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Cessione quote Srl a titolo gratuito: procedure e costi

Trasferire la proprietà di una società senza ricevere un pagamento in cambio è un’operazione che si verifica con frequenza nei passaggi generazionali, nelle riorganizzazioni tra soci storici o quando si decide di far entrare un collaboratore fidato nella compagine sociale. Tuttavia, la cessione di quote Srl a titolo gratuito, dal punto di vista giuridico e fiscale, si configura quasi sempre come una donazione.

Questo implica passaggi burocratici specifici e una tassazione che varia drasticamente in base al legame tra chi cede e chi riceve. Analizziamo come muoversi correttamente, quali costi affrontare e come evitare passi falsi con l’Agenzia delle Entrate.

Cosa si intende per cessione di quote senza corrispettivo?

Quando parliamo di cessione a titolo gratuito, facciamo riferimento a un atto in cui il cedente trasferisce la titolarità della propria partecipazione a un altro soggetto, il beneficiario, senza ottenere alcuna controprestazione economica. A differenza della compravendita, dove il fulcro dell’accordo è il prezzo, qui l’elemento centrale è l’animus donandi, ovvero la precisa volontà di arricchire l’altra parte per spirito di liberalità, accettando un correlato impoverimento del proprio patrimonio.

Sebbene possa sembrare una distinzione puramente teorica, questa natura giuridica ha riflessi pratici immediati. Una cessione gratuita non può essere gestita con la stessa flessibilità di una vendita a prezzo simbolico (come il classico “1 euro”), operazione che tra l’altro espone a rischi di accertamento non indifferenti per simulazione. La gratuità trasforma l’atto in una donazione a tutti gli effetti, soggetta alle norme del Codice Civile che tutelano gli eredi legittimari. Se il donante, al momento della morte, dovesse aver leso le quote di eredità spettanti per legge ai propri familiari, la cessione della quota Srl potrebbe essere impugnata anche a distanza di anni.

Inoltre, è fondamentale distinguere tra la donazione diretta e quella indiretta. La prima avviene tramite un atto pubblico, la seconda si realizza quando l’arricchimento del beneficiario avviene attraverso percorsi alternativi (come la rinuncia al diritto di opzione o un aumento di capitale riservato).

Il ruolo del notaio: perché non basta la firma digitale?

Uno dei dubbi più frequenti tra i soci di Srl riguarda la possibilità di utilizzare la procedura semplificata introdotta nel 2008 (legge 133/2008), che permette di trasferire quote sociali tramite un commercialista o un intermediario abilitato utilizzando la firma digitale. Molti ritengono che, non essendoci un passaggio di denaro, l’operazione sia ancora più semplice.

Ma in realtà per la cessione a titolo gratuito il notaio è indispensabile. La legge parla chiaro, essendo l’operazione equiparata a una donazione, richiede l’atto pubblico a pena di nullità, come previsto dall’Art. 782 del Codice Civile. La firma digitale e il deposito telematico gestito dal commercialista sono strumenti validi esclusivamente per le cessioni a titolo oneroso (compravendite). Se si tentasse di registrare una donazione di quote senza l’atto notarile, il trasferimento sarebbe giuridicamente inesistente e non produrrebbe alcun effetto né verso la società né verso terzi.

Il notaio svolge qui una funzione di garanzia assoluta, deve accertarsi della piena consapevolezza del donante, della libertà della sua scelta e dell’assenza di costrizioni. Inoltre, la legge impone la presenza obbligatoria di due testimoni che non abbiano alcun interesse nell’atto e non siano parenti stretti delle parti coinvolte. La solennità dell’atto pubblico serve proprio a sottolineare la gravità dell’impoverimento del donante, che si priva di un bene produttivo di reddito senza alcuna contropartita. Solo dopo il rogito notarile, l’atto potrà essere comunicato al Registro delle Imprese per rendere pubblico il nuovo assetto dei soci. Ignorare questo passaggio significa invalidare l’intera operazione, esponendo il beneficiario al rischio che la quota torni forzatamente nel patrimonio del cedente o dei suoi eredi.

La procedura per trasferire le quote a titolo gratuito

Il percorso per completare il passaggio di una quota a titolo gratuito richiede una serie di verifiche preliminari che vanno oltre la semplice firma davanti al notaio. Non si tratta solo di redigere un documento, ma di armonizzare il trasferimento con la vita e le regole della società.

