Banche italiane ultime Europa: ma non è tutto come sembra

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Il sistema bancario italiano è piuttosto solido nonostante sia ultimo tra i paesi dell’area euro per l’indice Cet1. Ad affermarlo è l’Ufficio Studi dell’Associazione Artigiani e Piccole Imprese (Cgia) di Mestre, secondo il quale “nell’area euro l’Italia è ultima per quanto riguarda l’indice Cet1. Questo indicatore – fa sapere la Cgia – è il risultato del rapporto tra il capitale primario di base di classe 1 e le attività ponderate per il rischio, e rappresenta il grado di copertura dei rischi fatto proprio dalle banche”.

Alla fine dell’anno scorso, il Cet1 del sistema bancario italiano era dell’11.8%, cioè un valore di gran lunga più basso rispetto a quello su cui possono contare tuttoggi altri paesi dell’Eurozona, tra cui Francia (12.6%), Spagna (12.7%) e Germania (14.9%). In ogni caso, tenendo conto delle regole previste dal Basilea 3 che diverranno attuative solo nel 2019 prossimo, “il nostro sistema bancario vanta coefficienti patrimoniali molto elevati e in regola rispetto alle soglie minime previste che fissano il Cet1 a quota 7%”.

L’Italia perciò non se la passa benissimo per quel che riguarda il discorso banche, ma al tempo stesso non se la passa neanche troppo male. Certo è che per il nostro Paese può essere motivo di vanto il fatto di non avere mai fatto ricorso ai salvataggi di Stato per riportare a galla le banche fallite. Un’arma che invece, come fa notare la Cgia di Mestre, è stata ampiamente utilizzata da Germania, Irlanda e Spagna che hanno dato ai loro istituti di credito rispettivamente 64.2, 62.8 e 61.9 miliardi di euro.

Anche se si dovesse estendere l’analisi degli aiuti di Stato a quegli strumenti che hanno a che vedere con la copertura delle attività deteriorate, con le garanzie sulle passività e via dicendo, l’Italia rimarrebbe comunque di gran lunga più indietro rispetto ad altri Paesi, a dimostrazione del fatto che dalle casse dei governi italiani sono usciti molti meno soldi per le banche di quanto non ne siano usciti da parte di altri governi europei.

Gli aiuti di Stato che altrove ci sono stati e da noi no, possono tra l’altro aver influenzato proprio quell’indice di cui prima, per cui il miglior indice della Germania rispetto all’Italia, per esempio, andrebbe comunque guardato un po’ più a fondo di quello che è il numero in sé e per sé.

In ogni caso gli italiani stanno dimostrando di non farsi prendere dal panico rispetto a quanto dicono i media sulla questione banche, anzi, la Cgia di Mestre rileva come “ci sia invece una crescita dei depositi delle famiglie, che da giugno 2015 a giugno 2016 sono aumentati di 3.5 punti percentuali”.

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