Crescita a rischio per le troppe tasse

Le troppe tasse mettono a rischio la crescita. A sostenerlo è il vice direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, che in un’audizione alla camera ha ribadito la sua preoccupazione in merito all’argomento. Secondo Rossi l’obiettivo del governo deve essere quello di riuscire ad abbassare la pressione fiscale sui contribuenti in regola, sulle imprese e sul lavoro, ossia sulle buste paga. D’altronde non ci vuole una scienza a capire che con questa pressione fiscale il paese non va da nessuna parte. Lo dimostrano perfino i dati fino ad ora diffusi secondo cui, nonostante l’aumento delle tasse, i soldi che entreranno nelle casse dello stato nel corso di questo 2012 saranno inferiori a quelli del 2011.

Il perchè è presto detto: aumentando la pressione fiscale in un contesto come quello attuale si è dato un notevole impulso ad una veloce riduzione dei consumi. E se si compra meno lo stato incassa meno (vedi iva, tanto per fare un esempio), le aziende chiudono (quindi non pagano più le tasse) e i lavoratori vengono licenziati (quindi non pagano più le tasse).

Insomma il rischio è quello di dare vita ad un circolo vizioso che oltre a non farci crescere ci porti a peggiorare la situazione. Secondo l’opinione del presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, le misure introdotte dal governo Monti, seppur giuste e dettate dall’urgenza del momento, stanno portando a degli “effetti perversi di un corto circuito tra inasprimenti fiscali e crescita economica“.

Insomma con tutte queste tasse pensare che il paese possa tornare a crescere e mettersi alle spalle definitivamente il rischio di finire come la Spagna è quasi impossibile. L’obiettivo dei governi dei prossimi anni, quindi, sarà quello di abbassare la pressione fiscale specialmente quella che grava sulle aziende e sui lavoratori in regola con il fisco.

Lo stesso vice direttore della Banca d’Italia ammette che “La maggior sfida per il futuro sta nel riavviare la crescita economica e mutare la composizione del bilancio pubblico al fine di favorirla: ridurre l’insieme delle spese, spostarsi da quelle meno produttive verso quelle che rafforzano il potenziale dell’economia, abbassare la pressione fiscale sui contribuenti in regola, sul lavoro, sulle imprese“.

E’ necessario, quindi, ridare slancio ai consumi per far tornare le aziende a vendere e, quindi, a investire e ad assumere riavviando quel processo virtuoso (più le aziende vendono più tendono ad assumere, minore è la disoccupazione maggiori sono i consumi, ecc.) che è l’unica via percorribile per tornare a crescere e rendere più robuste le fondamenta della nostra economia.

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  1. WFTrading Roma 3 Ottobre 2012

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