Aiutiamo l’Emilia acquistando Parmigiano e Grana

In questi giorni si stanno moltiplicando le iniziative benefiche a favore delle zone terremotate. Tuttavia, pur trattandosi di iniziative serie e oneste, riteniamo sia molto più opportuno aiutare il popolo emiliano in un modo più diretto. Il modo migliore per aiutare l’Emilia Romagna a rialzarsi dal terribile terremoto che ha distrutto interi paesi è quello di acquistare i prodotti delle aziende in difficoltà. In particolare si segnala particolarmente colpito il comparto agroalimentare famoso per i rinomati formaggi Grana Padano e Parmigiano Reggiano i cui stabilimenti hanno subito danni per diverse centinaia di miagliaia di euro. Stando alle prime rilevazioni sarebbero circa 80 milioni di euro i danni subiti dal consorzio del Parmigiano Reggiano solo per quanto riguarda la perdita delle forme di Parmigiano cadute in terra in seguito al crollo dei capannoni industriali. Per quanto riguarda il Consorzio del Grana Padano si segnalano oltre 300 mila forme a rischio per un controvalore di oltre 150 milioni di euro.

La situazione è drammatica perchè è in ballo il futuro di migliaia di lavoratori che devono riprendere al più presto la propria attività. Purtroppo, però, per liberare le aree interessate dal crollo delle macerie e ricostruire i capannoni industriali è necessario liberarli dalle forme contenute al loro interno. Per questo riteniamo che l’aiuto migliore che tutti noi possiamo dare è proprio quello di acquistare direttamente dai consorzi o dalle aziende preposte Parmigiano e Grana così da favorire i lavori di ripristino delle aziende.

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Come proteggere i soldi in banca

In questi giorni la tensione sulle banche spagnole ha messo in allerta molti italiani che cominciano a preoccuparsi seriamente per il rischio che si verifichi nel nostro paese una corsa agli sportelli bancari. La paura di perdere i soldi in banca è dettata, principalmente, dalla situazione in Grecia e dalle notizie che continuano ad arrivare dalla Spagna circa la criticità del sistema bancario. Certo i depositi presso le banche spagnole sono drasticamente diminuiti nelle ultime settimane ma, nonostante questo, non si è verificato, ancora, un vero e proprio assalto alle filiali con le scene di panico che ci si potrebbe immaginare. Tuttavia la paura di perdere tutti i propri risparmi è molto alta e il rischio è quello di farsi prendere dal panico inutilmente. Per questo è bene cercare di ragionare con calma così da valutare i rischi reali che possono correre i nostri soldi in banca in modo tale da valutare con serenità quali azioni possiamo compiere nel caso si verifichi il peggio.

Come abbiamo più volte ripetuto non ci interessa fare del terrorismo mediatico solo per catturare l’attenzione di qualche lettore in più, quindi ripetiamo che al momento il rischio di un congelamento dei conti correnti bancari (o, ancora peggio, di prelievi forzati) resta solo un’ipotesi che difficilmente troverà riscontro nella realtà dei fatti. Tuttavia volendo essere pronti al peggio è bene cercare di capire come sia possibile proteggere i risparmi sul proprio conto corrente bancario sfatando alcuni miti che si stanno diffondendo sul web.

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Crisi: facciamo il punto della situazione

L’enorme quantità di news che continuano a susseguirsi circa lo stato di salute dell’economia italiana ed Europea rischia di confondere le idee. Per questo è bene approfittare dell’inizio di settimana per fare il punto della situazione e cercare di ripartire con le idee un po più chiare. Ci siamo lasciati sabato con alle spalle una settimana impegnativa ma senza grosse novità dal punto di vista europeo. Il vertice che doveva offrire spunti operativi immediati si è concluso con tanti buoni propositi ma con un nulla di fatto perchè solo con le parole non ci si può mettere alle spalle una crisi di questa portata. E mentre i governi europei continuano a dibattere su eurobonds si eurobonds no, la condizione di salute della Spagna comincia a precipitare. Ed è proprio la Spagna il paese su cui occorre puntare maggiormente l’attenzione perchè potrebbe essere la mina vagante capace di far saltare l’euro.

La situazione in Spagna, infatti, è molto delicata per colpa di una disoccupazione alle stelle (quella giovanile è oltre il 50%), di un crollo del mercato immobiliare e, sopratutto, per colpa delle fortissime tensioni sulle banche. Dopo aver dovuto nazionalizzare parte di Bankia, il terzo gruppo bancario del paese, con una spesa di ben 19 miliardi di euro ora la paura è quella di una corsa agli sportelli che provocherebbe, inevitabilmente, il default anche degli altri istituti di credito del paese.

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Uscire dall’Euro sarebbe così drammatico?

