Piano per il Sud: il Governo promette la ripresa economica

I dati economici parlano di un Sud Italia ridotto davvero male: i numeri dimostrano che il Meridione qualora fosse uno Stato a sé finirebbe col risultar peggio della famigerata Grecia. E ciò sta sostanzialmente a significare due cose: la prima è che c’è un pezzo di Italia enormemente indietro sotto tutti i punti di vista, e la seconda è che il Sud senza un Nord non avrebbe una benché minima opportunità di sopravvivere sul serio (quanto meno questo è stante le attuali condizioni).

L’allarme lanciato dal rapporto Svimez mette in difficoltà il Governo che si ritrova ora a dover riparare ad anni e anni di politiche controproducenti, di politiche che hanno privilegiato l’assistenzialismo, lo sperpero e la corruzione con la conseguente inefficacia di “presunte operazioni di investimento”. E se la situazione è tanto drammatica, cosa intenderà fare il Governo Renzi per porvi rimedio?

Nella direzione straordinaria del Pd appositamente istituita per discutere di Mezzogiorno, Matteo Renzi ha annunciato di voler marciare dritto sulle politiche a favore del Meridione e di volerlo fare con più tenacia rispetto a quella messa dagli esecutivi passati. Nell’illustrare il piano lo stesso presidente del Consiglio ha però invitato a “rottamare il piagnisteo” perchè, a suo dire, lamentarsi non porta a quei risultati concreti che servono all’opinione pubblica. Nel corso dell’assemblea – proprio per prender atto di come questa sia stata particolarmente importante per le decisioni politiche di domani – hanno presenziato anche Vincenzo De Luca (governatore della Regione Campania) e Rosario Crocetta (governatore della Sicilia); due guru, insomma, dell’attuale Sud Italia.

Piano per il Sud: il premier Renzi promette un masterplan

Tanto per cominciare il premier Renzi ha asserito di avere “consapevolezza del fatto che nessuno di noi oggi potrà trarre conclusioni perchè questa tappa deve costituire il primo appuntamento di una serie: io credo che si debba oggi iniziare una discussione e vi propongo un secondo momento di seminario durante la festa nazionale dell’Unità.” La proposta più nello specifico è che nei dieci giorni successivi, ovvero a cavallo tra il 15 e il 16 Settembre, “il PD esca con un masterplan per il Sud frutto di questa discussione lunga un mese”.

Renzi ha voluto mettere i puntini sulle i chiarendo di non voler far sua la logica secondo la quale “il Sud sia stato vittima dell’abbandono”. Come spiegato durante la convocazione della riunione Pd, “il rapporto Svimez ha stilato dati piuttosto negativi che prendono in riferimento un periodo compreso tra il 2000 e il 2013. Il rapporto segnala diversi problemi oggettivi e indiscutibili, che vanno affrontati nell’ambito di un’analisi storica ben più ampia. E’ un tema, questo, che ci affascina: stop però alla retorica del Sud abbandonato perchè è autoassolutoria per la classe dirigente che ha governato il Mezzogiorno”.

D’altra parte affermare che il Sud sia stato abbandonato vorrebbe dire non prendere atto dei miliardi e miliardi di euro che nel corso degli anni sono andati a totale favore del Mezzogiorno. Vorrebbe dire non guardare con occhio obiettivo a quei dati che parlano di un “Nord pagatore e di un Sud percettore”. Ma secondo il premier, parlare di “Sud abbandonato” equivarrebbe ad assolvere tutta la classe politica che legislatura dopo legislatura ha governato le varie regioni meridionali. Ci si rimboccherà le maniche, certo, ma la realtà è questa.

Dopo di che Renzi ha affermato che “punto uno: l’Italia è ripartita, ma il Mezzogiorno no. Il nord ha numero di crescita veri, reali e concreti tant’è che prendiamo atto di una inversione di tendenza attesa da troppo e che viene tuttavia negata da chi non ha a cuore il Paese. Anche al Sud si vedono i primi dati positivi, ma del tutto insufficienti. Dunque non è più il Sud ad avere bisogno dell’Italia ma è l’Italia stavolta ad avere bisogno del Sud.”

Piano per il Sud: si partirà con le grandi opere

Risulta ancora poco chiaro riuscire a capire in cosa consisterà il masterplan annunciato da Renzi, e questo è dovuto al fatto che ci troviamo praticamente in pieno periodo di vacanze estive. Eppure il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Graziano Delrio ha annunciato che l’intenzione primaria è quella di “rafforzare i collegamenti tra porti, strade e ferrovie avendo molta cura del ferro, soprattutto nelle tratte che fanno capo a pezzi di Calabria, Sicilia e Sardegna”.

Si interverrà in via prioritaria, dunque, con le grandi opere. E lo si farà non solo su terra ferma ma sbloccando anche quelle di mare: a questo proposito verrà dato il via libera “a 5 miliardi di investimenti nei porti. Dal 10 agosto ad esempio partiranno dieci coppie di treni alla settimana cariche di merci arrivate dal mare, dal porto di Gioia Tauro al grande interporto campano di Marcianise”.

Ma il piano per il Sud abbraccerà anche i fronti della scuola, degli aeroporti, delle autostrade, della cultura, dell’impresa, del dissesto e della ricerca. E a chi gli chiede conto dell’Agenzia per la coesione, Delrio chiarisce che in realtà lo strumento abbia funzionato a dovere: i dati dimostrano che grazie a questo strumento l’Italia sia riuscita a portare la certificazione dei fondi con l’Ue al 70%, ben tre punti al di sopra del target. Questo, secondo il ministro, “significa non perdere altri soldi”.

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