Investimenti: i 20 bond più redditizi

E’ stata pubblicata, da ilsole24ore.com, una classifica molto interessante dedicata ai corporate bond più redditizi del momento. I corporate bond non sono altro che obbligazioni emesse dalle aziende per trovare soldi sul mercato e rappresentano uno strumento molto interessante per chi vuole investire i propri soldi senza dover fare i conti con l’alta volatilità che caratterizza le borse in questo periodo. Il famoso quotidiano economico ha preso in esame i 20 corporate bond emessi nell’ultimo anno che offrono i rendimenti più alti, ossia superiori al 4%, e con un rating pari o superiore a “BBB”. Per chi non lo sapesse, infatti, i corporate bond sono soggetti al giudizio delle società di rating come i bond emessi dagli stati. I 20 bond presi in considerazione da ilsole24ore.com sono stati tutti emessi da società quotate al FTSE MIB e in particolare da Unicredit, Mediobanca, Intesa Sanpaolo e Telecom Italia.

Ovviamente la classifica è solo un pretesto per fornire un’indicazione chiara di quali obbligazioni siano più vantagiose, in termini di rendimento e di affidabilità, per i piccoli investitori privati che vogliano garantire ai propri risparmi un rendimento interessante. C’è da aggiungere, però, che alcuni bond richiedono un investimento minimo molto alto (alcuni necessitano di un lotto minimo di 100 mila euro) ma ce ne sono diversi che permettono di investire anche con solo 1000 euro.

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Riforma del lavoro: il tesoro trova i soldi

Stando alle indiscrezioni che trapelano sugli organi di stampa in queste ultime ore sembra che si sia vicini ad un accordo per varare la tanto attesa riforma del lavoro. Sembra, infatti, che la Fornero e i sindacati siano molto vicini a siglare un accordo sui temi caldi, ossia quelli relativi a cassa integrazione, contratti di apprendistato e sussidi. Tuttavia ci sarebbe ancora da sciogliere il nodo relativo all’articolo 18 ma non è escluso che si riesca a giungere ad un compromesso già in settimana. Un’ottima notizia che fa ben sperare, sopratutto dopo che l’Istat ha pubblicato il dato definitivo relativo al pil 2011, dato che ci vede essere, ancora una volta, il fanalino di coda dell’economia europea.

L’obiettivo, ovviamente, è quello di combattere la forte disoccupazione che colpisce il paese favorendo l’occupazione dei giovani visto che, al di sotto dei 34 anni,  ben 1 su 3 non studia e non lavora. Ma tornando alla riforma, l’ottimismo di queste ultime ore è dovuto al fatto che il ministero del Tesoro avrebbe trovato le risorse per finanziare gli ammortizzatori sociali che dovranno essere inclusi nella manovra.

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Consumi degli italiani ai minimi da 30 anni

Male, anzi malissimo il dato relativo ai consumi delle famiglie italiane che torna ai livelli di circa 30 anni fa. Questo è quello che emerge dal rapporto pubblicato da Intesa Sanpaolo che ha fotografato la situazione di estrema difficoltà che gli italiani stanno attraversando. Il dato più eclatante è quello relativo ai prodotti alimentari e alle sigarette che, in media, hanno registrato un calo dell’1,5% riportando, di fatto, i consumi sui livelli degli anni 80. Secondo la relazione del settore Studi e Ricerca dell’istituto di credito, questi dati dimostrano la difficoltà dei consumatori che si vedono costretti a ridurre i consumi anche in un comparto “fondamentale” come quello alimentare facendo scendere il consumo pro capite medio al di sotto dei 2400 euro l’anno. Tuttavia non bisogna sorprendersi di questo risultato perchè già nelle scorse settimane avevamo potuto intuire che la situazione non è delle migliori.

D’altronde abbiamo più volte sottolineato che aumentando la pressione fiscale sulle buste paga, e quella sui carburanti era inevitabile che non si potesse far ripartire l’economia. Proprio per questo siamo dell’idea che siano necessarie quanto prima delle misure per favorire l’occupazione (specialmente quella giovanile che è ferma al 30%), unico vero punto di svolta per dare vita ad una ripresa economica.