La crisi sta prendendo la piega peggiore che si potesse immaginare: la Grecia è più fuori che dentro la moneta unica, le economie di tutti i principali stati membri (Germania esclusa) stanno rischiando di collassare, si comincia a pensare ad una possibile fine dell’euro e le tensioni sociali stanno andando alle stelle. Insomma quello che ci troviamo davanti agli occhi, ci piaccia o no, è uno scenario apocalittico che rischia di degenerare da un momento all’altro. In tutto questo i governi europei riunitisi in settimana per l’ennesimo vertice non sono stati in grado di trovare nessuna soluzione, solo tante belle parole e pochi fatti. Un immobilismo, quello europeo, davvero snervante per tutti noi addetti ai lavori che ci troviamo costretti a raccontare la gravità della situazione giorno per giorno. Ma a Bruxelles sembra come se il tempo a disposizione sia infinito e, per l’ennesima volta, si rimanda di un altro mese qualsiasi decisione visto che nulla verrà fatto prima del prossimo vertice di fine Giugno che si terrà subito dopo le elezioni greche.

A questo punto non ci resta che cominciare seriamente a parlare di una possibile uscita dall’euro del nostro paese. Sia chiaro è e resta una prospettiva da “ultima spiaggia” ma le cartucce a disposizione dell’Eurogruppo sono davvero poche e i problemi sono enormi quindi bisogna cominciare a valutare questa non più come una fantasiosa ipotesi ma, al contrario, come una delle possibilità a nostra disposizione.

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Sospensione dei pagamenti fiscali per le zone terremotate

Il terremoto in Emilia Romagna è stata una vera e propria tragedia che ha provocato 7 vittime. Ma come se non bastasse i veri problemi cominciano ora visto che gli sfollati sono ben 5 mila, molti dei quali hanno perso tutto proprio in un periodo dell’anno ricco di scadenze fiscali (tra le quali l’IMU). Per non parlare delle aziende: solo il consorzio del Grana Padano ha dichiarato di aver subito danni per oltre 200 milioni di euro. Insomma oltre alla crisi economica e alla tragedia del terremoto ora gli emiliani devono fare i conti con i problemi economici che assumono proporzioni drammatiche. Proprio per questo il governo, dopo aver dichiarato lo stato di emergenza di 60 giorni per Bologna, Modena, Ferrara e Mantova, ha anticipato che sospenderà i pagamenti fiscali in quelle zone. Una scelta che ci appare quanto meno doverosa specialmente in virtù del fatto che la ricostruzione e il ritorno alla normalità saranno estremamente lunghi.

Intanto il consiglio dei ministri si è riunito di urgenza ieri pomeriggio per prendere i primi provvedimenti. Il comunicato stampa di Palazzo Chigi sottolinea che “il fabbisogno finanziario per far fronte allo stato di emergenza verrà coperto utilizzando le risorse del fondo nazionale per la protezione civile. Il fondo è stato all’uopo rifinanziato con 50 milioni di euro, prima della dichiarazione dello stato emergenziale. Le risorse stanziate serviranno a coprire tutte le spese per i soccorsi, l’assistenza e la messa in sicurezza provvisoria dei siti pericolanti“.

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Tutti pronti per la fine dell’euro

Non vogliamo fare catastrofismo ma al di la delle recenti smentite dei diretti interessati sembra proprio che l’Europa e il mondo intero si stiano preparando ad un eventuale fine dell’euro. Intendiamoci, con questo non vogliamo dire che sia già stata proclamata la fine dell’euro ma che il mondo intero si stia preparando a questa eventualità. La stessa UE sembra che abbia già pronto un piano per far uscire la Grecia dall’Euro (avevamo già pronosticato l’uscita della Grecia entro Luglio). Proprio ieri, infatti, il commissario europeo al commercio, Karel De Gucht, ha dichiarato in un’intervista al quotidiano De Standaard che esiste un piano concordato dalla Commissione Europea e dalla Banca centrale europea per evitare l’effetto domino sugli altri paesi europei nel caso Atene abbandoni la moneta unica. Ovviamente la smentita da parte delle 2 istituzioni è stata immediata e categorica ma le prime conferme sono arrivate dalla Germania visto che il governo tedesco si è detto “pronto a qualsiasi eventualità”.

Ma, come dicevamo, qui non c’è in ballo solo la permanenza della grecia nella moneta unica ma l’esistenza stessa dell’euro. Intanto da Londra fanno sapere di essere pronti ad una evenienza di questo tipo. Stando alle indiscrezioni pubblicate ieri su lastampa.it alcuni dei più grandi gestori di fondi del mondo sarebbero già pronti ad un eventuale ritorno alle valute nazionali.

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