Vitalizi dei parlamentari: ora regole più severe

Finalmente qualcosa si muove anche per quella che è stata definita “la casta“, ossia per i parlamentari. A partire dal 1 Gennaio 2012 ci sarà il passaggio ad un sistema previdenziale contributivo che dovrebbe tagliare alcuni privilegi dei nostri deputati e senatori contribuendo al risanamento del bilancio pubblico. L’annuncio è arrivato in seguito all’incontro tra Fini, Schifani e il nuovo ministro del Welfare, Elsa Fornero che già nei giorni scorsi aveva ribadito la necessità di eliminare qualche privilegio alla casta dei politici.

 

In poche parole dal 1 Gennaio del prossimo anno per percepire il vitalizio, che sarà calcolato su base contributiva, saranno necessari il compimento di 60 anni, se si sono fatti più mandati, oppure 65 anni, se il mandato è stato uno solo.

Aggiustamento che  vale solo per chi cesserà il mandato dal prossimo anno, non toccando, quindi, chi questo diritto lo ha già acquisito. Anche se questo aspetto è stato pesantemente criticato da alcuni esponenti dell’IDV, si tratta comunque di un primo significativo passo verso l’abolizione di privilegi che hanno un impatto negativo sulle casse dello stato.

Ora il Goveverno Monti dovrebbe riuscire ad effettuare un altro piccolo sforzo riducendo il numero di parlamentari che, ad oggi, è prossimo alle mille unità. Una riduzione di circa il 40% sarebbe assolutamente possibile senza per questo rinunciare a nulla in termini di funzionalità delle rispettive camere. In questo caso il risparmio per lo stato sarebbe elevatissimo e consentirebbe di dare un segnale chiaro a tutti i cittadini.

Cittadini che sono chiamati a contribuire in maniera pesantissima al risanamento dei conti pubblici per via di un aumento dell’imposizione fiscale (si parla di toccare nuovamente l’iva e di reintrodurre una tassa sulla prima casa) e attraverso una riforma pesantissima delle pensioni. Insomma è bene continuare a intervenire anche sui privilegi dei politici così da rendere più comprensibili gli interventi sul resto della popolazione ed evitare disordini come quelli che si stanno proponendo in grecia.

Insomma  rendere meno vantagiosi i vitalizi dei parlamentari non è che il primo passo verso un più equo trattamento e una corretta redistribuzione della pressione fiscale nel nostro paese.

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