Il primo passo obbligatorio è la verifica minuziosa dello statuto della Srl. Molte società prevedono clausole che limitano la circolazione delle quote, come la prelazione o il gradimento. La clausola di prelazione impone al socio che vuole cedere la quota di offrirla preventivamente agli altri soci alle medime condizioni. Anche se la cessione è gratuita, il socio potrebbe trovarsi in difficoltà perché lo statuto potrebbe prevedere che, in caso di donazione, il valore della quota debba essere stimato da un esperto per permettere agli altri soci di acquistarla al valore di mercato.

I documenti necessari per l’atto notarile

Per evitare ritardi e intoppi burocratici, ecco i documenti che il cedente e il beneficiario devono preparare prima dell’incontro con il notaio:

  • Documenti d’identità e codici fiscali: validi per entrambe le parti e per i due testimoni obbligatori.
  • Visura Camerale aggiornata: per verificare l’attuale composizione societaria e i poteri di firma.
  • Statuto della Srl: fondamentale per controllare clausole di prelazione o gradimento.
  • Ultimo bilancio approvato: necessario per la valutazione del patrimonio netto e il calcolo della base imponibile.
  • Situazione patrimoniale aggiornata: utile se il bilancio d’esercizio è più vecchio di qualche mese, per riflettere il valore reale attuale.
  • Patto di famiglia (opzionale): se la donazione rientra in una più ampia pianificazione del passaggio generazionale.

Una volta accertato che non ci sono ostacoli statutari, si procede con l’istruttoria notarile. Dopo la firma dell’atto pubblico con i testimoni, il notaio provvede alla registrazione dell’atto presso l’Agenzia delle Entrate e al successivo deposito telematico al Registro delle Imprese entro 30 giorni. Solo dopo questo ultimo step, l’amministratore della Srl potrà aggiornare il libro soci e il beneficiario potrà considerarsi a tutti gli effetti parte integrante della compagine sociale.

Quanto costa donare le quote di una Srl?

Il costo di una cessione gratuita non è legato a un prezzo di vendita, ma si basa sul valore reale della quota e sul rapporto di parentela tra le parti coinvolte. L’imposta di donazione segue uno schema a scaglioni e franchigie che definisce l’esborso finale.

Per orientarti rapidamente nel calcolo dell’imposta di donazione, ecco uno schema riassuntivo basato sul grado di parentela:

  • Coniuge e figli: imposta al 4% solo sul valore che supera 1.000.000 € (per ogni beneficiario).
  • Fratelli e sorelle: imposta al 6% sul valore che eccede i 100.000 €.
  • Parenti fino al 4° grado (es. nipoti, zii, cugini): Imposta al 6% sull’intero valore, senza alcuna franchigia.
  • Soggetti terzi ed estranei: imposta all’8% sull’intero valore, senza alcuna franchigia.
  • Esenzione totale (Art. 3, comma 4-ter TUS): imposta allo 0% per coniuge e discendenti se si acquisisce il controllo e si mantiene l’attività per 5 anni.

L’esenzione per il passaggio generazionale è lo strumento principe per garantire la continuità aziendale senza che il peso fiscale soffochi la transizione tra le generazioni. Tuttavia, richiede una gestione contrattuale molto rigorosa per non decadere dal beneficio, specialmente per quanto riguarda il mantenimento del controllo societario nel quinquennio successivo.

Rischi e controlli dell’Agenzia delle Entrate

Molti pensano che l’assenza di un passaggio di denaro metta l’operazione al riparo dai radar del fisco. Al contrario, la “gratuità” accende spesso un faro sulla congruità dei valori dichiarati. L’Agenzia delle Entrate ha il potere di rettificare il valore della quota indicato nell’atto di donazione se ritiene che non corrisponda al valore di mercato o, più precisamente, alla quota proporzionale del patrimonio netto rettificato della società.

Il controllo si concentra solitamente sui bilanci degli ultimi due esercizi. Se la società possiede immobili, marchi o partecipazioni, il valore contabile potrebbe essere molto inferiore al valore reale, portando l’ufficio a richiedere una maggiore imposta di donazione. Ma il rischio più subdolo riguarda le plusvalenze latenti. Quando si dona una quota, il donante non realizza un guadagno immediato, quindi non paga l’imposta sostitutiva del 26%. Dall’altro canto, il beneficiario “eredita” il valore fiscale storico che la quota aveva in capo al donante.

