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Gruppo Visegrad: nuovo cuore economico dell’Europa?

Potrebbe l’economia europea cambiare dopo l’incontro di Angela Merkel con i capi di governo del Gruppo Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria)? Potrebbe il V4 rivaleggiare con gli altri blocchi dell’UE per la supremazia a Bruxelles? Molti ritengono questa prospettiva impossibile.

Recentemente, tre dei quattro membri del Visegrad hanno chiesto un risarcimento per apportare cambiamenti significativi alle loro economie nel prossimo bilancio UE, noto come quadro finanziario pluriennale (QFP).

Il V4 ha una visione interna diversa dell’Unione Europea: Slovacchia e Repubblica Ceca sono relativamente favorevoli, mentre Ungheria e Polonia sono molto più euroscettici. La Slovacchia è l’unico paese ad appartenere all’eurozona. Ma quanto economicamente potente potrebbe essere il V4? Uniti, rappresentano la quinta più grande economia europea e la 12a a livello mondiale. Inoltre, i dati economici attuali parlano chiaro: mentre i Paesi economicamente più forti stanno subendo un rallentamento preoccupante, le economie dell’Europa centrale sono quelle che crescono più rapidamente.

Dal 1992 al 2009, la crescita economica in Polonia è stata elevata ed ininterrotta con una media del 4,2% all’anno. Allo stato attuale, l’ex Paese sovietico è la settima più grande economia dell’UE. Una delle caratteristiche principali dell’economia polacca è il vasto mercato interno, il quale rappresenta il 61% del PIL. Ciò si traduce in una scarda dipendenza dall’economia tedesca, sebbene la Germania resti il suo partner commerciale principale.

In termini di investimenti infrastrutturali, la Polonia è stato il principale beneficiario dei fondi UE dal 2007 al 2013 e dal 2014 al 2019, con rispettivamente 102 miliardi e 106 miliardi di fondi ricevuti.

La Repubblica Ceca è, per così dire, l’economia più “deludente” del V4 con una crescita del solo 2,6% nel 2019 e del 2,4% nel 2020. Entrata nell’UE nel 2004, fa parte dell’area di libero scambio di Schengen ma non ha adottato l’euro, preferendo la propria valuta. La sua economia dipende molto dalla produzione di automobile e dalle esportazioni verso l’eurozona. Dopo essere uscita fuori dalla crisi economica nel 2013, vanta attualmente il tasso più basso di disoccupazione nell’UE (2,2%).

Nonostante sia l’economia in più rapida crescita, è seconda alla Polonia. Nel 2019, la crescita del PIL è prevista al 3,8%, mentre nel 2020 al 3,4%. Rispetto al 2018, la disoccupazione è prevista in calo dal 6,5% al 5,9%.

Purtroppo, le tensioni commerciali e il passaggio ai veicoli elettrici stanno causando non pochi problemi alla sua industria automobilistica, che rappresenta il 44% della produzione industriale e il 40% delle esportazioni. Nel 2017, le persone impiegate presso gli stabilimenti della Volkswagen slovacca erano 13.700, dato attualmente in calo.

Infine l’Ungheria, dove la crescita nel 2019 è prevista al 3,7%. Il tasso d’inflazione nel Paese è al 3,2%, mentre la disoccupazione dovrebbe stabilizzarsi intorno al 3,5%. Attualmente, la guerra commerciale potrebbe minare il suo commerciale globale di birra.

Insomma, nonostante i problemi globali stiano influenzando i Paesi del V4, continuano ugualmente a svolgere un ruolo fondamentale nell’economia dell’UE.

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