L’Italia è di fronte ad un bivio, con due direzioni entrambe pericolose

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La recessione economica ha messo il Governo italiano in una posizione complicata, resa ancora di più dalla recente procedura d’infrazione da parte della Commissione europea. Il dilemma per l’esecutivo gialloverde si ridurrebbe a due scelte poco attraenti:

  • Per stimolare la crescita economica, l’Italia dovrebbe dare vita ad una politica fiscale espansiva, anche se ciò causerebbe l’aumento del deficit di bilancio statale e di, conseguenza, il rapporto tra debito pubblico / PIL.
  • Affrontare le scarse finanze pubbliche tramite l’austerity, rischiando però di aggravare la recessione economica.

Cosa fare? La delle Commissione europea, che ha sollecitato il governo ad impegnarsi per ripristinare l’ordine delle finanze pubbliche, rimarrà sempre vigile e attenta a ciò che accadrà da oggi in poi, soprattutto perché le previsioni parlano di un deficit di bilancio destinato a salire oltre il 3% del PIL entro il 2020.

Naturalmente, il Governo non è totalmente d’accordo su quanto chiesto dalla Commissione europea, e lo fa basandosi su quanto accaduto negli ultimi dieci anni: l’austerity non ha portato nulla di positivo, ma solo effetti controproducenti. D’altronde, una politica fiscale espansiva (riduzioni delle entrate fiscali) causerebbe l’aumento del rapporto debito pubblico/PIL piuttosto. La ricetta di Salvini, esposta all’indomani della lettera di risposta della Commissione europea, è uno “shock finanziario” per far ripartire l’economia.

Inspirandosi a quanto fatto dall’amministrazione Trump nel 2017, il leader della Lega insiste sulla “Flat tax” al 15% come misura risolutiva, e lo fa nonostante la manovra costerebbe 30 miliardi di euro.

A rischiare sarebbe il mercato obbligazionario italiano. Lo spread aumenterebbe in quanto si diffonderebbe il messaggio che l’Italia non ha nessuna intenzione di ripristinare le proprie finanze pubbliche. Ancora prima dell’introduzione della Flat tax, il governo italiano sarebbe costretto a pagare quasi il 3% in più di interessi sulle obbligazioni. Poi, dopo l’introduzione, molto probabilmente la percentuale aumenterebbe. In un tale scenario, i costi sarebbero maggiori dei benefici di una politica fiscale espansiva.

Quindi, l’aumento dei tassi d’interesse non solo scoraggerebbe gli investimenti, ma eroderebbe ancora di più la base patrimoniale del sistema bancario e limiterebbe la sua capacità di prestito. Insomma, il Governo italiano si trova nella morsa dell’euro e, contemporaneamente, non ha una via d’uscita “facile” per uscire dalla trappola del debito pubblico elevato.

Austerity da una parte, e conseguente acutizzazione della recessione economica, o stimolo fiscale e relativo aumento del deficit di bilancio e debito pubblico: due finalità intricate da perseguire, che potrebbero avere gravi implicazioni per l’intera economia mondiale.

Intanto, Trump sembra voler continuare ad ignorare quanto sta accadendo in Italia, nello stesso modo in cui, nel 2008, la bancarotta della Lehman agitò i mercati finanziari globali. Potrebbe accadere la stessa cosa?

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