Continua la recessione nell’Eurozona: preoccupa la Francia

L’Eurozona continua a soffrire dal punto di vista economico: il pil cala per il secondo trimestre consecutivo ed ora si può parlare ufficialmente di recessione. Dopo un primo trimestre a crescita zero, un secondo che ha fatto registrare un -0.2% e il terzo che si è fermato a -0.1% pronunciare la tanto temuta parola “recessione” non è più un tabù. Dal canto suo l’Italia ha fatto registrare il terzo trimestre consecutivo di calo del pil anche se il -0.2% degli ultimi 3 mesi sembra preannunciare un lievo miglioramento. Nel contesto la situazione Europea resta davvero critica visto che ora cominciano a dare i primi grandi segni di cedimento anche quei paesi che si ritenevano potessero essere immuni (o quasi) alla crisi come la Germania o la virtuosa Olanda. In netto peggioramento anche la situazione in Francia che, da molti, viene indicata come il vero e più grande pericolo per la zona Euro. La seconda economia Europea, infatti, non sta attraversando un buon momento storico. Dal 1981 il debito pubblico francese è passato dall’essere il 22% del pil al 90 di oggi.

Ma la debolezza dell’Europa ha già avuto ripercussioni anche sulle altre economie mondiali. Le esportazioni cinesi verso il vecchio continente sono calate bruscamente quest’anno, contribuendo al rallentamento della crescita del paese che, fino ad ora, era stato considerato la locomotiva mondiale.

Anche in Giappone il PIL si è ridotto del 3,5% annualizzato nel periodo luglio-settembre e l’economia americana ha mostrato una disoccupazione in lieve aumento. Alcuni economisti intervistati dal WSJ hanno ribadito che un rischio concreto per gli Stati Uniti è rappresentato dal tanto temuto Fiscal cliff, ma circa un quarto degli esperti ritiene che l’Europa sia una minaccia superiore.

Certo è bene ricordare che tutto è partito con la grande crisi americana del 2008 ma, sta di fatto, che al momento l’Europa rappresenta un freno per l’intera economia globale. E, come dicevamo, potrebbe essere proprio la Francia il pericolo maggiore per via delle dimensioni della sua economia che, di fatto, ne fanno la seconda potenza europea.

Il clima degli affari in Francia è molto peggiorato rispetto solo a qualche anno fa. Secondo il The Economist le imprese francesi sono gravate da una eccessiva rigidità nella regolamentazione del lavoro e, soprattutto, da imposte eccezionalmente alte sulle buste paga. Tant’è che a parte le grandi aziende in Francia la nascita di nuove imprese è un evento raro. Il paese può vantare un numero di piccole e medie imprese di gran lunga inferiore a Germania, Italia e Gran Bretagna.

Secondo la rivista inglese l’economia francese è ormai stagnante e potrebbe ribaltarsi in recessione in questo trimestre con tutto quello che ne consegue per l’intera eurozona.

Maurice Lévy, CEO di agenzia pubblicitaria francese Publicis Groupe intervistato dal Wall Street Journal, ha sottolineato di non poter “dire che stiamo vivendoin uno dei periodi più euforici della nostra storia“. Ora il pericolo più grande per il 2013 è che i mercati, fino ad ora piuttosto clementi con la Francia, comincino a far sentire la pressione sui titoli di stato del paese alzandone velocemente i rendimenti come già successo per Spagna e Italia.

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