Arriva il mutuo liquidità di Unicredit

In questi ultimi mesi abbiamo più volte affrontato il problema della situazione del credito in Italia con le banche che hanno aumentato  lo spread sui mutui e sui prestiti rendendoli più cari e difficili da ottenere. Specialmente i prestiti hanno subbito un forte aumento dei tassi di interesse tanto da essere molto meno convenienti di quanto non fossere solo 6 mesi fa. A questo proposito il mutuo liquidità di Unicredit può essere una valida alternativa al classico prestito personale in quanto consente di risparmiare in maniera significativa sulla rata del rimborso.


Il mutuo Contante, così viene chiamato il prodotto dell’istituto di credito, permette di ottenere fino a 80 mila euro di liquidità da rimborsare con tasso fisso o variabile in una durata che va da 61 a 240 mesi.

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Industria: dati deludenti per ottobre

L’Eurostat certifica il freno della produzione industriale nell’Eurozona. Stando a quanto affermato dall’istituto statistico europeo, infatti, dopo il calo del mese di settembre, il rallentamento a livello congiunturale si sarebbe fermato a 0,1 punti percentuali. Un dato negativo, ma pur sempre migliore di quello medio dell’Europa a 27 e – soprattutto – di quello italiano.

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Ricchezza delle famiglie: -1,5% nel 2010

Stando a quanto afferma un recente comunicato della Banca d’Italia, la ricchezza delle famiglie sarebbe diminuita di 1,5 punti percentuali nel corso del 2010. Un andamento pertanto sostanzialmente negativo, che si riferisce all’analisi compiuta dall’istituto monetario a prezzi costanti, dando prosecuzione a una contrazione che prosegue in maniera altalenante fin dal 2007, e aprendo i margini per un prolungamento del trend negativo anche per l’anno che si accinge a conclusione.

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Borsa: un’altro mercoledì nero

Un’altra giornata pessima per i listini europei con Piazza Affari che arriva a perdere ben il 2,84% arrivando a quota 14.400 punti. Male anche tutti gli altri indici europei e non tutti caratterizzati da un forte colore rosso. Questo ennesimo disastro arriva dopo che nella giornata si sono susseguite le notizie di un ridimensionamento dell’aumento di 200 miliardi di dollari che era stato approvato dal vertice europeo della scorsa settimana. Secondo indiscrezioni, riportate anche da autorevoli quotidiani esteri, sembra che la gran Bretagna non intenda partecipare (avrebbe votato contro) al finanziamento di 200 miliardi e l’FMI non avrebbe ancora accettato l’accordo.

A questo bisogna aggiungere il fatto che la cancelliera tedesca Angela Merkel si sia detta, ancora una volta, contraria a qualsiasi ulteriore finanziamento al fondo Salva Stati creando ulteriore scompiglio nei listini di mezzo mondo.

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Prestiti e mutui Inpdap a rischio

Nonostante sia passata un po in sordina, trascurata dai maggiori media nazionali, la notizia della chiusura dell’Inpdap per effetto della manovra Monti sta scatenando un vero e proprio putiferio. A rischio ci sarebbero i prestiti e i mutui erogati dall’ente ma, anche, il destino delle famiglie degli oltre 700 dipendenti che rischiano di essere messi in cassa integrazione per 2 anni per poi essere licenziati (e proprio per questo hanno occupato la presidenza della direzione per protesta). L’Inpdap, per chi non lo sapesse, conta oltre 6 milioni di iscritti che hanno la possibilità, tra l’altro, di ottenere prestiti e mutui a tassi agevolati.

Secondo la manovra del governo le funzioni svolte oggi dall’Inpdap dovrebbero passare all’Inps anche se ancora non è chiaro con che modalità e, sopratutto, se verranno mantenuti tutti i servizi offerti attualmente dall’ente, ivi compresa l’erogazione di prestiti e di mutui.

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La UE taglia personale e stipendi

La crisi è talmente che forte che anche a Bruxelles hanno deciso di dare un forte segnale studiando una riforma che consentirà di risparmiare ben 1 miliardo di euro entro il 2020. Una misura fatta di tagli al personale, tagli agli stipendi e alle pensioni oltre all’aumento dell’orario di lavoro. Questa riforma di austerity proposta dal vicepresidente Sefcovic Maros darebbe un segnale forte anche alla popolazione dei vari paesi membri a cui vengono chiesti, da mesi, sforzi enormi per permettere all’Europa e all’euro di continuare ad esistere.

Ora c’è da sperare che la proposta di Sefcovic venga approvata il prima possibile per dare vita, fin da subito, all’ottimizzazione dei costi della Commissione UE che, ovviamente, gravano sulle spalle di tutti noi cittadini degli stati membri.

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