Unicredit: pronti 75 miliardi per il credito

Buone notizie per chi avrà la necessità di ottenere un finanziamento visto che sembra cominciare ad allentarsi la stretta sul credito. Proprio ieri Unicredit ha dichiarato, per voce del suo amministratore delegato Ghizzoni, di aver pronti circa 75 miliardi di euro per intensificare l’offerta di finanziamenti a imprese e famiglie. Il plafond di 75 miliardi dovrebbe essere distribuito in maniera più o meno simile tra imprese e famiglie visto che alle prime saranno destinati circa 40 miliardi mentre ai privati circa 35. I finanziamenti in questione verranno erogati nell’arco di 3 anni e contribuiranno ad allentare la stretta sul credito che ha messo a dura prova la nostra economia negli ultimi 8 mesi. Più volte, infatti, abbiamo testimoniato la difficoltà di imprese e famiglie ad ottenere dei finanziamenti. Ciò ha contribuito a limitare i consumi e, di conseguenza, gli investimenti delle aziende.

Dopo la nuova iniezione di liquidità voluta da Mario Draghi, presidente della BCE, sembra che la situazione si stia riportando verso la normalità. Gli istituti di credito, infatti, hanno maggiore liquidità ottenuta a basso costo (1%) che possono destinare, in parte, alla riapertura del credito con un ottimo margine di profitto.

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Aumentano i gruppi di acquisto e gli orti in balcone

La crisi economica sta letteralmente stravolgendo le abitudini degli italiani che, sempre più spesso, ricorrono ai gruppi di acquisto (i cosidetti GAS, gruppi di acquisto solidale) per saltare la grande distribuzione e acquistare direttamente dai produttori saltando i vari intermediari  risparmiando notevolmente sul prezzo di acquisto. I prodotti su cui è possibile ottenere i maggiori vantaggi sono quelli ortofrutticoli dove, grazie ai gruppi di acquisto, è possibile acquistare prodotti più freschi ad un costo nettamente più basso di quello a cui si possono trovare nel supermercato. Tuttavia i gas non sono l’unico strumento che gli italiani stanno imparando ad usare per risparmiare sulla spesa quotidiana: aumentano, infatti, anche gli acquisti sul web e il numero di persone che decidono di improvvisare piccoli orti sul terrazzo o nel giardino di casa.

In assoluto la tendenza che si registra è quella di una riscoperta dei veri valori della tavola, valori che hanno reso grande la cucina italiana nel mondo. Così, per via della crisi economica, le famiglie cominciano a riscoprire il piacere di coltivare da se gli ortaggi o di acquistare frutta, carne e pane direttamente dai produttori selezionandoli tra quelli che, nella propria zona, offrono il miglior rapporto qualità prezzo.

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Novità in arrivo per le pensioni integrative

Già in passato si era più volte provato a far decollare il settore delle pensioni integrative. Ad oggi, tuttavia, c’è da dire che restano uno strumento finanziario di nicchia che attira uno scarso interesse da parte dei lavoratori. Proprio per questo sembra che il governo, dopo aver risolto il nodo della riforma del lavoro, voglia rilanciare le pensioni integrative puntando principalmente a diffonderle tra i giovani, ossia quelli che saranno maggiormente penalizzati dalla riforma delle pensioni che ha sancito il passaggio dal vecchio modello retributivo a quello contributivo. Secondo una prima stima de ilsole24ore, infatti, i giovani che andranno in pensione con il nuovo modello contributivo avranno un saggio di sostituzione (ossia il rapporto tra la prima pensione e l’ultima retribuzione) pari al 30-40%. Questo vuol dire che se l’ultimo stipendio è stato di 1500 euro la prima pensione sarà non più di 450-600 euro. Ecco perchè è importante puntare su modelli previdenziali alternativi, così da evitare che ci sia un graduale impoverimento della categoria dei pensionati.

Secondo le prime indiscrezioni il governo dovrebbe introdurre delle agevolazioni fiscali per incentivare i giovani a puntare sulle pensioni integrative per assicurarsi una vecchiaia dignitosa. In sostanza il governo starebbe valutando la possibilità di ridurre l’aliquota contributiva per i giovani nel caso si decida di investire nelle pensioni integrative (fondi pensione, polizze pensionistiche o altri strumenti), di fatto, aumentando la propria copertura previdenziale.

