Pensioni, vitalizi e flessibilità in uscita: Boeri a tutto campo

La decisione di non includere il tema delle pensioni nella Legge di Stabilità 2016, o meglio, la decisione di non intraprendere una decisione vera e propria per quel che riguarda la pensione anticipata sta rendendo questo tema sempre più attuale. E a “gettare benzina sul fuoco” ci ha pensato anche il presidente dell’Inps, Tito Boeri, nel corso di un’intervista concessa alla trasmissione “In mezz’ora” in onda la domenica pomeriggio su Rai 3.

Pensioni: a che punto siamo con gli esodati?

Il fronte più caldo del tema pensionistico riguarda gli esodati. Con la manovra ora all’esame del Parlamento, l’esecutivo ha introdotto la settima salvaguardia che in teoria sarebbe dovuta risultare sufficiente per chiudere definitivamente la questione e dare una risposta a tutti quelli che ancora risultavano tagliati fuori dai provvedimenti risolutivi. Eppure Boeri ha aperto all’ipotesi che ci possa esser bisogno di una ottava salvaguardia:

“Bisogna preoccuparsi degli esodati quelli veri, soprattutto i lavoratori di piccole imprese rimasti fuori dagli accordi che sono stati licenziati e non sono mai stati coperti. Quelli che si trovano tra i 55 e i 65 anni e che si sono ridotti in povertà. E’ lì che bisognerebbe trovare strumenti di sostegno al reddito.”

Per finanziare la settima salvaguardia è stato necessario un esborso di 1.5 miliardi di euro, ma se il Governo dovesse accogliere le richieste formulate da Boeri è chiaro che si dovrebbe ritornare a trattare il tema ed essere disposti ad istituire fondi ben più consistenti.

Vitalizi di nuovo nell’occhio del ciclone: ultime novità

Non ha mai avuto grandi tentennamenti nel fare richiamo alla riduzione dei vitalizi e alla revisione delle cosiddette “pensioni d’oro”, e anche in questi ultimi giorni Boeri non si è risparmiato circa i tanto famigerati privilegi acquisiti. Secondo il presidente dell’Inps ci sarebbero misure ben precise da varare per ripristinare un minimo di ragionevolezza.

Per quanto concerne i vitalizi dei politici con reddito superiore agli 80-85mila euro annui, Boeri propone una riduzione basata su diversi criteri tesa ad arrivare alla decurtazione massima del 50%. Si tratta in realtà di una proposta che non è del tutto nuova neanche agli occhi dell’esecutivo, tanto è vero che qualcosa di molto simile era già presente nel pacchetto di misure avanzato verso il mese di Giugno ma di cui poi non si è più tornato a parlare.

Per quel che riguarda le pensioni d’oro, Boeri propone invece una riduzione fino al 12% basandosi sul rapporto tra contributi versati e pensione stessa. Tutto ciò non contribuirà certo a rimpolpare le casse dello Stato, ma secondo il presidente dell’Inps si tratta di una questione di giustizia più che di mero accorgimento a fini economici: “A chi ha importi elevati e ha goduto di trattamenti di favore è giusto chiedere un contributo, anche se limitato e parziale.”

La misura sui vitalizi colpirebbe dei veri e propri big della politica: da Masismo D’Alema che dopo incarichi di vario tipo prende oggi 5.674 euro netti al mese, fino a Gianfranco Fini che può contare su 6.029 euro di vitalizio. Ma nella scure di Boeri ci finirebbero anche Fausto Bertinotti coi suoi 4.987 euro, Romano Prodi con 3.022 euro, Francesco Rutelli con 6.400 euro, Antonio di Pietro con 3.922 euro, Oliviero Diliberto con 4.992 euro e così via. Destinati a veder rinunciare a metà dell’assegno anche nomi del calibro di Claudio Scajola (4.927 euro al mese), Stefano Rodotà (4.992euro), l’imprenditore Francesco Merloni (6.087 euro), l’ex ministro Dc Paolo Cirino Pomicino (5.500 euro e rotti) e Vittorio Sgarbi che ad oggi percepisce ben 5.007 euro netti di vitalizio.

Pensione anticipata: spunta “opzione uomo”

Come abbiamo accennato inizialmente, la questione della pensione anticipata è parecchio sentita dalla stampa, dalle televisioni ed inevitabilmente anche dagli italiani stessi. Per questa ragione la Commissione Lavoro della Camera presieduta dal deputato PD Cesare Damiano, ha varato un cosiddetto “Comitato ristretto” in cui una limitata cerchia di parlamentari dovrà valutare le diciannove proposte di legge che sono state avanzate negli ultimi anni in ambito pensionistico.

L’obiettivo? Quello di trovare una soluzione stabile nel tempo e accettata dal più ampio numero di forze politiche, per prendere decisioni definitive in materia di pensione anticipata. L’idea ritenuta più probabile tra quelle all’esame del Comitato ristretto è “opzione uomo” basata sul requisito dei contributi versati: in parole povere si tratta di una formula che se approvata permetterebbe di accedere alla pensione con tre anni di anticipo rispetto ai requisiti previsti dalla pensione di vecchiaia (ovvero 66 anni e 7 mesi). L’uscita anticipata dal mondo del lavoro prevederebbe un taglio dell’assegno non legato al ricalcolo contributivo, quanto invece destinato a influenzare il tempo di percezione dell’assegno (essendo una questione ancora molto poco chiara preferiamo tuttavia approfondirla solo quando emergeranno elementi un po’ più certi).

Ciò non vuol dire, però, che non si stia pensando con altrettanto interesse all’ipotesi di un prestito pensionistico e di un assegno di solidarietà destinati a coloro i quali vivono le situazioni di maggior disagio. Ma anche qui, molte parole e davvero poca sostanza per poter elaborare qualcosa di concreto.

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