Di Maio attacca la gig economy, ma i Big rispondono: “Via dall’Italia”

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“Una generazione di lavoratori completamente abbandonati dallo Stato”. Così Luigi Di Maio ha definito i cosiddetti rider, ossia coloro che consegnano il cibo a domicilio. La sua intenzione è quella di rinnovare le leggi sul lavoro per dare protezione non solo a questa categoria ma anche ad altre.

Quale ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico del governo giallo-verde, nella giornata di lunedì ha avuto un incontro con i capi di alcune delle più grandi aziende di distribuzione del cibo già cotto nel nostro paese, come Foodora e Deliveroo. “Sono intenzionato a garantire un minino di protezione per questa categoria che rappresenta la gig economy” ha affermato Di Maio. “E’ una priorità del nuovo governo”.

Inasprire le leggi sul lavoro per abbattere l’elevato tasso di disoccupazione giovanile e combattere sia il precariato che la sottoccupazione: un intento sempre enunciato dai 5 stelle durante la campagna elettorale, che ha attirato il consenso di molti giovani elettori.

Un altro punto su cui Di Maio è stato da sempre critico è il Jobs Act, ossia quella riforma introdotta nel 2015 dal governo Renzi che rende si più facile assumere lavoratori a tempo indeterminato, ma altrettanto il licenziamento. Un posto di lavoro stabile e duraturo è uno dei cardini su cui si basa la crescita economica.

Di Maio e il Movimento vogliono proteggere in modo efficace gli addetti alle consegne, garantendogli un compenso minimo, un rimborso spese forfettario, iscrizione obbligatoria all’Inps e all’Inail da parte del datore di lavoro, ferie e riposo.

Naturalmente, questa proposta non è ben accetta dalle aziende di consegna. “Di Maio probabilmente vuole la fuga delle piattaforme digitali dall’Italia” ha dichiarato Gianluca Cocco, CEO di Foodora Italy. “Se penso allo spirito modernista che ha sempre contraddistinto il Movimento Cinque Stelle, non posso credere alla loro demonizzazione della tecnologia”.

I dirigenti di queste aziende affermano che è la maggior parte dei rider a non voler essere assunti a tempo pieno, in quanto considerano il proprio lavoro come secondario o part-time per chi ancora studia. Inoltre, con l’aumento di benefici e struttura salariale a pagare saranno ristoranti e bar, i quali solo adesso stanno iniziando a beneficiare della consegna a domicilio di pasti già pronti.

Di Maio non ama i ricatti provenienti dal settore, ma vuole un dialogo aperto con i dirigenti per negoziare piuttosto che introdurre unilateralmente una nuova legge. Il suo attacco alla gig economy è la prima importante azione assunta da quando è diventato ministro del nuovo governo. Fino ad ora, l’attenzione maggiore era rivolta a Salvini e alla questione immigrazione. Un altro obiettivo che Di Maio vuole al più presto perseguire è quello del reddito di cittadinanza, il quale dovrebbe garantire agli italiani più poveri fino a 780 euro mensili.

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