L’Italia vuole riaprire ma le aziende si chiedono dove siano i soldi

I problemi di Roma nel reperire denaro per le imprese si riflettono, in misura maggiore o minore, in altri Paesi soggetti a restrizioni causa coronavirus in tutto il mondo, dal Regno Unito agli Stati Uniti. L’Italia, la prima nazione occidentale a chiudere, è pronta per riaprire con cautela la sua economia dal 4 maggio.

Ma i dati sulla distribuzione degli aiuti finora sono preoccupanti sia per gli imprenditori che per i politici. Il governo afferma che le garanzie sul debito rese disponibili dallo stato possono sbloccare fino a 740 miliardi di euro in finanziamenti per le imprese, paralizzate ormai da più di un mese e mezzo.

Finora sono stati rilasciati solo 3,1 miliardi di euro di fondi; di questi, solo 115 milioni sono sotto forma di prestiti per un valore fino a 25.000 euro interamente garantiti dallo Stato, che non richiedono alle banche di eseguire analisi del credito sui mutuatari. La posta in gioco è più alta in l’Italia che in molti altri Paesi europei. L’economia già vacillava prima del COVID-19 e l’epidemia ha colpito duramente le zone industriali del Nord che generano un terzo della produzione italiana.

Se, per i 2,1 milioni di imprese, i prestiti arrivano troppo tardi, il governo probabilmente non riuscirà a prevenire una serie di fallimenti, nonostante la spesa per gli aiuti sia destinata a spingere il debito pubblico al 156% del PIL nel 2020. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha respinto le critiche sulle misure di liquidità, affermando che sono immediatamente efficaci e forniscono “una potenza di fuoco impressionante”.

L’implementazione di tali prestiti è iniziata la scorsa settimana, innescando un’ondata di lamentele sulla burocrazia e spingendo l’ABI a dire ai finanziatori di smettere di richiedere documenti non necessari e di non chiedere ai mutuatari di rimborsare i debiti esistenti con i nuovi prestiti.

Ciò rappresenta un grande cambiamento culturale per un’industria che ha trascorso la maggior parte dell’ultimo decennio a ripulire i bilanci dai prestiti non pagati.

Rubinetto di liquidità

I funzionari bancari affermano che semplicemente non possono far fronte al carico di lavoro dopo essere stati sommersi da richieste di moratoria sul debito, che secondo la Banca d’Italia ammontano finora a 1,3 milioni per oltre 140 miliardi di euro di prestiti.

Il fondo governativo che fornisce alcune garanzie sui prestiti ha consigliato alle banche di caricare le richieste in blocco durante la notte, quando il traffico online rallenta.

Le banche devono valutare l’affidabilità creditizia, poiché sostengono parte del rischio, eppure l’attuale crisi sanitaria rende difficile valutare la capacità dei mutuatari di rimborsare il proprio debito.

Oltre alla garanzia del 100% sui prestiti più piccoli, l’Italia offre una garanzia del 90% fino ad 800.000 euro, che può arrivare al 100% con i sistemi di coassicurazione. Insomma, garantisce tra il 70% e il 90% dei prestiti più grandi, a seconda delle dimensioni dell’azienda.

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