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Perchè la Fiat non è la Volkswagen

Mentre la Fiat vuole chiudere gli stabilimenti in Italia la Volkswagen assegna un bonus di 7500 euro ai suoi 9 mila lavoratori e punta a diventare il primo produttore di automobili del mondo. E il caso della Volkswagen non è assolutamente isolato ma, più che altro, una prassi per le case automobilistiche tedesche visto che anche Daimler, Porsche e Audi hanno staccato un bel premio produzione ai propri operai rispettivamente di 4100, 7600 e 8251 euro. Questo, ovviamente, è reso possibile dall’ottimo andamento dell’industria automobilistica della Germania che ha permesso alle 4 aziende citate di ottenere utili record nel corso del 2011. Eppure questa notizia fa molta rabbia a noi italiani perchè la scusa della crisi più volte utilizzata da Marchionne e dagli altri manager della Fiat per giustificare il pessimo andamento della casa torinese appare quanto mai infondata. Se in un momento di crisi la Volkswagen riesce ad elargire bonus di tale portata ai propri dipendenti (che già di per se guadagnano dal 30 al 50% in più di stipendio degli operai italiani) come è possibile che la Fiat debba mettere in cassa integrazione i lavoratori minacciando di chiudere gli stabilimenti?

Secondo Marchionne la colpa sarebbe della scarsa produttività dei nostri lavoratori e nell’eccessivo costo della manodapera. Ma se ciò fosse vero come hanno fatto i colossi tedeschi a presentare dei conti in grande spolvero pur pagando i propri operari fino al 50% in più di quelli della Fiat? Queste domande, per il momento, sembrano non trovare una risposta significativa da parte dei vertici della casa torinese sempre più preoccupati degli affari del gruppo oltreoceano.

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Aumentano le compravendite ma calano i mutui

Secondo i dati rilasciati dall’Istat relativi al terzo trimestre del 2011 le compravendite immobiliari in Italia sarebbero aumentate del 4% rispetto al terzo trimestre del 2010. Tuttavia, contemporaneamente, è stata rilevata un vero e proprio crollo dei mutui che, sempre nel 3° trimestre 2011, scendono del 18,1% rispetto allo stesso periodo del 2010. Un dato fortemente contrastante che trova una sola spiegazione: chi ha una forte disponibilità economica ne sta approfittando per acquistare a prezzi di saldo immobili di varia natura (commerciali e/o residenziali) sfruttando il momento di difficoltà dell’economia. Il numero complessivo delle compravendite immobiliari relative al periodo preso in esame, infatti, è di ben 175.644 unità mentre il numero dei mutui (compresi quelli per ristrutturazione, liquidità e altre esigenze) si è fermato a 140.665 stipule.

Insomma da questi dati si può ipotizzare che gli italiani in grado di vantare una disponibilità economica elevata ne stiano approfittando per investire nel mattone, da sempre considerato uno degli strumenti migliori per rivalutare i propri risparmi. Gli attuali prezzi di mercato, infatti, permettono acquisti in contanti di immobili al di sotto del valore commerciale a cui venivano scambiati circa 2 anni fa offrendo occasioni molto ghiotte a chi può permettersi di investire senza ricorrere al credito.

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I migliori titoli azionari degli ultimi 20 anni

La rivista americana SmartMoney ha festeggiato i suoi 20 anni pubblicando un interessantissimo report in cui vengono analizzati i migliori 10 titoli azionari dalla sua fondazione. Secondo SmartMoney chi, nel corso degli anni, aveva puntato su questi titoli e ha resistiti alle fasi di turbolenza che hanno scosso i mercati finanziari in più di un’occasione ha visto crescere il proprio investimento in maniera estremamente profittevole. Secondo gli esperti di SmartMoney, infatti, chi aveva un portafoglio composto da questi 10 titoli avrebbe guadagnato, nel corso di 20 anni, il 9839%. tanto per fare un esempio che renda meglio l’idea, investendo 10 mila euro 20 anni fa in questi titoli oggi si avrebbero 983.930 euro circa. Un risultato incredibile che è reso possibile dal fatto che molti di questi 10 titoli sono  delle small caps, ossia aziende di media dimensione che, potenzialmente, hanno dei margini di crescita maggiori rispetto alle grandissime aziende.

Tuttavia investire in small caps o, ancora peggio, nelle micro caps comporta un altissimo rischio, tanto che solo pochissimi investitori hanno avuto l’intuizione e il coraggio di portare avanti per diversi anni un investimento corposo in queste aziende raccogliendo, oggi, i propri frutti. Anche se molte di queste aziende non vengono scambiate, oggi, ai massimi storici il rendimento nell’arco dei 20 anni è estremamente sbalorditivo.

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