FMI: Crescita a rischio anche nel 2013

Secondo l’FMI la contrazione economica dell’eurozona nel 2012 sarà più profonda di quanto non ci si aspettasse e, di conseguenza, il prossimo anno la ripresa sarà molto più debole di quanto preventivato. Nella relazione semestrale “World Economic Outlook”, il Fondo ha fatto sapere che le previsioni per il prodotto interno lordo della zona euro (17 membri) prevedono un -0,4% quest’anno, e un misero +0,2% per il 2013. Insomma il momento in cui si dovrebbe invertire la rotta portando l’economia del vecchio continente a crescere continua ad allontanarsi di anno in anno. Perchè se è vero che nel 2013 si prevede un pil in leggera crescita è altrettanto vero che il Fondo Monetario ha ribadito che questa debole ripresa è legata all’integrazione fiscale e bancaria dell’eurozona. Questo vuol dire che, a livello politico, bisogna lavorare molto per far si che si trovino gli accordi necessari e, visti i precedenti, non si tratta di una cosa particolarmente semplice.

In quaesto quadro estremamente precario l’Italia viene vista malissimo. Secondo l’FMI il nostro paese attraverserà, quest’anno, una recessione del 2,3% e nel 2013 un meno 0,7%. Come se non bastasse il tasso di disoccupazione salirà dal 10,6% del 2012 all’11,1% del 2013.

Il nostro paese si pone, ancora una volta, come uno dei peggiori dell’area euro. Un triste primato su cui bisogna aggiungerci anche l’incertezza legata alle elezioni del prossimo anno.

Ma l’FMI mette in guardia l’Europa anche dai problemi legati alle crescenti tensioni sociali dovute alle politiche di rigore e di austerity applicate dai governi per contenere la crisi. Tali tensioni potrebbero subire una veloce escalation qualora non si intervenga in tempi rapidi per arginare la situazione.

Fino a quando la crisi non sarà risolta, la situazione rimane precaria,  perchè le interconnessioni tra la maggior parte delle economie mondiali fa si che la crisi europea abbia ricadute anche al di fuori del vecchio continente“. Il riferimento è, ovviamente, ai dati che giungono dagli Stati Uniti e dalla Cina, tutt’altro che buoni.

Insomma l’FMI si dice preoccupato perchè la crisi rischia di trascinare nel baratro l’intera economia globale sempre più schiacciata dall’incapacità di tornare a crescere.

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