Aumentare l’Ires per abolire definitivamente l’Irap: il governo ci pensa

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Il viceministro dell’Economia Luigi Casero ha tirato fuori una proposta piuttosto interessante per quel che riguarda la riforma del fisco. Una proposta che mira in sostanza a semplificare il quadro della tassazione in Italia: aumentare l’aliquota Ires per eliminare una volta per tutte l’odiatissima Irap.

L’idea di Casero si articola su due fasi: nella prima fase bisogna abolire l’Irap assicurando allo Stato un gettito invariato, così da non permettere alla riforma di creare problemi a livello di cassa; mentre nella seconda fase bisogna cominciare a trovare le risorse che possano permettere un ulteriore abbattimento dell’Ires. Insomma, il piano di Casero è di eliminare l’Irap e alzare l’Ires, e in un secondo momento di tornare a diminuire l’aliquota Ires che a quel punto sarà l’unica tassa in vigore sul reddito delle imprese.

Il viceministro all’Economia ha spiegato: “Con la cancellazione della componente lavoro dalla base imponibile Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive rappresenta a tutti gli effetti un’addizionale all’imposta sul reddito delle società (Ires). Oggi nell’imponibile Irap è rimasta una quota residuale del costo del lavoro per i soli lavoratori a tempo determinato e gli interessi passivi, e proprio per questo credo ci siano margini per lasciare una sola tassa sulle imprese. Magari facendolo gradualmente, ma facendolo una volta per tutte. Si potrebbe dunque partire con una flat tax sulle attività produttive con un’aliquota del 27 o del 28%, per poi diminuirla nel tempo salvaguardando sempre l’aspetto finanziario della questione”.

Attualmente la situazione è questa: l’Irap ha un peso medio del 3.90% (le regioni possono poi aumentarla o diminuirla, pertanto non si può che parlare di valore medio), mentre invece l’Ires, per effetto delle riforme volute dal governo Renzi, è stata abbassata dal 27 al 24%. Parliamo di imposte che per quanto siano state alleggerite dal governo Renzi, di fatto si applicano a realtà non sempre uguali, e che funzionano quindi con criteri e meccanismi differenti: un’armonizzazione verso un’unica tassa finirebbe sicuramente col premiare qualcuno e penalizzare qualcun altro. Ma di certo semplificherebbe un sistema ancora troppo complesso.

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