Irpef, riforma degli scaglioni: ci sarà o non ci sarà?

In teoria il 2017 sarebbe dovuto essere l’anno in cui il governo Renzi avrebbe messo mano alla riforma dell’Irpef. Il governo presieduto Matteo Renzi è tuttavia caduto in seguito al risultato del referendum del 4 dicembre scorso, per cui la riforma delle aliquote Irpef si trova ad attraversare una fase sicuramente più complicata. Che ne sarà allora di questa agognata legge? Il neopresidente Paolo Gentiloni la farà propria proseguendo la roadmap tracciata dal suo predecessore, o preferirà metterla da parte?

Relativamente alla questione Irpef, il governo Renzi ha fatto in tempo a mettere in Legge di Bilancio 2017 il “solo” taglio dell’Irpef per le imprese agricole. La riforma degli scaglioni per i percettori di reddito è rimasta esclusa perché in teoria ci si sarebbe dovuto lavorare sopra nel 2017 in vista della manovra 2018, ma come sappiamo il governo è cambiato e le prospettive, per quanto Gentiloni si sforzi di parlare di “continuità col governo Renzi”, sono sicuramente un po’ cambiate.

Durante la conferenza stampa di fine anno, infatti, il premier Gentiloni ha parlato chiaro sulla questione: “Non sono in grado di fare un discorso serio sulla riduzione dell’Irpef. Certamente il governo precedente ha varato una politica di abbassamento delle tasse e questa misura sarebbe un giusto coronamento delle cose fatte, ma ora, dopo 15 giorni dall’insediamento, dobbiamo prima verificare le condizioni e non possiamo permetterci di dire cose impegnative che poi rischiamo di non poter mantenere”.

La prudenza di Gentiloni è dettata dal fatto che la riforma delle aliquote Irpef non è una riforma come tante altre, ma se vogliamo è “la riforma delle riforme” perché si rivolge alla totalità del popolo italiano e perché chiama in causa l’imposta che grava direttamente sul reddito della persona.

Il progetto di Renzi pare fosse quello di ridurre gli scaglioni Irpef da 5 a 3, introducendo un’imposta zero per i redditi inferiori a 8.000 euro. La riorganizzazione delle aliquote avrebbe favorito in quel caso il ceto medio, visto che si parlava di una sorta di “flat tax per il ceto medio”. Di questa proposta fu il viceministro dell’Economia Enrico Zanetti a farne un suo cavallo di battaglia, e considerando che ora Zanetti non è più parte della squadra di governo, le cose si complicano sicuramente un po’.

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