Imprese e crisi: quanti sacrifici!

Troppo spesso ci dimentichiamo che l’economia italiana è costituita in prevalenza da piccole e medie imprese. Si tratta di aziende, spesso a conduzione familiare, che nel loro piccolo hanno reso grande il made in Italy nel mondo. Sono proprio queste piccole e medie realtà le vere fondamenta della nostra economia e non dalle grandi aziendi che, a dir la verità, hanno sempre occupato un ruolo marginale a livello di impatto sull’occupazione e sull’economia in genere. Ma, contraddizione tutta italiana, le grandi aziende sono quelle che nel corso degli anni sono riuscite ad ottenere privilegi e condizioni di favore dalle strutture pubbliche e dagli istituti di credito.

Proprio per questo oggi sono proprio le piccole e medie imprese quelle che stanno soffrendo di più gli effetti della crisi economica se non altro perchè sono state abbandonate a se stesse. Qualcuno ha mai sentito che le istituzioni pubbliche si sono mosse per salvare una piccola azienda di 20 operai? Difficile! Eppure l’economia italiana è fatta da centinaia di migliaia di realtà di queste dimensioni senza le quali saremmo un paese decisamente più povero.

Giorgio Squinzi, il presidente di Confindustria, durante un discorso presso l’ambasciata italiana a Bruxelles (dove ha ritirato uno dei tanti Premi di cui non si comprende la necessità) ha ricordato come “Le imprese stanno lottando disperatamente, stanno facendo sacrifici drammatici, stanno sacrificando margini per stare sul mercato e aumentare l’export“.

Certo, le aziende possono giocarsi la carta del Made in Italy ma il problema è che dietro non c’è uno stato pronto a sorreggerle come avviene, invece, in altri paesi. Cina e Germania, tanto per fare un esempio, hanno strutture pubbliche che sostengono tutte le aziende, anche di piccoli dimensioni, che vogliono provare a conquistare nuovi mercati all’estero.

Perchè ogni azienda che riesce a crescere vendendo all’estero va a rafforzare l’export della nazione mettendola al riparo da un eventuale crollo del mercato interno. E un paese come l’Italia, in cui la disoccupazione continua a crescere (siamo oltre l’11%) e i consumi interni non fanno altro che registrare record negativi, ne avrebbe un disperato bisogno.

Attualmente l’unico supporto che ci risulta per le aziende che vogliono aprire il proprio business verso nuovi mercati è quello delle Camere di Commercio (maggiori informazioni qui) che mettono a disposizione informazioni, servizi e una prima assistenza per favorire l’internazionalizzazione delle imprese e ottenere le certificazioni necessarie. Per il momento dobbiamo accontentarci ma si potrebbe fare davvero molto, molto di più.

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