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Pil Italia: nel 2011 cresce dello 0,5%

E’ stato comunicato, pochi minuti fa, il Pil italiano ralativo al 2011 con qualche sorpresa rispetto a quelle che erano le previsioni.  Il nostro paese ha registrato una crescita pari allo 0,5% meglio della stima preliminare del 15 Febbraio che si era fermata allo 0,4%. Insomma un dato buono che ha permesso a Piazza Affari di rafforzare il rialzo di stamattina e allo spread di ridiscendere verso quota 300 punti base. Tuttavia c’è poco da festeggiare perchè se da un lato il dato sul pil italiano è migliore rispetto a quello che ci si aspettava, dall’altro è altrettanto vero che nel 2010 la crescita italiana era stata dell’1,8% e per il 2012 già si prevede un risultato con il segno meno (l’istat prevede un -0,5%).

Se analizziamo il risultato degli ultimi 2 anni ci rendiamo conto che l’Italia nel 2011 è cresciuta circa l’1,3% in meno rispetto al 2010 e rischia di crescere un altro punto percentuale in meno nel 2012. Tuttavia è altrettanto vero che il 2012, salvo catastrofi stile Grecia, dovrebbe essere l’anno del picco negativo e già dal 2013 il nostro pil dovrebbe essere rivisto al rialzo.

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Spagna, un paese in crisi

Neanche il tempo di accantonare il problema relativo alla Grecia (tra l’altro ancora da risolvere) che l’Europa si trova a dover affrontare una nuova sfida. Si tratta della Spagna, un paese fortemente in crisi che rischia di aver bisogno di aiuti internazionali a breve. Il paese, infatti, seppur in grado di vantare un debito pubblico molto più basso del nostro, ha un’economia provata dall’altissima disoccupazione che ha raggiunto la pericolosa soglia del 20% (ricordiamo che l’Italia ha una disoccupazione tra l’8 e il 9%). Ma oltre alla mancanza del lavoro la Spagna è oggetto di una fortissima crisi del settore immobiliare che ha creato una vera e propria bolla pronta ad esplodere da un momento all’altro, come testimoniano le sofferenze, in crescita, sui mutui concessi dalle banche. Non a caso aumentano le banche in difficoltà mentre le prime stime parlano di circa 50 miliardi di euro necessari per far adeguare gli istituti di credito spagnoli alle richieste dell’Eba.

Si tratta di una bruttissima gatta da pelare per l’Unione Europea che, un po a sorpresa, si deve preoccupare di affrontare il caso Spagna quando tutti pensavano che il prossimo paese a rischio sarebbe stato il Portogallo. Spagna che fino ad un mese fa veniva considerata, dai mercati finanziari, un paese più sicuro dell’Italia come testimoniato dallo spread, che fino ad una decina di giorni fa ci vedeva penalizzati rispetti ad i titoli di stato di Madrid.

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Borse: Milano chiude una settimana difficile

La settimana appena passata è stata davvero molto difficile per le borse europee che hanno dovuto affrontare il rischio del default della Grecia (evitato in extremis grazie alle adesioni allo swap che darà il via libera agli aiuti da 130 miliardi di euro) e una serie negativa di dati dell’economia reale del vecchio continente. D’altronde si sapeva, Grecia a parte l’economia Europea sta male ma, sopratutto, sembra star male l’economia italiana come testimonia il dato reso noto venerdì relativo alla produzione industriale che, a gennaio, è calata del 2,5% contro ogni previsione. Si tratta, infatti, del ribasso più pesante dal dicembre del 2009. Un dato che testimonia come la crisi, almeno nel nostro paese, sia assolutamente lontana dall’essere risolta e che il lavoro del governo tecnico non è che all’inizio del lungo percorso che lo attende.

Tutto ciò, ovviamente, non poteva non ripercuotersi sulle borse che hanno fatto registrare una settimana dove la volatilità l’ha fatta da padrona. Tra i vari titoli merita un capitolo apparte Enel che, come dimostra il grafico qui sotto, ha toccato i valori minimi degli ultimi 10 anni. Il colosso energetico, infatti, ha chiuso il 2011 con un risultato netto in calo del 5,5% sul 2010 (-7% di utile netto) annunciando un corposo taglio ai dividendi che dovrebbe essere dell’ordine del 40-60%.

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