Aumenta disoccupazione e mobilità: +31% rispetto al 2012

Eccoci di nuovo alla fine dell’anno pronti a tirare le somme di questo 2013, l’anno che stando alle parole di molti esponenti del mondo finanziario e politico, sarebbe dovuto essere quello della tanto attesa ripresa economica. Ma, per l’ennesima volta, si è trattato solo ed esclusivamente di parole gettate al vento. L’Italia va a rotoli e il resto dell’Europa non è che se la passi tanto meglio. Anche la Germania ha dato più di un segnale preoccupante con un’economia che non cresce più come prima. Non se la passa meglio la Francia e tantomeno la Spagna dove la disoccupazione dilagante è una vera e propria piaga sociale. Della Grecia ormai i media non parlano più ma li più che parlare di disoccupazione dovremmo parlare di povertà visto che per parte della popolazione mancano anche i beni di prima necessità.

crisi-mutui

Ma, nel nostro piccolo, vediamo di preoccuparci della nostra situazione rimanendo nei confini italiani. Ed ecco che l’osservatorio dell’Inps ci snocciola li 2 dati a dir poco “raccapriccianti”: da Gennaio ad Ottobre del 2013 le domande di disoccupazione e di mobilità sono cresciute del 31%.

Non so se sia chiaro quanto questo dato possa essere preoccupante ma parliamo di oltre 1,7 milioni di richieste. E a peggiorare le cose ecco che a Novembre il ricorso alla cassa integrazione ha raggiunto le 110 milioni di ore, con una crescita dell’1,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ossia del 2012.

Dati che parlano di un peggioramento delle condizioni economiche e non fanno presagire alcuna ripresa. Come fa ad esserci ripresa in un paese, l’Italia, dove le aziende chiudono, i giovani sono senza lavoro e si rischia di non essere più in grado di pagare le pensioni? Che dire, poi, dei nostri cari vecchi politici, sempre più incosistenti e distanti dal paese? Sembra quasi di vivere una realtà parallela, quasi come fossimo in un film.

Un paese evidentemente allo sbando e nessuno interessato a far nulla per migliorarne le sorti.

Dopo questa triste considerazione non mi resta che consigliare la lettura di alcuni degli articoli “chiave” di quest’anno:

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