Pensione anticipata: arriva Rita, compagna di viaggio di APE

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Continuano a rincorrersi altre novità in tema di pensione anticipata. Dopo la discussione sull’Anticipo Pensionistico (APE), sembra che il governo stia progettando un nuovo strumento da portare all’attenzione dei sindacati e volto a metter mano sempre sul fronte pensioni. Quest’ultima trovata è stata partorita dal sottosegretario Tommaso Nannicini: la sua Rita significa nient’altro che Rendita Integrativa Temporanea Anticipata, e a quanto si dice dovrebbe viaggiare parallelamente con l’APE.

Con Rita, il governo intende permettere a chi sceglie l’Anticipo Pensionistico di chiedere un trasferimento del capitale cumulato nel fondo pensione complementare. In questo modo il lavoratore che si appresta ad uscire dal mondo del lavoro potrebbe chiedere un prestito APE inferiore rispetto al necessario, perché una parte parte dei soldi che ha bisogno di ricevere in anticipo proverrebbe dal tesoretto accumulato appunto nel fondo pensione (pertanto, in quest’ottica, le banche non si ritroverebbero a dover erogare il 100% del capitale).

Dal momento in cui avvalendosi di Rita, il capitale richiesto con APE è per forza di cose minore, minori diverrebbero anche le rate da restituire. O per lo meno diminuirebbe l’ammontare stesso di ciascuna rata (anche in tassi di interesse di riflesso andrebbero diminuendo).

Ancora è tutto un po’ da definire, o meglio, per quel che riguarda APE pare che lo strumento sia ormai stato definito piuttosto nel dettaglio. Il problema rimane semmai per Rita il cui funzionamento non è ancora molto chiaro, ma che probabilmente conosceremo per bene il prossimo autunno, quando cioè il governo introdurrà in Legge di Stabilità sia APE sia Rita proprio per risolvere una volta per tutte la questione della pensione anticipata.

Al di là dei tecnicismi vari, entrambe le soluzioni proposte dal governo non convincono appieno i sindacati: di APE non piace il fatto che il lavoratore si ritroverà a dover pagare dei tassi di interesse a una banca durante la restituzione del prestito, mentre di Rita non convince il fatto che il tesoretto accumulato in un fondo integrativo possa venire “snaturato” in questo modo (oltre al fatto che con questo sistema si creerebbe una disparità tra coloro che hanno una pensione integrativa e coloro che, non avendocela, si ritroverebbero a dover affrontare delle condizioni di restituzione del prestito molto più sfavorevoli).

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