Cosa succede se la Grecia esce dall’euro?

Con il continuo alternarsi delle news provenienti dal fronte greco molti analisti stanno rivalutando la possibilità che non si arrivi ad un accordo con il paese ellenico, sempre più messo in difficoltà dai contrasti interni. Insomma la Grecia potrebbe uscire dall’euro. Se, questo, fino a pochi mesi fa era dato per impossibile oggi, tanto impossibile non lo è più. Anche lo stesso Spiegel Online, versione web dell’importante settimanale tedesco Der Spiegel, sottolinea come l’uscita della grecia dall’euro non debba essere vista come un tabù. Anche gli stessi vertici europei hanno sottolineato in settimana che salvare la Grecia costerebbe meno che farla uscire dall’euro ma, anche, che nel caso ciò dovesse avvenire non significherebbe la fine dell’eurozona.

Le prese di posizione, come quella dello stesso Monti che ha sottolineato che nessun paese uscirà dall’euro ma, anzi, ne entreranno di nuovi, appaiono sempre più improvabili o fatte apposta per infondere fiducia nei mercati. Il fatto stesso che la vicenda della Grecia sia diventata una vera e propria telenovela con annunci giornalieri che danno l’accordo per imminente, salvo poi rimandarlo di settimana in settimana testimonia come non ci sia nulla di già deciso.

Insomma la partita relativa alla Grecia si fa sempre più complessa e dal risultato per niente scontato.

Ieri mattina Neelie Kroes, commissaria europea all’Agenda digitale, ha dichiarato in un’intervista ad un quotidiano olandese che “Continuiamo a ripetere sempre che se lasciamo uscire un Paese dall’ euro, tutta la struttura dell’ Eurozona affonda, ma non è vero”. Anche il nostro premier Monti, pur continuando a sostenere che nessun paese uscirà dall’euro, ha dichiarato che l’Italia è molto meno esposta alla Grecia rispetto a pochi mesi fa e un eventuale default del paese sarebbe molto meno problematico per noi di quanto non lo fosse a Ottobre.

L’impressione è che si vogliano mandare dei segnali chiari ad Atene così da evitare che ci siano ampi margini per trattare le condizioni degli accordi che la comunità internazionale ha imposto al paese come contropartita dei circa 150 miliardi di euro di aiuti per evitare il fallimento.

Tuttavia anche dall’interno della Grecia stessa c’è chi non da nulla per scontato sostenendo che il piano di austerity imposto al paese (taglio del 20% del salario minimo, taglio di tredicesime e quattordicesime, il licenziamento di migliaia di dipendenti pubblici, ecc.) sarebbe troppo duro e impedirebbe una vera ripresa dell’economia.

Nel frattempo aumentano le tensioni sociali al punto tale che le manifestazioni di piazza del popolo greco sono all’ordine del giorno. E negli ultimi scontri che si sono registrati questa settimana si cominciavano a bruciare le bandiere tedesche in virtù del fatto che proprio la Germania sembra essere il paese meno propenso a fare ulteriori passi avanti.

Anche per questo motivo ci sarebbe bisogno di maggiore chiarezza così da evitare che l’odio tra nord e sud europa prenda il sopravvento e rischi di distruggere non solo la moneta unica ma, anche, il concetto stesso di un’Europa unita e solidale.

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