Voucher INPS, cosa sono e perché vanno tanto di moda

lavoroI voucher INPS sono il mezzo di pagamento per eccellenza che vige nei rapporti di “lavoro accessorio”. Sono gli stessi che da tre anni a questa parte non sembrano proprio volersi arrestare, tanto è vero che anche i dati di questo primo trimestre 2016 ci consegnano una realtà per certi versi inquietanti: quella nell’ambito della quale i voucher sono stati utilizzati per più di 40 milioni di volte! La nascita di questi voucher è stata voluta per cercare di far emergere e dare un minimo di regolarizzazione al lavoro nero, nella speranza poi che da queste prestazioni occasionali potessero nascere dei posti di lavoro veri e propri.

Allo stato attuale i voucher INPS non hanno ottenuto i risultati sperati né in termini occupazionali né in termini di arretramento del lavoro in nero, ma anzi, sembrano venire utilizzati proprio sul fronte opposto, ossia come metodo legale per non dare regolarità a un rapporto di lavoro! Ed è proprio per questo che negli ultimi mesi si è sollevata una vera e propria polemica sulla loro legittimità. Nati come linea di confine tra il lavoro nero e quello in regola, i voucher si sono trasformati in un espediente per non assumere regolarmente e per farlo tra l’altro in un modo facile, veloce e col benestare della legge.

Il governo è consapevole del fatto che i voucher non stiano venendo utilizzati come dovrebbero, e proprio per questo, per voce del ministro del Lavoro e del Welfare Giuliano Poletti, ha fatto sapere di voler porre rimedio a questo abuso dei voucher tramite l’introduzione di alcuni paletti ad hoc.

Voucher INPS fuori controllo: il Governo interviene

Prima di tutto il governo ha fatto sapere di non voler abolire i voucher INPS perchè anche facendolo non è affatto detto che le aziende che attualmente ne fanno uso, finiranno di punto in bianco con l’assumere i lavoratori tramite dei contratti veri e propri.

Ma l’esecutivo non se la sente di togliere totalmente di torno i voucher anche perchè questi, nel bene o nel male, tutelano anche solo un po’ una forma di lavoro che altrimenti sarebbe stata completamente in nero, ossia all’oscuro delle norme pensate per la tutela del lavoratore: ricordiamo infatti che su un voucher-tipo da 10 euro, 7.50 euro finiscono nelle tasche del lavoratore, mentre i rimanenti 2.50 euro vengono comunque versati a Inail e Inps rispettivamente per assicurazione sul lavoro e contributi previdenziali (cosa che in un rapporto propriamente in nero non avverrebbe mica!).

Chiarito questo aspetto, però, il ministro Poletti sta pensando di migliorare il sistema dei voucher introducendo un decreto correttivo del Jobs Act: molto semplicemente, con l’approvazione di questo decreto, il datore di lavoro sarebbe tenuto a comunicare almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione tanto i dati anagrafici quanto il codice fiscale del dipendente coinvolto. Questa comunicazione andrebbe naturalmente fatta all’INPS e potrebbe aver luogo anche semplicemente tramite una mail o un SMS. Nel caso di realtà private, come ad esempio una famiglia che paga coi voucher le baby sitter o le colf, il sistema funzionerebbe nello stesso identico modo: in questo caso, infatti, le famiglie dovrebbero attenersi alle indicazioni di cui prima senza alcuna differenza.

Salate le sanzioni previste per chi non dovesse comunicare l’inizio di una prestazione lavorativa entro i tempi stabiliti: si andrebbe da un minimo di 400 fino a un massimo di 2400 euro per ciascun lavoratore coinvolto.

Voucher INPS: ma perchè vengono tanto utilizzati?

Il boom dei voucher INPS, che nei primi tre mesi dell’anno sono cresciuti del 45.3% rispetto allo stesso periodo del 2015, è dovuto principalmente al fatto che questo è un sistema di pagamento semplice da utilizzare tanto per il datore di lavoro quanto per il dipendente. I buoni lavoro possono infatti essere acquistati in tabaccheria, ad uno sportello INPS, sul sito web www.inps.it o anche alle Poste e possono poi venire utilizzati senza particolari limiti di sorta.

Come dicevamo inizialmente, i buoni lavoro hanno un valore minimo unitario di 10 euro ed un valore massimo di 50: nel caso di un buono da 10 euro, 7.50 euro rappresentano la remunerazione netta che va a favore del lavoratore, mentre la parte rimanente viene utilizzata per assicurazione Inail, contributi Inps e Gestione Separata.

Tuttavia questo metodo di pagamento non ha portato ad un aumento dell’occupazione, anzi, sembra proprio che tramite i voucher INPS i datori di lavoro abbiano trovato un espediente per non assumere nuovi lavoratori tramite dei contratti stabili. La maggior parte delle persone che vengono remunerate tramite questi buoni lavoro, non a caso, non guadagna più di 500 euro l’anno. Ma l’intervento del Governo che mira a tracciare i voucher INPS basterà per frenarne l’abuso e riportare questo sistema alla sua ragion d’essere?

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