Licenziamenti facili: sindacati furiosi

Licenziare sarà più facile che in passato perchè le aziende potranno farlo qualora fossero in crisi. Anche se ancora bisogna delineare nei dettagli questo aspetto della manovra i sindacati sono già sul piede di guerra definendo un’istigazione alla rivolta (parole di Bonanni, leader della Cisl) questo provvedimento deciso dal governo.

In effetti parlare di lavoro flessibile in un paese come l’Italia dove i contratti di lavoro a tempo indeterminato per i giovani sono più unici che rari sembra essere davvero fuori luogo.

Eppure così sembra aver voluto l’Europa e il nostro governo contrastato dai forti dissapori interni non ha avuto la forza di trovare strumenti alternativi per rilanciare l’economia del nostro paese. Economia che, secondo i sindacati, sarebbe tutt’altro che rilanciata visto che i licenziamenti facili altro non porteranno che ulteriore precarietà.

In effetti è poco comprensibile come possa essere rilanciata l’economia con questo tipo di interventi e, anzi, analizzando più a fondo la lettera di intenti di Berlusconi alla UE si capisce come si parli di molti interventi di difficile attuazione (oltre che di dubbia utilità per l’economia del nostro paese).

Oltre alla possibilità di perdere il lavoro perchè l’aziende per la quale si lavora è in crisi, infatti, sono previsti altri interventi in materia di lavoro: si parla anche di favorire l’occupazione femminile e quella giovanile attraverso i contratti di apprendistato e di lavoro part time e, anche, di una stretta sui contratti di lavoro parasubordinati (i classici contratti a progetto o a termine).

Ma tornando ai licenziamenti facili, come sarà possibile non perdere il lavoro?

In pratica tra gli impegni presi dal governo viene scritto che verrà rivista la legislazione del lavoro anche con una nuova regolazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti a tempo indeterminato. In pratica, quindi, se l’azienda sarà in grado di dimostrare di avere delle difficoltà economiche potrà tranquillamente licenziare senza nessun problema.

Ma così non si rischia di finire come quelle grandi aziende americane che mentre dichiarano di licenziare 2-3 mila lavoratori difendendosi dietro ai conti in rosso poi erogano bonus multimilionari ai propri manager? Possibile che le colpe della cattiva gestione di un’azienda o del pessimo andamento del mercato devono sempre ricadere sui lavoratori?

Inoltre c’è da capire, perchè è poco chiaro, in che misura le aziende potranno licenziare e quali ammortizzatori sociali saranno utilizzati per permettere ai lavoratori licenziati di ricollocarsi nel mondo del lavoro.

Insomma da oggi non sarà più sufficiente svolgere con efficienza il proprio lavoro ma, al contrario, sarà indispensabile acquisire una professionalità quanto più trasfersale e una capacità di adattamento che porti a cambiambiare impiego qualora la propria azienda dovesse ricordarsi che può fare a meno di noi… e che gli conviene!

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