Allarme Fmi: “Una guerra commerciale farebbe a pezzi l’economia globale”

Mercoledì un avvertimento è stato lanciato da Christine Lagarde: “Il commercio globale e le sue regole rischiano di essere messe in discussione dalle forze protezionistiche che porteranno al fallimento della politica collettiva”. Parlando all’Università di Hong Kong, ha messo inoltre in guardia su come le recenti e crescenti guerre commerciali, unite all’aumento del debito pubblico e privato, rischiano di far ripiombare l’economia nell’incubo-bis del 2008, nonostante l’attuale crescita.

Due grandi economie mondiali, Stati Uniti e Cina, hanno intrapreso la via di un conflitto commerciale che rischierà di coinvolgere il resto del mondo. Le sue preoccupazioni arrivarono una settimana prima che i ministri delle finanze di tutto il mondo si riuniscano a Washington per discutere sulle nubi cupe che si profilavano all’orizzonte.

La sig.ra Lagarde ha criticato ciò che sta facendo l’amministrazione Trump, issandosi anche contro gli squilibri commerciali della Germania e la mancanza di un’adeguata protezione della proprietà intellettuale e di inefficienti sussidi statali in Cina. “Le tariffe non solo portano a prodotti più costosi e scelte più limitate, ma impediscono anche al commercio di svolgere il suo ruolo essenziale nell’incrementare la produttività e diffondere nuove tecnologie. I paesi devono evitare il protezionismo in tutte le sue forme”.

Ha anche affermato che l’amministrazione Trump dovrebbe guardare profondamente entro i propri confini, in modo da migliorare il suo deficit commerciale complessivo. “Gli Stati Uniti potrebbero contribuire ad affrontare gli squilibri globali eccessivi frenando gradualmente le dinamiche della spesa pubblica e aumentando le entrate, il che contribuirebbe a ridurre i futuri deficit fiscali”.

La Germania, nel frattempo, dovrebbe utilizzare i suoi risparmi in eccesso, che spingono il suo surplus commerciale “a fortificare il suo potenziale di crescita, anche attraverso investimenti in infrastrutture fisiche e digitali”. E in un passaggio rivolto alla Cina, ha affermato che un importante pacchetto di riforma della politica commerciale “include una migliore tutela della proprietà intellettuale e la riduzione delle distorsioni delle politiche che favoriscono le imprese statali. Bisogna raddoppiare gli sforzi per ridurre le barriere commerciali e risolvere i disaccordi senza ricorrere a misure eccezionali”.

L’amministratore delegato del FMI ha anche cercato di mettere in luce i timori per la continua crescita del debito pubblico e privato, che secondo una ricerca condotta sempre dal FMI ha raggiunto il massimo storico a $164 tn. “Rispetto a quello del 2007, il debito è ora del 40% più alto” ha affermato Lagarde. Senza l’adozione di misure per ridurre l’accumulo di debito, i paesi sono più vulnerabili agli shock, come lo sono le banche e i settori aziendali in quei paesi in cui i debiti sono cresciuti rapidamente, in particolare la Cina e l’India.

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