Torna Berlusconi e lo spread sale

Come tutti ben sappiamo Monti ha da poco dato le dimissioni in seguito alla scomunica del Pdl che ha dichiarato di non avere più fiducia nel Professore e di non voler più appoggiare il suo governo in Parlamento. Berlusconi, inoltre, ha dichiarato di volersi ricandidare nonostante avesse più volte detto negli ultimi mesi di volersi far da parte. Insomma un mix che ha infiammato i mercati con lo spread che torna subito a crescere. D’altronde le reazioni sono state quasi unanimi. Ma la più eloquente, forse, è stata quella del presidente del Parlamento europeo Schulz che alla vigilia della consegna del Premio Nobel per la pace all’Unione europea a Oslo ha sottolineato che “Berlusconi è il contrario della stabilita ed il suo ritorno può essere una minaccia per l’Italia e per l’Europa“.

Quello che è certo è che lo spread tra btp e bund tedeschi dopo essere sceso sotto i 300 punti base (record degli ultimi 2 anni) torna a salire velocemente attestandosi poco sotto i 350 punti base. Ma cosa cambia veramente dal punto di vista economico?

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Imprese e crisi: quanti sacrifici!

Troppo spesso ci dimentichiamo che l’economia italiana è costituita in prevalenza da piccole e medie imprese. Si tratta di aziende, spesso a conduzione familiare, che nel loro piccolo hanno reso grande il made in Italy nel mondo. Sono proprio queste piccole e medie realtà le vere fondamenta della nostra economia e non dalle grandi aziendi che, a dir la verità, hanno sempre occupato un ruolo marginale a livello di impatto sull’occupazione e sull’economia in genere. Ma, contraddizione tutta italiana, le grandi aziende sono quelle che nel corso degli anni sono riuscite ad ottenere privilegi e condizioni di favore dalle strutture pubbliche e dagli istituti di credito.

Proprio per questo oggi sono proprio le piccole e medie imprese quelle che stanno soffrendo di più gli effetti della crisi economica se non altro perchè sono state abbandonate a se stesse. Qualcuno ha mai sentito che le istituzioni pubbliche si sono mosse per salvare una piccola azienda di 20 operai? Difficile! Eppure l’economia italiana è fatta da centinaia di migliaia di realtà di queste dimensioni senza le quali saremmo un paese decisamente più povero.

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Francoforte e le sue ambizioni finanziarie

La splendida città tedesca di Francoforte ha, da diversi anni, l’ambizione di poter arrivare a rivaleggiare con Londra per lo scettro di capitale finanziaria del continente europeo. Ma se negli ultimi anni la sua crescita è stata dirompente nel 2012 le cose sono cominciate a cambiare. La maggior parte delle grandi banche internazionali stanno attuando, nelle proprie sedi di Francoforte, un importante piano di licenziamenti riducendo progressivamente il personale. Parliamo di colossi del settore come Credit Suisse, UBS o Citigroup e non della piccola banca locale. Ma per quale motivo i big della finanza stanno tagliando sul personale? Cosa sta accadendo a Francoforte?

Stando a quanto rivelato dal Wall Street Journal sembra che il business delle grandi banche d’affari internazionali presenti in Germania sia calato notevolmente negli ultimi 12 mesi. Questo massiccio piano di riduzione del personale non sarebbe altro che la necessità di ridurre i costi in funzione dei minori ricavi.

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Cresce il numero di scoraggiati che non cerca lavoro

Il lavoro in Italia continua a rappresentare un grande problema sia per i più giovani che per i lavoratori in età avanzata. L’Istat ha reso noto che oltre all’enorme numero di disoccupati, che ormai ha raggiunto l’11% della popolazione in età lavorativa, aumenta il numero dei, cosidetti, scoraggiati. Sono circa 1,6 milioni le persone che, avendo cercato a lungo un lavoro finiscono con il rinunciare. Si tratta del numero più alto dal 2004, ossia da quando l’Istat ha cominciato a registrare le serie storiche di questo dato. Questo dato la dice lunga sull’attuale situazione del mondo del lavoro, un mondo sempre più chiuso caratterizzato da aziende che licenziano molto più facilmente di quanto non assumano.

Se, poi, cerchiamo di fare una panoramica a 360 gradi il risultato, se possibile, è ancora più negativo di quanto non si possa immaginare. Se analizziamo l’intero dato sulla disoccupazione italiana scopriamo che le persone senza un impiego sono circa 2,87 milioni.

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In arrivo un Natale povero di consumi

Quello che ci si appresta a vivere potrebbe essere uno dei natali più poveri degli ultimi 20 anni. L’Italia, e l’Europa in generele, stanno entrando nel terzo anno consecutivo di crisi economica e la drastica riduzione dei consumi degli ultimi mesi potrebbe essere accentuata dall’arrivo del Natale. Dobbiamo scordarci quelle feste dove i negozi venivano presi d’assalto e dove tutto, a pochi giorni dal natale, era già finito sugli scaffali? A quanto pare si. Secondo un’indagine del Wall Street Journal i paesi più colpiti saranno, ovviamente, Grecia e Portogallo ma anche gli altri membri dell’eurozona dovranno fare i conti con dei consumi sottotono. Parliamo di Spagna, Italia ma anche di Francia e, in misura minore, di Germania.

Insomma i negozianti e gli imprenditori che avevano sperato di potersi rifare di un’anno magrissimo di vendite proprio grazie al natale dovranno rivedere i propri conti. Ma al di la dei semplici studi teorici la drammaticità del momento si può percepire “fisicamente”. Andando in giro per centri commerciali o per le vie della propria città si potrà vedere come la maggior parte dei negozi applichi dei forti sconti del tutto inconsueti per questo periodo dell’anno.

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