Liberalizzazioni rc auto: ecco le novità

Il governo Monti è impegnato in questi giorni nello studio del pacchetto di liberalizzazioni con cui si intende ridare slancio alla nostra economia e tornare a crescere. Tra le liberalizzazioni più attese e discusse c’è quella che riguarda le assicurazioni auto, da sempre un macigno che pesa sulle tasche di tutti gli automobilisti italiani. L’obiettivo del governo è quello di garantire una diminuzione delle tariffe già nel breve periodo così da garantire una maggiore equità di trattamento degli automibilisti italiani rispetto ai colleghi europei. Come ben sappiamo, infatti, nel nostro paese paghiamo le tariffe rc auto quasi il doppio della media europea.

Un dato non certo gratificante che ci permette di capire quanto sia urgente approvadere delle modifiche che portino ad una riduzione graduale dei costi sostenuti dalle famiglie. Ma quali sono le misure allo studio del governo? Come si pensa di riuscire a ridurre i premi delle assicurazioni rc auto in un contesto come quello attuale?

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Con FaciliTO si finanziano le idee

FaciliTO è un progetto che sta riscuotendo un enorme successo nella città di Torino in quanto aiuta nuovi imprenditori a realizzare i propri progetti imprenditoriali. Definire FaciliTO un prestito agevolato è quanto meno riduttivo. Si tratta, invece, di un sostegno alla nascita di nuove imprese sul territorio di Torino (e in particolare nel quartiere di Barriera di Milano) con cui vengono valutate le migliori idee imprenditoriali e trasformate in realtà grazie ad una serie di finanziamenti e di consulenze che rendono possibile il tutto.

Il progetto, ideato e gestito dal Settore Sviluppo Economico e Fondi Strutturali della Città prevede un percorso piuttosto lungo in quanto viene effettuata un’attenta verifica sulla fattibilità dei progetti che vengono presentati tanto che su oltre 290 proposte ne sono state accettate solo 120.

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Ecco chi controlla Standard & Poor’s

Standard & Poor’s è stata al centro delle polemiche per il recente taglio di rating della gran parte dei paesi della zona euro. Sono in molti che vedeno dietro alla società di rating un interesse politico di affondare l’europa. Ma chi c’è dietro Standard & Poor’s? Da chi è controllata la potente società di rating che, insieme a Fitch e Moody’s, ha il premedominio sul mercato mondiale? La storia della società di rating è tanto antica quanto travagliata e per capire la sua evoluzione è bene ripercorrere brevemente la sua storia, cercando di capire chi la controlla e quale interesse potrebbe avere nello screditare i paesi europei.

Le origini di S&P sono molto antiche e risalgono ai primi del 1900 anche se solo a partire dal 1941 si può parlare di una forma societaria simile a quella attuale. A partire dal 1966 la società di rating è di proprietà di McGraw-Hill, una multinazionale che si occupa di informazione finanziaria.

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Debito Grecia, trattative sempre più complesse

Doveva essere la chiave di volta nella casa della sicurezza del debito greco, ma rischia di tradursi nell’ennesimo anello debole di una catena che sta per spezzarsi in maniera definitiva. Il governo di Atene e le grandi banche internazionali non sono ancora riuscite a trovare un’intesa sul taglio volontario del valore del debito del primo, e dei corrispettivi crediti delle seconde. Se l’intesa non verrà trovata nel corso delle prossime settimane, il destino di Atene sarà segnato in maniera univoca: a metà del mese di marzo il governo greco sarà costretto a dichiarare il default (che le agenzie di rating hanno da tempo certificato), con tutto ciò che ne conseguirà per quanto concerne la stabilità dell’eurozona, già messa a dura prova.

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Cina futuro tra boom e… sboom

L’apparentemente bizzarra teoria recessiva della Barclays Capital potrebbe riguardare ben presto la Cina, a un bivio tra la continua crescita economica – che dovrebbe condurla, entro i prossimi 30 anni, a divenire la prima economia mondiale – e il pericolo di un clamoroso passo indietro. Secondo gli analisti della Barclays Capital, infatti, il tentativo di costruire l’edificio più alto del mondo (riuscito o meno) sarebbe succeduto dal pericolo di grave crisi economica.

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500 mila italiani in cassa integrazione a 0 ore

E’ di mezzo milione di unità il numero degli italiani che attualmente vivono in una condizione di cassa integrazione a zero ore. A dircelo è la Cgil, tramite il suo osservatorio Cig del dipartimento settori produttivi, che “certifica” di fatto la criticità del mercato occupazionale italiano per quanto concerne il ricorso alla cassa integrazione. Ancora, l’osservatorio afferma come nel corso del 2011 siano state registrate circa 950 milioni di ore di cassa integrazione (poco meno di 1,2 miliardi di unità rispetto all’anno precedente), per un totale di 3,4 miliardi di ore negli ultimi tre anni di crisi.

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