In arrivo un Natale povero di consumi

Quello che ci si appresta a vivere potrebbe essere uno dei natali più poveri degli ultimi 20 anni. L’Italia, e l’Europa in generele, stanno entrando nel terzo anno consecutivo di crisi economica e la drastica riduzione dei consumi degli ultimi mesi potrebbe essere accentuata dall’arrivo del Natale. Dobbiamo scordarci quelle feste dove i negozi venivano presi d’assalto e dove tutto, a pochi giorni dal natale, era già finito sugli scaffali? A quanto pare si. Secondo un’indagine del Wall Street Journal i paesi più colpiti saranno, ovviamente, Grecia e Portogallo ma anche gli altri membri dell’eurozona dovranno fare i conti con dei consumi sottotono. Parliamo di Spagna, Italia ma anche di Francia e, in misura minore, di Germania.

Insomma i negozianti e gli imprenditori che avevano sperato di potersi rifare di un’anno magrissimo di vendite proprio grazie al natale dovranno rivedere i propri conti. Ma al di la dei semplici studi teorici la drammaticità del momento si può percepire “fisicamente”. Andando in giro per centri commerciali o per le vie della propria città si potrà vedere come la maggior parte dei negozi applichi dei forti sconti del tutto inconsueti per questo periodo dell’anno.

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Volkswagen: piano di espansione fuori dall’Europa

La Volkswagen ha annunciato, lo scorso venerdì, che investirà ben 50 miliardi di euro nei prossimi anni per accellerare il proprio piano di espansione a livello mondiale. Ovviamente l’obiettivo della casa automobilistica tedesca è molto semplice: staccarsi, quanto più possibile, dall’Europa in crisi e incrementare le vendite nel mercato cinese e nord americano. Solo in questo modo la Volkswagen avrà una chanche di detronizzare la Toyota del titolo di più grande produttore al mondo di auto. Insomma la Volkswagen, sulla scia di quanto già deciso da Bmw e Mercedes, farà di tutto per incrementare le vendite al di fuori dell’Unione Europea dove, a dir la verità, di auto se ne vendono poche o niente.

Il piano di espansione della casa tedesca prevede la spesa quasi 25 miliardi di euro per l’ammodernamento e l’espansione delle vendite dei modelli dei 12 marchi distribuiti dalla Volkswagen che vanno da Audi a Porsche, passando per Skoda e Seat. Ad esempio, 14,5 miliardi di euro sono stati destinati ad investimenti strutturali in Messico dove verranno prodotte e assemblate le audi da destinarsi al mercato Americano.

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Crisi: le aziende USA riducono gli investimenti

Potrà sembrare strano ma le aziende statunitensi, nonostante gli ultimi dati macro economici tutt’altro che pessimi, stanno ridimensionando i propri piani di investimento ad un ritmo molto intenso. Secondo un’analisi del Wall Street Journal le prime 40 aziende quotate in borsa stanno riducendo gli investimenti in attrezzature e software nel terzo trimestre per la prima volta dall’inizio del 2009. Questo rappresenta sicuramente un ottimo parametro per valutare la vitalità economica del settore delle imprese in fase di stallo. Ma oltre a questo c’è anche da segnalare che gli investimenti delle imprese nelle nuove costruzioni sono diminuiti.

Alcuni importanti dirigenti aziendali intervistati dal quotidiano americano sostengono di aver avviato un rallentando nella realizzazione dei grandi progetti per proteggere i profitti dall’andamento negativo della domanda ma, anche, per via della crescente incertezza che ha caratterizzato gli ultimi mesi.

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Continua la recessione nell’Eurozona: preoccupa la Francia

L’Eurozona continua a soffrire dal punto di vista economico: il pil cala per il secondo trimestre consecutivo ed ora si può parlare ufficialmente di recessione. Dopo un primo trimestre a crescita zero, un secondo che ha fatto registrare un -0.2% e il terzo che si è fermato a -0.1% pronunciare la tanto temuta parola “recessione” non è più un tabù. Dal canto suo l’Italia ha fatto registrare il terzo trimestre consecutivo di calo del pil anche se il -0.2% degli ultimi 3 mesi sembra preannunciare un lievo miglioramento. Nel contesto la situazione Europea resta davvero critica visto che ora cominciano a dare i primi grandi segni di cedimento anche quei paesi che si ritenevano potessero essere immuni (o quasi) alla crisi come la Germania o la virtuosa Olanda. In netto peggioramento anche la situazione in Francia che, da molti, viene indicata come il vero e più grande pericolo per la zona Euro. La seconda economia Europea, infatti, non sta attraversando un buon momento storico. Dal 1981 il debito pubblico francese è passato dall’essere il 22% del pil al 90 di oggi.

Ma la debolezza dell’Europa ha già avuto ripercussioni anche sulle altre economie mondiali. Le esportazioni cinesi verso il vecchio continente sono calate bruscamente quest’anno, contribuendo al rallentamento della crescita del paese che, fino ad ora, era stato considerato la locomotiva mondiale.

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