L’economia mondiale non sarà salvata dall’accordo commerciale tra USA e Cina

donald trump

La guerra commerciale intrapresa dal presidente statunitense Donald Trump contro la Cina sembra essere arrivata ad un punto di svolta. Una buona notizia per l’intera economia mondiale, la quale è stata gravemente danneggiata da questa che alcuni considerano soltanto una “scaramuccia”. Naturalmente, non è l’unica sfida che dovrà affrontare l’economia globale per riprendere a crescere in modo significativo nel 2020.

Le previsioni degli economisti della Banca Mondiale parlano di una crescita globale nel 2020 del 2,5%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Questo lievissimo trend positivo è dovuto alla ripresa del commercio e degli investimenti, condizionati fortemente dalla guerra commerciale USA-Cina. Purtroppo, il tasso di crescita è ancora al di sotto del 3%, quindi tutto il comparto mondiale è ancora nella spirale della cosiddetta “recessione della crescita”.

Questa moderata espansione sarà trainata dalle economie emergenti, Cina inclusa. Intanto, i mercati dei Paesi in via di sviluppo cresceranno quest’anno fino all’1,4%, meno che nel 2019. Ciò a causa di alcuni problemi nel settori manifatturiero. Ad esempio, l’industria manifatturiera americana si è contratta per quasi tutta la seconda metà del 2019 a causa della guerra commerciale, che ha causato un aumento dei costi dei materiali e un rallentamento della domanda.

In un comunicato, la Banca Mondiale ha affermato che il PIL statunitense nel 2020 crescerà fino all’1,8%, percentuale che riflette l’impatto negativo dell’aumento dei dazi su determinati prodotti e l’altissima incertezza.

Il rischio per l’economia mondiale nel 2020 è la ripresa dell’escalation delle tensioni commerciali. Nonostante i due leader di Stati Uniti e Cina si stanno preparando a firmare un accordo commerciale preliminare nella prossima settimana, la fase due degli accordi nasconde gli stessi rischi per i mercati e l’economia, come già accaduto lo scorso anno.

Gli altri fattori di rischio indicati dagli economisti della Banca Mondiale per il 2020 sono l’innalzamento del livello di debito in tutto il mondo e la lenta crescita della produttività dalla crisi finanziaria del 2008 ad oggi. Iniziata dieci anni fa, l’ultima ondata di accumulazione del debito è, senza dubbio, la più grande, più rapida e più ampia delle storia recente. L’istituto di credito mondiale avverte che, con i tassi di interesse bassi in tutto il mondo, il carico del debito è destinato a crescere ancora.

Già tre volte nel 2019 la Federal Reserve ha tagliato i tassi di interesse per alimentare la crescita negli Stati Uniti. In altri Paesi, Unione Europea compresa, le banche centrali hanno fatto la stessa coda. Queste politiche della “moneta facile” hanno generato un boom di indebitamento che, una volta terminato, potrebbe causare una crisi finanziaria globale nel momento in cui i tassi ricominceranno a salire.

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