Bce: stop al taglio dei tassi

Chi sperava in un ulteriore taglio dei tassi di interesse da parte della BCE potrebbe rimanere molto deluso. Stando a quanto rilevato dal Wall Street Journal, infatti, la Banca Centrale Europea potrebbe aver esaurito gli interventi in questa direzione. Secondo Peter Praet, capo economista della BCE intervistato dal WSJ, “C’è troppo poco margine di manovra, piuttosto credo che dovremmo continuare a mirare a garantire l’efficacia della politica monetaria“. Parole interessanti che ci suggeriscono quanto sia improbabile che la Banca possa prendere nuove misure aggressive per far ripartire l’economia. Insomma molto probabilmente l’obiettivo sarà quello di concentrarsi sulla riduzione del divario in ambito finanziario della zona euro, spingendo i governi ad accelerare le riforme fiscali ed economiche necessarie ad uscire dalla crisi.

Non a caso la scorsa settimana, la BCE ha tenuto il suo tasso di riferimento invariato allo 0,75% nonostante avesse tagliato le sue previsioni economiche per il prossimo anno ad una contrazione dello 0,3% dallo 0,5% di crescita come previsto nel mese di settembre. A questo punto le possibilità sono solamente 2: o la Bce si aspetta un ulteriore peggioramento della crisi e vuole tenersi qualche cartuccia per quando la situazione sarà ancora più disastrosa o i vertici si sono resi conti che ora sono necessari interventi di politica economica locale da parte dei singoli governi.

D’altronde fino ad oggi la Banca è interventua in diverse occasioni. Dalla fine del 2011 ad oggi sono stati tagliati i tassi di interesse per ben tre volte, ed è stato pompato oltre 1 trilione di euro attraverso prestiti di tre anni alle banche e , ultimamente, la creazione di un nuovo programma di acquisto di obbligazioni che scatterà qualora un paese dell’eurozona entrerà in difficoltà e chiederà di accedere agli aiuti europei.

Insomma l’istituto guidato da Mario Draghi sembra voler dire che quello che poteva fare lo ha fatto, ora tocca ai governi dei paesi membri fare il resto attuando delle politiche economiche in grado di rimettere in ordine i conti stimolando la crescita.

Un equilibrio che nessun governo sembra aver trovato visto che tutte le misure di austerity fino ad oggi attuate non hanno fatto altro che deprimere ulteriormente i consumi accellerando il processo di recessione all’interno del blocco euro.

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