Facciamo un esempio pratico: se un padre ha fondato una società con 10.000 euro e oggi la sua quota vale 1 milione, donandola al figlio non pagherà tasse. Ma se il figlio, il giorno dopo, decidesse di vendere quella quota a un terzo per 1 milione di euro, la sua plusvalenza non sarebbe calcolata sulla differenza tra 1 milione e il valore al momento della donazione, ma tra 1 milione e i 10.000 euro originari del padre. Questo meccanismo di “continuità dei valori fiscali” fa sì che la tassazione non venga eliminata, ma solo posticipata nel tempo.

Differenza tra cessione gratuita e cessione a prezzo simbolico

Nella pratica professionale capita spesso di assistere a tentativi di mascherare una donazione sotto forma di compravendita a prezzo irrisorio. L’idea è quella di evitare il notaio e le complicazioni della donazione, vendendo la quota a un prezzo di pochi euro. Questa strategia è estremamente pericolosa e tecnicamente sconsigliata per diverse ragioni.

Dal punto di vista civilistico, una vendita a prezzo palesemente non di mercato viene definita negotium mixtum cum donatione. Si tratta di un atto che ha la forma di una vendita ma la sostanza di una donazione per la parte di valore non pagata. Questo significa che gli eredi del venditore potrebbero comunque impugnare l’atto sostenendo che si tratti di una donazione simulata, chiedendo la restituzione della quota o del suo valore. Inoltre, se manca l’atto pubblico (perché si è utilizzato il commercialista anziché il notaio), l’intera operazione rischia di essere dichiarata nulla per difetto di forma.

Dal punto di vista fiscale, la vendita a prezzo simbolico è un invito a nozze per l’Agenzia delle Entrate, oltre alla possibile riqualificazione dell’atto in donazione (con applicazione delle relative imposte e sanzioni), c’è il rischio di accertamento sulla plusvalenza.

Il fisco potrebbe contestare al venditore di aver incassato “in nero” la differenza tra il prezzo dichiarato e il valore reale. La strada della donazione formale, sebbene richieda il passaggio notarile e una procedura più rigida, perché offre una certezza giuridica che la vendita simbolica non potrà mai garantire.

Domande frequenti (FAQ)

Si può cedere una quota Srl a titolo gratuito senza andare dal notaio?
No. A differenza della compravendita (onerosa), la cessione gratuita è giuridicamente una donazione. Il Codice Civile impone l’atto pubblico e la presenza di due testimoni a pena di nullità. La procedura semplificata tramite commercialista con firma digitale non è applicabile a questo caso.
Quali sono i rischi di una cessione di quote a prezzo simbolico (es. 1 euro)?
Il rischio principale è la riqualificazione dell’atto. L’Agenzia delle Entrate o gli eredi legittimari potrebbero considerarla una “donazione indiretta”. Questo comporta sanzioni fiscali e la possibilità che l’atto venga impugnato in futuro da parenti che si ritengono lesi nella loro quota di eredità.
Chi paga l’imposta di donazione e quanto costa?
L’imposta è a carico di chi riceve la quota (donatario). Per i figli e il coniuge esiste una franchigia di 1 milione di euro: se il valore della quota è inferiore, non si paga l’imposta di donazione (ma restano i costi fissi e notarili). Sopra la franchigia, l’aliquota è del 4%.
È possibile donare le quote ai figli senza pagare tasse?
Sì, grazie al Patto di Famiglia. Se il figlio riceve il controllo della società (almeno il 51% dei voti o l’integrazione di una quota che lo porti al controllo) e si impegna a gestire l’azienda per almeno 5 anni, l’operazione è totalmente esente dall’imposta di donazione, indipendentemente dal valore.
Cosa succede se la società ha dei debiti al momento della cessione?
Il beneficiario subentra nella posizione del socio cedente. Nella Srl la responsabilità è limitata al capitale sociale, quindi il nuovo socio non risponde con il proprio patrimonio personale dei debiti contratti dalla società, ma il valore della quota ricevuta sarà influenzato dalla situazione debitoria risultante dal bilancio.

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