Abolizione Tasi sulla prima casa: gli scenari in vista

Da un po’ di anni a questa parte la tassa sulla prima casa ha rappresentato un vero e proprio cavallo di battaglia elettorale, è stata posta al centro di innumerevoli dibattiti televisivi ed è finita con l’entrare a far parte degli interessi ritenuti più scottanti dall’opinione pubblica. Il Governo Prodi aveva a suo tempo abolito l’Ici per i proprietari di immobili meno pregiati, il successivo Governo Berlusconi aveva finito di eliminare la vecchia Ici anche sulle proprietà più ricche, mentre il Governo Monti reintrodusse la tassa sulla prima casa sotto il famigerato nome di “Imu”: da quel momento in poi è stato tutto un crescendo di polemiche e rivisitazioni varie che però, al netto di tutto, hanno continuato a tenere in vigore una tassa sulla proprietà che in fondo esiste in tutto il resto d’Europa.

Ultimamente la questione è stata riportata al centro del dibattito politico dal presidente del consiglio Matteo Renzi, che nel corso dell’assemblea nazionale del suo partito ha ammesso molto candidamente che l’esecutivo da lui guidato lavorerà per abolire la Tasi sulla prima casa (nome dietro il quale si nasconde quella che fino a poco fa era l’Imu). Si tratta, a suo dire, di una misura necessaria più che altro per una chiara ragione di fondo: restituire negli italiani la fiducia ormai persa verso le istituzioni e verso un Fisco a dir poco opprimente; l’eventuale abolizione di questo tributo, tra l’altro, sembrerebbe costare “solo” 4 miliardi di euro che in termini di bilancio non sono poi così impossibili da reperire.

Abolizione della tassa sulla prima casa: i risparmi previsti

Che la cosa andrà dritta fino in fondo oppure no, resta il fatto che la (parziale) abolizione della Tasi è stata studiata approfonditamente da una ricerca della UIL. Secondo il sindacato dei lavoratori, una misura di questo genere porterà alle famiglie un risparmio medio annuo di 200 euro. Più in particolare la Tasi colpisce oggi 25.4 milioni di persone che sono proprietarie di prima casa (anche se in realtà non tutte sono effettivamente assoggettate alla tassa) e consentirà loro di risparmiare tra i 180 e le 230 euro a testa: il valore più alto, naturalmente, riguarda coloro i quali posseggono un’abitazione sita in un luogo di provincia che come noto è considerato di “maggior valore”.

Vogliamo però entrare nel vivo della questione. La simulazione del Servizio Politiche Territoriali effettuata su 106 città capoluoghi di provincia consegna i seguenti dati: i risparmi medi dati dall’abolizione della tassa sulla prima casa sono considerati nella misura di 403 euro per la città di Torino, 391 euro per quella di Roma, 338 euro per le proprietà baresi e 331 euro per quelle bolognesi.

Decisamente minori sarebbero invece i risparmi eventualmente conseguiti in città per così dire “non centrali”: ad Asti, nota città del Piemonte, sono stimati risparmi pari a 19 euro per famiglia che, se la matematica non inganna, sono di ben venti volte inferiori rispetto a quelli previsti per Torino; tra i comuni che risparmierebbero di meno troviamo poi Ascoli Piceno con 46 euro in media a famiglia, Crotone con 51 euro, Catanzaro con 57 euro, Cesena con 60, Treviso con 64, Potenza con 65, Matera con 79, Cosenza con 82 e Nuoro con 88 euro a famiglia.

Via la Tasi sulla prima casa: cosa cambierà per i Comuni?

Alla luce di ciò la UIL appoggia l’iniziativa voluta dal premier Renzi ma al tempo stesso mette in guardia il Governo: permettere ai cittadini di risparmiare qualche centinaio di euro è una mossa da considerare con tutto il riguardo possibile, ma questa decisione non deve e non può trasformarsi in uno svuotamento delle casse comunali. Sì, insomma, all’abolizione della tassa sulla prima casa ma al contempo la UIL chiede di lavorare per far sì che i 4 miliardi di euro di mancato gettito per i comuni venga ricompensato tramite interventi per mano diretta dello Stato.

Infatti se per i cittadini il risparmio medio par’essere di 200 euro annui, come, una misura di questo genere, trasformerebbe le casse delle amministrazioni comunali? Sicuramente le porterebbe ad avere una disponibilità decisamente più ridotta che potrebbe dar vita a due scenari diversi: o il Governo, contestualmente all’abolizione parziale della Tasi, si impegnerà nel restituire i fondi mancanti ai comuni; oppure i comuni stessi si vedranno costretti ad aumentare le imposte di loro competenza (come ad esempio l’addizionale IRPEF) o tagliare i servizi essenziali che si tramuteranno nell’ordine degli aiuti alle famiglie, negli interventi di sistemazione delle strade e nella manutenzione del decoro urbano.

La UIL segnala che Renzi dovrà impegnarsi a staccare assegni agli 8.000 comuni coinvolti da un minor gettito. Per fare qualche esempio la quota di questo fantomatico assegno ammonterebbe a 524 milioni per la città di Roma, 206 milioni per Milano, 63 milioni per Napoli, 48 milioni per Bologna, 34 milioni per Venezia, 41 milioni per Bari, 42 milioni per Firenze, 74 milioni per Genova, 115 milioni per Torino e 9 milioni di euro per la città di Reggio Calabria.

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