La disfunzione economica dell’Italia ha radici profonde

Quanto sono i poveri in Italia? Stando agli ultimi dati rilasciati dall’Istat, le famiglie che vivono sotto la soglia di povertà sono 1,8 milioni, pari a 5 milioni di persone, ossia il 5% della popolazione italiana.

Questi dati si uniscono ad altri non meno preoccupanti: salari medi stagnanti, servizi pubblici fatiscenti e reddito medio pro capite che diminuisce di anno in anno. Però l’Italia, nonostante le continue previsioni economiche nefaste, riesce sempre a non oltrepassare il limite. Lo scorso anno, il surplus commerciale italiano è salito al 4,6% della produzione economica annuale dall’1,4% del 2010. Ciò grazie alle esportazioni dell’industria del Nord Italia, dove ci sono aziende di livello mondiale. La qualità della vita nella zona è elevata.

Eppure, nonostante il successo appena esposto, l’Italia continua a suscitare apprensione nei mercati finanziari ed in seno all’Unione Europea. Il governo giallo-verde, dalla connotazioni populista, sembra poco propenso a seguire le regole economico-finanziarie imposte dall’Europa. Soprattutto Matteo Salvini, vicepremier e leader della Lega, ha più volte manifestato ritrosia verso le regole sul deficit di bilancio dell’Eurozona. Come ultima sfida nei confronti dell’UE i mini-BOT, che se venissero approvati dal Parlamento, rappresenterebbero il primo passo del Paese verso l’uscita dall’Unione Europea.

Certo, Salvini e il governo stanno guidando il Paese da poco tempo per essere giudicati. Ma, come accaduto in passato, i motivi per dubitare ci sono. Nella sua ultima indagine economica sull’Italia, l’OCSE ha sollecitato riforme dell’amministrazione pubblica e del sistema giudiziario, affermando che avrebbero un maggiore impatto perché rafforzerebbero lo stato di diritto, sosterrebbero gli investimenti e aumenterebbero la crescita della produttività.

Ma, per molti, Salvini non ha come priorità governare il Paese insieme al Movimento Cinque Stelle. Il suo vero obiettivo è quello di consolidare la sua leadership nella coalizione di Centro-Destra e influenzare maggiormente la scena politica europea. Per raggiungere il primo obiettivo, deve prendere potere anche all’interno di Forza Italia, mentre per il secondo deve guadagnarsi una certa rispettabilità nelle sale del potere dell’UE. Una cosa del genere accadde anni fa quando Gianfranco Fini, vice primo ministro di Berlusconi e leader di Alleanza Nazionale, riuscì ad imporsi in Europa grazie all’influenza dei politici europei moderati.

Riuscirà Salvini a percorrere la stessa strada? Difficile dirlo. Intanto, la Commissione europea sta continuando a tergiversare sulla procedura d’infrazione nei confronti di Roma, appoggiandosi sul fatto che, come successo lo scorso anno, i mercati finanziari possano esercitare la disciplina necessaria per mantenere sotto controllo la posizione fiscale del governo. Prima che la Lega e il Movimento Cinque Stelle entrassero in carica, i costi di finanziamento dell’Italia erano simili a quelli della Spagna, ma lo spread sui titoli di stato decennali si è ampliato.

Le difficoltà dell’Italia sono una miccia che brucia lentamente, messa in luce decenni fa, piuttosto che un incendio doloso appiccato dai suoi attuali governanti. Incoraggiato in una direzione pragmatica da Bruxelles e dagli alleati commerciali della Lega del Nord Italia, Salvini potrebbe rivelarsi meno minaccioso per l’ordine politico ed economico dell’UE di quanto non suggerisca la sua retorica.

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