e ha cambiato l’outlook sul rating di 15 banche in tutto. Ovviamente la decisione è una conseguenza del cattivo giudizio sul debito italiano al quale le banche sono strettamente collegate. Il rialzo dello spread dei nostri titoli di stato, infatti, porterà diverse penalizzazioni anche per gli istituti di credito del nostro paese. Inoltre il taglio di rating renderà più difficile reperire liquidità sul mercato.

Insomma un periodo non buono per il nostro paese che ieri ha chiuso ancora una volta in negativo la giornata borsistica.

Le banche penalizzate

In particolare il giudizio negativo di S.&P. riguarda il rating del lungo periodo di Mediobanca, di Intesa Sanpaolo, di Findomestic, della Cassa di Risparmio di Bologna e di BNL.

Anche Unicredit non esce indenne da questa penalizzazione vedendo il proprio outlook diventare negativo (seppur senza avere modifiche nel rating) proprio a causa del cattivo giudizio dell’agenzia sul debito italiano.

Insomma un giudizio pesante sul nostro paese che potrebbe aggravarsi se, nei prossimi giorni, ci si dovessero mettere anche gli economisti di Moody’s, l’altra grande agenzia di rating, che lo ricordo stà analizzando la nostra economia per verificare un aggiustamento (al ribasso) del rating.

Intanto anche ieri si è conclusa una pessima giornata di borsa con piazza Affari che lascia sul campo l’1,65%, una delle peggiori tra le grandi piazze europee e seconda solo a Francoforte che chiude a -2,47%.

Le decisioni della FED

Tuttavia non manca nemmeno qualche buona notizia (almeno sulla carta), ossia la FED ha deciso proprio ieri di dare inizio all’operazione Twist: spostare dal breve al lungo termine i titoli in portafoglio per un valore prossimo ai 400 miliardi. In questo modo la fed cerca di incentivare il credito alle piccole e medie imprese e di conseguenza gli investimenti.

Insomma siamo di fronte ad una situazione economica globale quanto mai intrecciata e complessa ma nonostante ciò sembra che tutti diano l’impressione di non avere una politica economica globale di lungo periodo senza la quale, a mio avviso, sarà difficile riuscire ad uscire dalla crisi.

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