La Minetti e il vitaliazio da 1300 euro

Sta facendo molto scalpore la notizie comunicata ieri a Cielo che Gol, il programma di Simona Ventura, in cui Nicole Minetti ha annunciato di voler rinunciare al vitalizio di 1300 euro che le spetterebbe a fine mandato. Tuttavia la Minetti ci ha tenuto a sottolineare che non lo prenderà non perchè vuole ergersi a paladina della giustizia ma, semplicemente, per il fatto che sussistono degli impedimenti oggettivi. Queste le parole della Minetti: “Io il vitalizio da 1.300 euro non lo prenderò. Non lo prenderò per due motivi che devono essere chiari: primo, per il decreto Monti, che è vero che tutti hanno detto che è un decreto legge e potrebbe non passare alle Camere, ma intanto c’è. Il secondo motivo è che il vitalizio si prende nel caso in cui tu maturi più di 30 mesi di legislatura, quindi avrei dovuto o finire la legislatura oppure, se mi fossi dimessa prima, versare i rimanenti contributi che in teoria avrei dovuo versare se avessi finito la legislatura. E il totale ammonta a una somma di circa 60mila euro“.

Cifra che a quanto pare la Minetti non è disposta a spendere, almeno stando a quanto dichiarato nel programma della Ventura. A questo punto vien quasi da sorridere perchè difficilmente la consigliera della regione Lombardia avrebbe rinunciato alla pensione anticipata se avesse maturato i requisiti. Insomma l’annuncio sa più di una bufala che di qualcosa davvero meritevole di attenzione.

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Uragano Sandy: danni per 10 miliardi di dollari

L’uragano Sandy, la tempesta perfetta che si sta abbattendo in queste ore sulla costa americana e, in particolare, su New York, potrebbe diventare uno dei più costosi della storia degli Stati Uniti. Secondo le prime stime realizzate dalla società Eqecat, infatti, Sandy potrebbe costare al settore assicurativo una cifra variabile tra i 5 e i 10 miliardi di dollari. Insomma nulla in confronto al famoso uragano Irene che, lo scorso anno, procurò danni per “solo” 4,3 miliardi di dollari. La conferma arriva da Michael Kistler, di Risk Management Solutions Inc., che ha affermato che Sandy ha raggiunto dimensioni maggiori e, sopratutto, si muove molto più lentamente di Irene. Secondo Kistler è realistico pensare che Sandy possa provocare danni di gran lunga maggiori specialmente a New York City.

Proprio New York si conferma la città più colpita dalla tempesta tanto da aver costretto le autorità a tener chiusi anche Wall Street, cosa che non succedeva dal disastro dell’11 Settembre. Insomma si prevede un brutto momento per il settore assicurativo che dovrà far fronte ai danni subiti dai propri clienti.

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Grecia: un paese distrutto dalla crisi?

Il punto di domanda nel titolo è d’obbligo. Sul fatto che la Grecia sia un paese allo sbando con un tasso di povertà in continua e veloce crescita non ci sono dubbi, quello che più lascia perplessi è il motivo che ha ridotto il paese in queste condizioni. La crisi economica ha avuto un forte impatto sui conti della Grecia che, come si è scoperto, erano stati truccati per permetterle di entrare nell’euro. Tuttavia le misure di austerity legate agli aiuti offerti dalla comunità internazionale per salvare il paese hanno avuto un impatto devastante raggiungendo il solo scopo di tenere a galla un cadavere.

Secondo i dati elaborati da ilsole24ore.com la Grecia è avviata ad affrontare il quinto anno consecutivo di recessione. Dopo una contrazione del Pil del 6,9% nel 2011, per l’anno in corso ci si aspetta un bel -7%. Male anche le previsioni per il 2013 dove il Pil dovrebbe subire una contrazione del 2%. “Se cade il Pil (che si è eroso del 25% dal 2009) il rapporto debito/ricchezza lorda non può che alzarsi anziché diminuire come negli auspici dei piani di salvataggio della Troika”.

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Anche la Cina rallenta, allarme FMI

Al termine della settimana dei vertici finanziari mondiali è possibile tirare una sorta di bilancio constatando, ancora una volta, che la situazione è quanto mai precaria. L’Europa si trova a dover affrontare ancora il problema infinito della Grecia e quello (di più recente istituzione) della Spagna. Al di fuori del vecchio continente preoccupano le tensioni tra Cina e Giappone, così come creano incertezza le elezioni in Usa dove la conferma di Obama sembra quanto mai a rischio. Insomma il momento è estremamente difficile per l’economia mondiale, tanto che le stime degli esperti danno per certo che la recessione continuerà a persistere (in molti paesi tra cui l’Italia) anche nel 2013.

Come abbiamo detto i Capi di stato europei, che si riuniscono a Bruxelles Giovedi e Venerdì, devono decidere come affrontare il caso Grecia ed evitare una sua uscita dall’eurozona. La grecia, come tutti ben sappiamo, ha chiesto di poter rivedere i termini dell’accordo a cui è legata l’erogazione degli aiuti finanziari. In sostanza Atene chiede più tempo per applicare le riforme così da rendere meno bruschi i tagli e le misure di austerity imposte dalla Troika.

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FMI: Crescita a rischio anche nel 2013

Secondo l’FMI la contrazione economica dell’eurozona nel 2012 sarà più profonda di quanto non ci si aspettasse e, di conseguenza, il prossimo anno la ripresa sarà molto più debole di quanto preventivato. Nella relazione semestrale “World Economic Outlook”, il Fondo ha fatto sapere che le previsioni per il prodotto interno lordo della zona euro (17 membri) prevedono un -0,4% quest’anno, e un misero +0,2% per il 2013. Insomma il momento in cui si dovrebbe invertire la rotta portando l’economia del vecchio continente a crescere continua ad allontanarsi di anno in anno. Perchè se è vero che nel 2013 si prevede un pil in leggera crescita è altrettanto vero che il Fondo Monetario ha ribadito che questa debole ripresa è legata all’integrazione fiscale e bancaria dell’eurozona. Questo vuol dire che, a livello politico, bisogna lavorare molto per far si che si trovino gli accordi necessari e, visti i precedenti, non si tratta di una cosa particolarmente semplice.

In quaesto quadro estremamente precario l’Italia viene vista malissimo. Secondo l’FMI il nostro paese attraverserà, quest’anno, una recessione del 2,3% e nel 2013 un meno 0,7%. Come se non bastasse il tasso di disoccupazione salirà dal 10,6% del 2012 all’11,1% del 2013.

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