Portogallo: è allarme spread

Lo avevamo annunciato con insistenza già qualche mese fa quando ancora nessuno, o quasi, ne parlava. Il Portogallo è in crisi e sembra che sarà il prossimo obiettivo della speculazione dopo la Grecia. In questi giorni, infatti, lo spread del Portogallo si aggira intorno ai 1200 punti base con un tasso di interesse sui titoli decennali che si aggira intorno al 14%. Tanto per fare un esempio, la Grecia (che, di fatto, è in default tecnico) ha uno spread di 1600 punti base. Insomma il Portogallo sembra destinato ad essere la prossima bomba che riaccenderà le tensioni su tutta l’eurozona. Il pericolo, infatti, è quello che in caso di un acutizzarsi della crisi del Portogallo si possano rimettere in discussione anche i miglioramenti ottenuti dal nostro paese rendendo vani tutti gli sforzi fatti fino a dora per normalizzare la situazione e ridare credito all’Europa.

Il pericolo più grande che corre il governo di Lisbona è quello di veder aggravare il proprio debito pubblico per via degli altissimi tassi di interesse ai quali il tesoro è costretto a emettere titoli di stato. Parliamo di tassi a 2 cifre anche per i titoli a breve scadenza: si va da un minimo del 13% per i titoli a 2 anni ad un massimo del 17% per quelli a 5 anni.
Come se non bastasse il pil del paese relativo al 2011 è stato pessimo facendo registrare un -2,8% che di certo non aiuta a ridurre il debito e a placare la speculazione. Inoltre la disoccupazione sembra aver superato il 14% con un picco tra i giovani di cui ben il 35% non ha un impiego.

Il governo del paese sta cercando di evitare ulteriori aiuti internazionali (ricordiamo che il Portogallo fu costretto, lo scorso anno, a chiedere un prestito da oltre 70 miliardi di euro alla BCE) attraverso la privatizzazione di imprese pubbliche. Secondo ilsole24ore.com tra i maggiori acquirenti (beffa del destino) ci sarebbero proprio le ex-colonie Brasile e Angola che starebbero facenda incetta di aziende.

Tuttavia il Portogallo non è l’unico paese a rischio. Noi di economyonline.it stiamo monitorando anche la situazione della Spagna che, seppur vanti un debito pubblico molto più basso di tanti paesi europei, sta vivendo un contesto economico difficilissimo per via dell’alta disoccupazione che ha fatto crollare i consumi del paese.

Intanto in questi giorni le borse stanno vivendo un contesto moderatamente positivo, un po come se dopo la Grecia i problemi dell’eurozona fossero finiti. L’impressione, invece, è che presto verranno puntati i riflettori anche su SPagna e Portogallo facendo ripiombare la finanza internazionale nel caos più completo. D’altronde i segnali che possono far ipotizzare uno scenario pessimista ci sono tutti. La borsa americana sta facendo registrare performance eccessive riportando i propri valori ai livelli pre crisi con il DJ a oltre 13 mila punti e il Nasdaq a quota 3050.

Tuttavia l’economia reale è ancora estremamente lontana dai livelli del 2008. La crescita, come ha ammesso il presidente della Federal Reserve, è ancora estremamente lenta e molto, molto instabile al punto che potrebbe bastare davvero poco per annullare tutti i progressi fatti in questi primi mesi del 2012.

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